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Domenica 10 Agosto Psicotypo – Associazione per l’Aggiornamento e l’Informazione in Psicologia ha partecipato allo spettacolo teatrale Shakespeare Horror Story tenutosi presso il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese. Uno spettacolo interattivo ed emotivamente molto coinvolgente. Questa è stata la nostra esperienza…

 

Sedici stazioni tra peccati e vizi

Shakespeare Horror Story è parte del programma dell’Estate Romana e si svolge all’interno del cortile del Museo Pietro Canonica presso Villa Borghese. A cura di Daniel Gonciaruk, attore e regista siciliano di origini russe, lo spettacolo nasce dalla Master Class shakespeariana “Il corpo, la voce, l’inganno” incentrata, per l’appunto, sulle maggiori tragedie del bardo. Con allievi attori (n.d.r. tutti bravissimi!) scelti da importanti scuole di recitazione romane quali Fondamenta Teatro, l’Accademia Bordeaux e l’Accademia Internazionale di Teatro, lo spettacolo è una rappresentazione drammatica e crudele composta da sedici stazioni che hanno il compito di descrivere personaggi e luoghi delle più importanti tragedie shakespeariane: Amleto, Re Lear, Otello, Macbeth, Riccardo III, Giulietta & Romeo e Tito Andronico (che fa da filo conduttore dell’intera rappresentazione).

Un viaggio che rappresenta alla perfezione il lato oscuro dell’animo umano, quello dei sentimenti ambigui, volgari, calcolatori ed egoisti. Un itinerario che mette lo spettatore di fronte ai limiti del proprio essere e delle sue più basse ambizioni. In un ambiente evocativo come quello della corte esterna e delle sale di un museo, l’intento di far sentire lo spettatore parte della tragedia e del brivido riesce alla perfezione. Si tratta, quindi, di uno spettacolo itinerante, dove il rapporto tra platea e palcoscenico non è presente e lo spettatore è pienamente introdotto (diremmo incluso!) nelle vicende del dramma. Attori cupi che ti indagano senza vederti, che parlano alla tua coscienza senza mai darti del tu… e un accompagnatore pallido ed evanescente che funge da guida, che a tratti comanda, dall’ingresso fino agli applausi finali.

 

Rispecchiamento e proiezione: una questione di sguardo

Lo spettatore, durante il percorso evocativo di questa narrazione, lenta e progressiva verso il tragico epilogo shakespeariano, diviene parte integrante dello spettacolo. I confini inevitabilmente posti dal palcoscenico e dalle sale di teatro sono assenti e ciò consente di godere il pieno coinvolgimento nell’animo e nel corpo. Da un lato la sensazione più comune è la percezione di essere all’interno di una scena definibile come “intima” e non propria: lo spettatore percepisce se stesso come colui che spia dal buco della serratura senza essere stato autorizzato ad ascoltare ciò che i protagonisti della scena condividono tra loro. L’inclusione da parte degli attori crea nello spettatore, come in un viaggio onirico, una continua scissione fra realtà e narrazione, che tuttavia permette allo spettatore di sentirsi accolto e non distante dall’opera messa in atto.

Altra emozione che connota l’esperienza è la paura. Gli attori attraverso la recitazione e la presenza fisica (e mentale) si avvicinano a un palmo dallo spettatore, senza confini o limiti, auto-includendosi in uno spazio che potremmo definire “privato” e provocando, negli animi più sensibili, uno sconvolgimento della propria percezione di sé come spettatore passivo. Pur non recitando con gli attori, né dovendo portare avanti alcuna performance, si sperimenta in questa situazione un lieve senso di apprensione che tiene ancorati all’intera rappresentazione. Lo spettatore stesso è protagonista della storia, tirato in causa non solo dagli sguardi intensi degli attori che “inglobano” lo spettatore ma anche di crudi monologhi, colmi di riflessioni, ideazioni, desideri e sinistre fantasie che accomunano ogni essere umano, che piaccia o meno.

Le repliche dello spettacolo ci saranno fino al 25 agosto: vi consigliamo di andare a vederlo, se ne avete il coraggio ovviamente!

Elena Cabras & Valeria Saladino