Skip to main content

Mente e corpo sono la stessa cosa…

La nostra società rimane ancorata a una concezione separatista che vede corpo e mente distanti. Il corpo sembra essere divenuto la nostra fisima vitale, sessuale e salutare e l’anima il nostro rifugio vezzoso. Nel corso dei secoli, in campo filosofico si è assistito ad ampie discussioni sulla questione “dicotomia mente-corpo”, dalla filosofia antica a quella medievale e rinascimentale fino a Cartesio che apre la strada alla moderna accezione del termine mente e introduce il problema mente-corpo come il problema del rapporto tra processi fisico-fisiologici e processi psichici. Ma il discorso psicosomatico si è affermato con molta difficoltà sia nel mondo medico ufficiale sia nella coscienza collettiva. Solo alla fine dell’ottocento lo psicanalista statunitense Alexander Bain, partendo dal presupposto innovativo, se non rivoluzionario, che ogni stato emotivo ha la sua sindrome fisiologica, sostituì al vecchio concetto di malattia come effetto di una causa, una visione multifattoriale per cui è l’intrecciarsi di molti fattori, tra cui anche quelli psicologici, a determinare gli eventi.

Secondo questa nuova ottica, fattori emozionali e stili di vita possono essere determinanti nell’insorgenza di diverse malattie somatiche che escludono qualsiasi altra causa. In epoca moderna Jung introduce il concetto di “sincronicità” che egli stesso definisce come la simultaneità di due o più eventi non legati da una relazione causale che hanno il medesimo contenuto significativo. La sincronicità è la coincidenza di stati soggettivi e fatti oggettivi non spiegabile causalmente. E attraverso l’analogia si arriva al simbolo. Il simbolo permette a cose diverse di manifestare una stessa qualità e di apparire come manifestazione della stessa realtà. Anche il corpo umano può essere studiato in chiave analogica e sincronica. Attraverso il pensiero analogico, il mondo può essere compreso ed esperito e un’immagine molto emotiva può dissestare l’unità psicosomatica. L’antitesi mente corpo esiste tra pensiero razionale e corpo. Nel mondo analogico, simbolico, metaforico, mente e corpo sono la stessa cosa.

 

La somatizzazione come via di scarico

La somatizzazione sarebbe dunque una via di scarico che traspone sul piano fisico ciò che fisico non è. Questo avviene se il soggetto non è riuscito ad elaborare in termini psichici o simbolico-fantastici ciò che stava vivendo. Quando la problematica non rimane dentro la psiche connotandosi in senso psicopatologico, si traspone sul soma e diventa malattia organica. La somatizzazione è quindi un adattamento, una sorta di ricalco dal piano psichico a quello corporeo. Quando per un tempo lungo si vivono emozioni spiacevoli, stressanti, il sistema nervoso rimane in stato di eccitazione e il corpo in stato di emergenza. Da qui forme di depressione e disturbi d’ansia. Disturbi di tipo psicosomatico si possono manifestare in tutti gli apparati del corpo. Alcune teorie, considerando il simbolismo degli organi li hanno distinti in:

  • Ricettivi: apparato respiratorio e gastroenterico
  •  Discriminativi: apparato immunitario, nervoso ed epidermico
  • Operativi: apparato muscolare ed osteotendineo

Sono state individuate correlazioni tra l’apparato interessato al disturbo e le cause che lo hanno provocato. I disturbi che coinvolgono gli apparati gastroenterico e respiratorio, i cui organi sono ricettivi, rimanderebbero a problemi relazionali familiari e sociali. I disturbi che coinvolgono gli apparati immunitario, nervoso ed epidermico, i cui organi sono discriminatori, rimanderebbero a problemi legati all’identità. I disturbi che coinvolgono l’apparato muscolare osteotendineo, i cui organi sono operativi, rimanderebbero ad un conflitto legato alla dimensione del fare concreto. Tra i disturbi di tipo psicosomatico che si manifestano nel sistema muscoloscheletrico c’è la fibromialgia. Nel sistema cutaneo c’è la psoriasi.

 

La fibromialgia: l’anima si concretizza nel corpo

La sintomatologia preminente della fibromialgia è la presenza di dolore cronico diffuso a carico dell’apparato osteo-artro-muscolare in assenza di danni anatomopatologici. Altri sintomi sono astenia, stanchezza, disturbi del sonno, rigidità muscolare e disfunzioni cognitive. In ogni caso il quadro clinico non presenta alterazioni rilevanti. Per questo fino a qualche anno fa la malattia veniva negata e il paziente veniva definito “il malato immaginario…” Oggi la fibromialgia è meno oscura del passato, rientra in quelle che il modello bio-psico-sociale definisce malattie psicosomatiche e maggiore attenzione è prestata alla complessa dinamica di interconnessione tra aspetti fisici e psichici di chi ne soffre. Le variabili biologiche attengono ad una predisposizione genetica. Bassi livelli di serotonina e noradrenalina, neurotrasmettitori inibitori del dolore, sarebbero i responsabili della iperalgesia, cioè dell’abbassamento della soglia del dolore.

