Una canzone sul “non provare niente” che provoca emozioni
Nel panorama musicale irrompe una canzone che non si ferma al successo di una stagione: diventa un sintomo, uno specchio dei tempi che si stanno vivendo. “Pathosfera” di Caparezza. L’artista è definito, nell’ambiente, come un interprete del “conscious rap”, ossia impegnato prevalentemente in riflessioni su tematiche politiche e sociali. Proprio uno dei brani di “Orbit Orbit”, ultimo album di Caparezza, ha colpito i giovani, e non solo. Su Tik Tok , ad esempio, si possono guardare i Reel di ragazzi colpiti e commossi da questo pezzo. Insegnanti e divulgatori culturali analizzano la produzione artistica di Caparezza.
C’è chi ha particolarmente apprezzato l’efficacia e la profondità con cui, il brano in questione, affronta una tematica di vibrante attualità. Il ritorno del Capa nelle classifiche non è un caso. Parla di noi, del nostro tempo, di un malessere sottile e pervasivo che il paroliere di Molfetta ha messo a nudo con la sua consueta, geniale, cifra artistica. La cifra di chi ha sempre dato voce a tutti coloro che vivono al margine. Emarginati per propria volontà e non disposti a celebrarsi nella società dell’apparenza, rifiutando l’incasellamento in identità spendibili e “alla moda”. Gli emarginati fuori dal tunnel.
L’empatia è un atto violento
Il titolo è un neologismo che unisce “pathos” (sentimento, emozione) e “sfera”, come il globo in cui inserire un universo personale. Descrive l’ambiente emotivo o meglio, non-emotivo, che avvolge il protagonista che, per difendersi, ha scelto di non sentire, che seppellisce il pathos in pancia. Non provare niente, diventa la risposta a un mondo in continua iper-stimolazione.
Caparezza canta: “Ho spento i sentimenti, sono al sicuro / Nella mia pathosfera dove non soffro più”. È la promessa di un’immunità dal dolore, ma anche dalla gioia. Si abdica al ruolo di protagonisti per assumere quello di spettatori della propria vita. Un tema che risuona profondamente, in un’era dominata dai social network, dove le emozioni performative, e superficiali, risultano essere la norma.
Non mancano le citazioni, che danno forza e ironia alla canzone come “La vita è una corsa che non pago, Ajeje Brazorf” e che vanno a fondersi con concetti potenti e rivelatori: “L’empatia è un atto violento e difetto in coraggio”. Provare empatia, infatti, non vuol dire semplicemente provare tenerezza o comprensione. Provare empatia vuol dire fatica. Sospendere il giudizio, compito molto arduo, per calarsi nei panni dell’altro; mettersi in gioco per le sue motivazioni; subire le ripercussioni delle risposte. Ci vuole molto coraggio.
Un’onomatopea del tonfo per dare forma agli impatti emotivi
Uno dei passaggi più geniali del brano è il ritornello onomatopeico: “Troppi asteroidi nella pathosfera fanno Thud! Thud! Thud! Thud! Thud!”. Questa non è una semplice sequenza di suoni orecchiabili. È il cuore del messaggio della canzone. È l’onomatopea del rumore sordo delle vicende che provocano sentimenti, ma che è preferibile attutire, sedare, minimizzare quando non è possibile ignorarli. Mentre la musica è ipnotica e ballabile, quelle sillabe, apparentemente senza significato, rappresentano la comunicazione ridotta all’osso, un linguaggio primitivo che non esprime nulla, proprio come lo stato d’animo del protagonista. È il suono della disconnessione emotiva, un jingle pubblicitario per l’apatia. È ciò che resta quando si spegne il “pathos”: non il silenzio, ma un ripetitivo, assordante rumore di fondo.
Il Riferimento Psicologico: L’Alessitimia
Il tema centrale di “Pathosfera” non è solo poetico, ha un preciso riscontro in psicologia. La condizione di chi fatica a identificare, descrivere e provare emozioni è un disturbo noto come Alessitimia (dal greco “a-mancanza”, “lexis-parola”, “thymos-emozione”: “non avere le parole per le emozioni”).
L’alessitimia non è l’assenza di emozioni, ma l’incapacità di processarle consciamente. Gli individui alessitimici spesso descrivono una sensazione di vuoto interiore, difficoltà nelle relazioni intime e una tendenza a concentrarsi sugli aspetti esterni degli eventi piuttosto che sulla propria vita interiore. Per quanto riguarda le cause, come si può leggere in un articolo, della psicologa e psicoterapeuta Marilena De Micco, non c’è completezza in ambito eziologico.
Alcune ricerche indirizzano su fattori biologici, che imputerebbero delle differenze sul funzionamento del cervello nelle aree deputate all’elaborazione delle emozioni. Inoltre ci sono i fattori psicologici, derivati nell’avere difficoltà a sviluppare consapevolezza delle emozioni; conseguenza di stili di attaccamento insicuri o di problematiche nella regolazione emotiva. In ultima analisi risultano i fattori ambientali: legati principalmente a esperienze traumatiche durante l’infanzia.
Incapacità nel descrivere le emozioni
Tra i sintomi, uno dei più evidenti consiste nel non sapere identificare e descrivere le emozioni. Gli altro sono:
Incapacità di comprendere le emozioni degli altri;
Difficoltà, sia verbale che con altri mezzi espressivi, nel comunicare i propri sentimenti al prossimo;
Inadeguatezza nelle relazioni personali;
Disturbi psicosomatici: mal di testa, dolori muscolari, problemi gastrointestinali;
Concentrazione sul pensiero concreto. I dettagli concreti e tangibili della realtà, sono l’unica risposta correlata all’incapacità di interpretare significati simbolici o emotivi.
Un approccio psicoterapico può aiutare nello sviluppo di una maggiore consapevolezza emotiva, nel processo di identificazione e comprensione delle proprie emozioni e nello sviluppo di strategie per esprimerle nel modo più adeguato e, quindi, più salutare.
Nessuna gloria nell’apatia
La “pathosfera”, è la rappresentazione artistica e metaforica di uno stato alessitimico. La canzone ci mette in guardia: costruire un bunker per proteggersi dal dolore significa condannarsi a non convivere con le emozioni. La chiusura difensiva, il “non provare niente”, non è una vittoria. Il successo silenzioso di “Pathosfera” sta nella sua duplice natura: è una hit orecchiabile e ballabile, ma con un testo che fa riflettere profondamente.
I giovani ci si riconoscono, perché esprime una paura che molti provano: quella di essere sopraffatti dalle proprie emozioni in un mondo complesso. Gli adulti, allo stesso modo, vedono in essa il logoramento emotivo a cui la vita può condurre. La canzone non glorifica l’apatia, la mette in scena per quello che è: una prigione. E nel farlo, paradossalmente, permette di riconnettersi con la propria umanità.
Percependo il vuoto descritto da Caparezza, molti ascoltatori potrebbero provare la chiara sensazione di non volerci finire dentro. “Pahtosfera”, così, da inno all’insensibilità, si trasforma nel suo opposto: un potente invito a tornare a sentire le proprie emozioni.




