Interpretare un romanzo senza essere dei critici letterari
Nell’arsenale della biblioterapia il romanzo non rappresenta solo un’evasione, ma un potente strumento di indagine interiore. Utilizzando come esempio l’esercitazione, assegnatami durante il corso base di biblioterapia, vorrei mostrare come l’interpretazione di un romanzo non deve necessariamente decifrarne il significato attraverso le regole della critica.
La biblioterapia propone un ribaltamento di questa prospettiva: è il testo che “legge noi”, illuminando gli angoli più in ombra della nostra esistenza. Nell’esercitazione, era richiesto di selezionare uno tra i vari abbinamenti sentimento/emozione e intrepretarlo con l’ausilio di un romanzo. “Il grande Bob” di Georges Simenon, è stata la mia scelta personale per trattare il dualismo lussuria/attrazione.
La lussuria altrui, uno specchio dove osservarsi
Quello di Simenon, ambientato in una Parigi verso la metà del secolo scorso, è un romanzo che in superficie descrive l’indagine su un suicidio da parte del dottor Charles Coindreau, privato cittadino. Il suicida è il grande Bob, così soprannominato e buon amico del dottore. Per Charles non è solo un caso da risolvere. Quello che era il movente iniziale delle sue indagini diventa uno specchio, dove è costretto a fissare i propri demoni; in particolare l’impulso dettato da una lussuria goffa e insoddisfacente.
Il dottor Charles, indaga sul suicidio dell’amico Bob perché era un uomo carismatico e socievole, lasciando intendere un’esistenza attrezzata per l’appagamento. Un uomo la cui vita si rivela un groviglio di attrazioni e tradimenti costantemente ignorati o perdonati da Lulu. La moglie, fedele e innamoratissima. L’indagine si trasforma ben presto in un’autopsia della psiche di Bob e, quindi, di quella del nostro indagatore.
Cosa rivelano di noi le nostre attrazioni?
Nel corso delle sue indagini il dottor Charles incontra Adeline, una delle lavoranti nella casa- laboratorio di Lulu e Bob. Proprio Lulu, con sorprendente serenità, confida al dottor Coindreau la tresca del marito con la ragazza, dichiarando di non essere mai stata gelosa se Bob era felice. Spinto dalla ricerca, Charles bussa alla porta di Adeline. Quello che trova lo disorienta: una giovane donna poco avvenente e una certa sciatteria non solo fisica, ma anche mentale. Eppure, nonostante questa impressione e nonostante sia un uomo sposato con figli, Charles è travolto da un impulso inatteso. Finisce a letto con lei. E ci tornerà più volte, persino dopo aver intuito che la ragazza ha detto tutto a Lulu.
Charles continua ad osservarsi, con un disagio che vuole metabolizzare, mentre mette in atto goffi approcci con Adeline. Una dinamica in cui il sesso non è liberatorio, non rivitalizza, non appaga. La lussuria, per Charles, diventa un mezzo per porsi domande su se stesso e su Adeline. Lei, non si concede per interesse, indifferente ai regali del dottore; fa sesso con lui perché eccitata dai suoi modi impacciati e incuriosita dai turbamenti che lo accompagnano nella loro intimità clandestina. Non pensa al suo piacere. Una ragazza talmente navigata che, quando Charles ha mostrato le sue intenzioni, si è semplicemente sfilata le mutandine.
Una piccola digressione
Per quanto riguarda se stesso, il dottor Coindreau non imputa alla curiosità, all’attrazione o al vizio le sue azioni. Forse, in fondo, è solo una reazione contro la società e le sue regole. Questa ultima osservazione sulle sue motivazioni può fornire lo spunto per una piccola una digressione sull’identità e alle contraddizioni ad essa legate. Secondo Lacan, l’identità non è statica ma in continuo cambiamento e si edifica nel rapporto con le figure significative (che chiama altro) e il linguaggio (che chiama Altro, con la A maiuscola).
L’identificazione si forma con l’assimilazione e l’interiorizzazione di questi elementi esterni, come davanti ad uno specchio, permettendo all’individuo di diventare ciò che è. Un essere che assimila e costruisce l’Io in funzione dell’altro. E all’interno di un Io, che lavora costantemente sul dare le giuste risposte alle figure di riferimento, si muove anche il dubbio, il rifiuto, la rabbia.
Il valore terapeutico della biblioterapia
Nella relazione con Adeline, per il dottor Charles la pratica del desiderio si trasforma in territorio d’indagine. Osservare cosa ci richiama e come ci relazioniamo verso quell’attrazione può fornire risposte preziose sui motivi profondi che ci spingono a sedurre o a lasciarci sedurre; rivelando parti del nostro essere che magari avremmo preferito non vedere, ma che in realtà sono un passaggio fondamentale per avere una maggiore consapevolezza di noi stessi. È qui che la biblioterapia mostra il suo valore terapeutico.
La domanda non è più “Cosa significa questo romanzo?”, ma “Cosa questo romanzo rivela di me?”. La lussuria di Charles è esaminata come un sintomo: di solitudine, di una crisi d’identità, di una ribellione contro le regole. Immedesimarsi in Charles non significa vivere un personaggio che tradisce la moglie e inganna la società. Sta vivendo, in uno spazio sicuro e metaforico, il conflitto tra il proprio “io sociale” e le pulsioni inconfessabili.
Comprendere la nostra vita emotiva
Il romanzo, in questo senso, comprende il lettore: normalizza le sue ombre, mostrandogliele riflesse in un altro, e gli fornisce un linguaggio per nominarle. Nella biblioterapia si può trarre beneficio non attraverso una risposta corretta, ma tramite una domanda ben posta. E un romanzo breve come “Il grande Bob” può essere un compagno eccellente in questo viaggio, perché non dà soluzioni, ma invita all’introspezione. Può aiutare a comprendere meglio la nostra vita emotiva, sospendendo il giudizio.
Tutto questo può accadere in modo più proficuo con il biblioterapeuta, il quale, in un primo incontro profila il lettore per la scelta del libro “giusto”. In seguito comunica un titolo, o una rosa di titoli, attinenti al focus sentimento/emozione indicato dal lettore. Nel terzo incontro, a lettura avvenuta, il biblioterapeuta condivide le conclusioni a cui il lettore è giunto e lo aiuta nell’elaborazione del processo di identificazione, catarsi e introspezione . E in questa comprensione, guidata da una storia che ci ha “letto”, può iniziare un benessere mentale.