Per quanto concerne le variabili psicologiche vanno presi in considerazioni aspetti cognitivi ed emozionali, caratteristiche della personalità e contesto socio culturale, tutte variabili coinvolte nell’elaborazione dello stimolo doloroso. Alcune ricerche hanno rilevato che i fibromialgici sono persone che hanno vissuto in contesti anaffettivi, coercitivi, invasivi, ansiogeni e traumatici che hanno indebolito la loro fiducia in se stessi determinando una profonda fragilità. Questi soggetti, incapaci di sopportare un dolore cronico, vivono in costante stato di allarme interiore. Le esperienze negative dell’infanzia indurrebbero l’adulto a focalizzare l’attenzione sul dolore, a proiettare sul suo corpo le sue conflittualità, “creando” sintomi per distogliere la sua attenzione dalla sofferenza psichica.

 

La psoriasi: una rottura della pelle

La storia della psoriasi coincide con quelle della lebbra e della scabbia con le quali per secoli è stata confusa. “Psora” è la parola greca che equivale al latino scabbia che vuol dire grattare, dal verbo scabere. Per millenni, le persone affette da psoriasi, considerate contagiose, hanno vissuto l’isolamento e l’emarginazione. E solo nel XIX secolo fu smentita l’origine infettiva della malattia. La cute è l’organo più esteso del corpo umano e fin dall’inizio della nostra vita ci invia messaggi sensoriali che ci permettono di discriminare il mondo esterno da quello interno. La pelle è il confine del nostro globo individuale ma è anche il mezzo che ci permette di entrare in contatto col mondo esterno. Anche la pelle ha un suo linguaggio simbolico. Didier Anzieu ha introdotto il concetto di Io-pelle, cioè di un contenitore della vita psichica. Sulla pelle, come su una pellicola, verrebbero impressionati i diversi contenuti mentali inconsci per rendersi visibili. “Amici per la pelle”, “cambiar pelle”, “è una questione di pelle”, “arrossire di vergogna o d’amore “, “pallidi di paura”, “verdi di rabbia”, “grigi di tristezza”, sono tutte metafore di uso comune che si riferiscono alla pelle come manifestazione del legame tra avvenimenti fisici e psicologici insieme.

La malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio. La lesione psoriaca ha una doppia rivelazione, cromatica e strutturale. Si esprime attraverso un movimento eruttivo come se fosse una lava vulcanica che vuole svuotare all’esterno ciò che dentro è pressato e un movimento contrattivo che invece indurisce ciò che vuole uscire e poi sbianca il rossore che può essere imbarazzante. Le squame prodotte corrisponderebbero a un desiderio di “muta” dell’Io-pelle che non si completa mai del tutto. La psoriasi, come le altre malattie psicosomatiche, è da ritenersi nel suo unicum di mente-soma e richiede un supporto multimodale che non focalizzi solo il segnale fisiologico della malattia, ma anche l’aspetto emotivo che la guida.

 

La connessione anima la vita

Dal punto di vista psicologico, il supporto tende a creare uno spazio per l’ascolto. Partendo dalla riflessione che è il corpo che parla, il punto di partenza per accogliere la persona nella sua interezza è l’ascolto del soma. Ci sorprende la struttura duale del nostro corpo. Tutto è doppio e simmetrico: gli occhi, le orecchie, gli arti, le mani, i glutei, i piedi. E ciò che resta sulla linea dell’asse è unico e più prezioso ma in effetti è formato anch’esso da due parti simmetriche: il naso con le sue due narici, la bocca, la lingua e i denti, così il pene e così è anche il cuore e i polmoni, e anche il cranio e il cervello sono divisi in due emisferi, come il gheriglio di una noce. Ma la sua utilità è frutto delle due metà simmetriche e compiacenti. È la connessione che anima la vita, la separazione la spegne! Il corpo concreta   l’anima e la ritrova nel mezzo della vita. Immaginiamo il corpo come uno di quei vasi che nel XVIII secolo contenevano medicamenti. Immaginiamolo poi sfogliato sulla superficie come si sfoglia la pelle di una persona affetta da psoriasi.

L’immagine può avere una duplice valenza interpretativa: il vaso è il corpo che contiene la malattia, ma allo stesso tempo anche metafora del corpo che contiene il rimedio alla malattia. In senso lato e simbolico può essere una riflessione sul modo in cui ognuno di noi affronta il rapporto con il proprio corpo e con il proprio essere. Oggi anche l’ossessiva ricerca della bellezza e della perfezione può talvolta tradursi in patologia e il rimedio non può che essere trovato in se stessi, attraverso l’accettazione della propria condizione e del proprio aspetto fisico. La superficie del vaso è solo esteriorità. La pelle si può spaccare o sgretolarsi, può anche abbandonare il corpo, e può ammalarsi, ma ciò che veramente ha valore è il contenuto, che può diventare medicamento o malattia. Tocca a noi scegliere, dipende dalla   nostra capacità di guardare il vaso, ovvero noi stessi, di decodificare il pensiero sincronico analogico, di cercare la connessione tra l’anima e il corpo, per scoprire il legame nuziale della vita, perché il corpo è la nostra casa e l’anima è il nostro tetto.

 

Scritto da Giovanni Schiattarella, Dr. In Scienze e Tecniche Psicologiche per l’Analisi dei Processi Psichici nello Sviluppo e nella Salute.

 

Riferimenti bibliografici

Alexander Bain (2000), Mind and Body, Adegi Graphics

Carl Gustav Jung (1980), La sincronicità, TO: Bollati Boringhieri

Didier Anzieu (2017), L’Io-pelle, MI: Editore Raffaello Cortina