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Disturbo ossessivo compulsivo: di cosa si tratta

Il disturbo ossessivo compulsivo affligge molte persone. Nell’antichità, le persone con disturbo ossessivo-compulsivo erano considerate con poteri soprannaturali mentre, nel periodo medievale, queste persone erano ritenute indemoniate e nei casi estremi erano curate con riti esoterici. Nel 1838, grazie a Esquirol, si ebbe la prima descrizione scientifica di questo disturbo e cominciò a essere considerata una malattia. Inizialmente, questa patologia era ritenuta molto difficile da curare, oggi, invece, non è più così (Dèttore, 2002). In quanto, la medicina e la psicoterapia hanno fatto molti progressi e la prognosi è migliore rispetto al passato. Nel DSM-5, il disturbo ossessivo compulsivo è inserito nel disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati insieme al dismorfismo corporeo, al disturbo da accumulo, alla tricotillomania, al disturbo da escoriazione, al disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati indotto da sostanze/farmaci, al disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati dovuto a un’altra condizione medica e al disturbo ossessivo compulsivo e disturbi correlati senza specificazione.

Secondo il DSM 5, per poter porre diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo è necessario che siano presenti ossessioni, compulsioni o entrambi. Le ossessioni o compulsioni devono causare un disagio clinicamente significativo o devono interferire con il funzionamento nelle aree di vita importanti per la persona, come il lavoro o l’area sociale o richiedono lo “spreco” di tempo, cioè più di un’ora al giorno ad essi dedicati. Tali sintomi, non sono meglio spiegati dall’uso di una sostanza o da un’altra condizione medica o dalla presenza di un altro disturbo mentale. Inoltre, deve essere specificato se la persona ha, o ha avuto in precedenza, un disturbo da tic. Comunque, è necessario anche specificare il grado d’insight, che può essere: buono, sufficiente, scarso oppure assente. Il grado di insight dipende da quanto la persona reputa vere le sue convinzioni, se sono ritenute assolutamente vere l’insight è assente, invece se pensa che siano assolutamente o probabilmente non vere, l’insight è buono o sufficiente.

 

Ossessioni e compulsioni: cosa sono?

Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini, in altri termini sono prodotti cognitivi. Spesso, la loro presenza spinge le persone a sperimentare emozioni negative o ansia. Proprio per questo motivo nella versione precedente del DSM, questo disturbo era inserito insieme ai disturbi d’ansia. Questi prodotti cognitivi vengono considerati intrusivi, cioè si presentano senza che il soggetto lo desideri ed in modo inaspettato. Proprio per questo, la persona prova a neutralizzare questi pensieri, impulsi o immagini e lo fa attraverso l’uso di altri pensieri o azioni. Le persone sono impaurite dai contenuti di questi prodotti cognitivi, perché non li percepiscono come “normali”. Inoltre, tali prodotti cognitivi non riguardano reali problemi della vita. Comunque, le persone con il DOC, sanno perfettamente che sono prodotti della mente. I contenuti delle ossessioni più comuni sono: dubbio, sesso, immagini orribili, ordine, simmetria e contaminazioni.

Le compulsioni sono anche dette cerimoniali o rituali. Possono esprimersi tramite comportamenti ripetitivi visibili cioè comportamenti overt, oppure possono essere considerati dei comportamenti covert ossia comportamenti che non sono visibili quindi azioni mentali. Tra i comportamenti overt, troviamo il lavaggio delle mani, il controllare, il riordinare e altri comportamenti visibili. Mentre tra le azioni mentali o comportamenti covert, ci sono: il contare, il pregare, ripetere parole mentalmente e altri simili. La persona sente la necessità di mettere in atto questi comportamenti a seguito della presenza delle ossessioni. Le compulsioni sono messe in atto, con lo scopo di prevenire o ridurre l’ansia. Esse sono attuate per prevenire le ossessioni, anche se non sono presenti. Diventano delle regole da rispettare in modo inflessibile e dall’esterno potrebbero apparire anche bizzarre. Queste azioni vengono ripetute sempre allo stesso modo, per questo si parla di cerimoniali o rituali.

 

Risonanza magnetica, trasmissione genetica e realtà virtuale

La diagnosi del disturbo ossessivo compulsivo spesso è fatta da psicologi e psicoterapeuti, usando strumenti testologici e colloquio. Tuttavia, in questi casi si può risentire della soggettività del paziente e/o del terapeuta, per questi motivi si potrebbe usare la risonanza magnetica funzionale che potrebbe essere usata come successiva conferma. Lo studio condotto da Xing e colleghi (2020) ha confermato l’efficacia dei test usati per fare diagnosi di DOC, pertanto è opportuno precisare che le diagnosi formulate sono accurate. Questo studio ha evidenziato che ci sono delle alterazioni che riguardano la via cortico-striatale-talamo-corticale e il cervelletto. In modo più preciso, è stata registrata una diminuzione delle connessioni cerebellari posteriori, nelle persone affette da DOC. Questo conferma ulteriormente il ruolo che il cervelletto ricopre anche nei processi cognitivi superiori. Inoltre, le alterazioni a livello cerebrale favoriscono l’idea che questo disturbo ha un’eziologia genetica. Anche il DSM-5, conferma la trasmissione genetica, infatti, tra i gemelli omozigoti c’è una concordanza maggiore rispetto ai dizigoti.

La realtà virtuale (VR) è stata usata per formulare la diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo. Infatti, sfruttando la realtà virtuale, sono stati fatti emergere in modo controllato i sintomi. Non si sono rilevati eventi avversivi, tuttavia in questo studio il campione era limitato e per questo motivo devono essere compiuti altri studi (Van Bennekom et al., 2017). Inoltre, la realtà virtuale ha un potenziale applicativo anche nel trattamento del DOC. Tra le tecniche usate vi è l’ERP ossia l’esposizione con prevenzione della risposta, cioè la persona è esposta agli stimoli virtuali ansiogeni ma nello stesso tempo, gli è impedito, gradualmente, di mettere in atto gli abituali rituali. Lo studio condotto da Laforest e colleghi (2016) ha dimostrato l’efficacia della realtà virtuale nel trattamento del DOC, utile affinché anche il terapeuta possa controllare meglio le diverse variabili.

 

 

Riferimenti bibliografici

A.P.A. (2014). DSM-5, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Cortina Raffaello.

Dèttore, D. (2003). Il disturbo ossessivo-compulsivo. Caratteristiche cliniche e tecniche di intervento. Milano: McGraw-Hill.

Laforest, M., Bouchard, S., Bossé, J. & Mesly, O. (2016). Effectiveness of in virtuo exposure and response prevention treatment using cognitive-behavioral therapy for obsessive-compulsive disorder: a study based on a single-case study protocol. Front Psychiatry, 13. DOI:10.3389/fpsyt.2016.00099.

Van Bennekom, M.J., Kasanmoentalib, M.S., De Koning, P.P. & Denys, D. (2017). A virtual reality game to assess obsessive-compulsive disorder. Cyberpsychol behav soc netw., 20 (11). DOI:10.1089/cyber.2017.0107.

Xing, X., Jin, L., Li, Q., Yang, Q., Han, H., Xu, C., et al. (2020). Modeling essential connections in obsessive-compulsive disorder patients using functional MRI. Brain Behav. DOI:10.1002/brb3.1499.