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Intelligenza artificiale e psicologia, quali rischi?

L’Intelligenza artificiale, nelle sue molteplici accezioni, è oggi argomento di dibattito globale. Il suo utilizzo sta pervadendo tutti gli aspetti della vita: sociale, privata, lavoro. Come tutte le tecnologie, l’IA facilita, migliora, completa le attività delle persone fino a, sempre più frequentemente, sostituirsi a loro. Ma l’Intelligenza artificiale non è solo una delle tante e inarrestabili novità tecnologiche. È una rivoluzione epocale che mette in discussione il pilastro su cui l’uomo ha costruito la propria identità per secoli: l’intelligenza, la capacità di astrazione, come tratto distintivo.

Anche un utilizzo basico dell’AI ci mette davanti a un prodigio tale che anche tutti coloro i quali non ne subiscono il fascino, di certo non ne possono restare indifferenti. Il suo utilizzo riempie le cronache. Basta prendere ad esempio un articolo de “Il Messaggero”. Si apprende che il 20% dei giovani usa ChatGPT come spazio per il benessere psicologico. Un catalogo online permette di scegliere uno psicoterapeuta, che nella realtà non esiste. Un professionista creato tramite un algoritmo rapido a rispondere, su base statistica e probabilistica, alle confessioni di chi vuole superare un lutto, combattere la depressione, migliorare la sfera relazionale. Basta scegliere una delle tante offerte di supporto psicologico online, ovviamente basate sull’intelligenza artificiale, e la seduta può cominciare.

L’Ordine degli Psicologi ha lanciato l’allarme sui potenziali rischi di un approccio psicoterapico, se così si può dire, di nuova generazione. David Lazzari, presidente dell’Ordine evidenzia il problema principale di questa pratica, cioè che si tende ad attribuire all’IA un profilo umano. Un’ambiguità che può condurre a pericolosi fraintendimenti.

Un terapeuta virtuale, che risponde su basi statistiche, non può porre, ad oggi, la domanda “creativa”, di pancia, che nasce da un’intuizione durante una seduta con il paziente; il terapeuta virtuale non è in grado, ad oggi, di fornire lo sguardo che accoglie e guida; il terapeuta virtuale non può dire, ad oggi, “è successo anche a me”, e attuare così la self disclosure, la tecnica dell’autosvelamento. In un futuro prossimo l’IA potrebbe sopperire a questo lato eminentemente umano, non lo si può escludere, ma bisogna dubitare fortemente che riuscirà, o vorrà, ad attuare il principio di alterità, il riconoscimento dell’altro con il suo pensiero diverso e ci sarà una cronica mancanza di empatia, rispetto e tolleranza, capacità di stabilire relazioni sane.

Compagni di viaggio privi di giudizio e sempre disponibili

La possibilità di avere costantemente a portata di mano uno strumento che permette di creare assistenti, compagni, terapeuti digitali pronti a rispondere alle proprie esigenze, seppur prive di una personalità costituta dall’esperienza del vissuto di un essere in carne ed ossa, sono una tentazione a cui è difficile resistere. In un’epoca dove da decenni si parla della solitudine a cui sempre più sembra essere condannato l’uomo, con le relazioni sociali regolate attraverso dinamiche stanche e preconfezionate da inserire negli spazi di tempo libero sempre più frammentato, la possibilità di relazionarsi con un’entità che simula l’empatia non appare così deprimente. Ci troviamo davanti all’evoluzione della compagnia artificiale. L’uomo ha sempre cercato, creato per meglio dire, surrogati per combattere la solitudine; antropomorfizzare tutto ciò che può simulare un orecchio teso, un fisico da toccare, un essere da accudire.

Dai tempi di Mr. Wilson, il pallone trasformato in testa dal naufrago interpretato da Tom Hanks, sono stati fatti passi da gigante. L’intelligenza artificiale propone compagni di viaggio più che realistici e con la possibilità di essere regolati su parametri che riescano a confortare le personali aspettative sull’altro. Sartre affermava che “l’inferno sono gli altri”. Con l’IA sembra che gli altri si possano costruire su misura, sperando di non edificare anche un inferno della stessa scala. L’intelligenza artificiale non è neutra, ma una logica che sta ridefinendo l’umano. L’ IA non solo algoritmi. È una nuova “Casa” dove si vive e dove la psiche sta mutando, abituandosi a vivere in un mondo di risposte immediate e ottimizzazioni, a discapito della riflessione e dell’ambiguità che caratterizzano l’animo umano.

Un nuovo compagno di viaggio o un ospite inquietante?

Per il filosofo Emanuele Severino la tecnica non è semplicemente uno strumento ma l’essenza del nostro tempo e il compimento ultimo del destino della verità. Per lui è la struttura eterna e necessaria dell’essere. Severino vede nella tecnica moderna la forma più potente e radicale del nichilismo che pervade l’Occidente. Un nichilismo che educa a pensare che le cose divengano e siano niente. E la tecnica tratta ogni ente, essere umano compreso, come semplice materiale da manipolare e, nel caso, da scartare quando non serve o si dimostra inadeguato, un “niente” che può essere fatto e disfatto. La scienza moderna non è più pura conoscenza disinteressata, ma un sapere che è già progetto di dominio e di trasformazione della realtà.

La tecnica non è un mezzo che l’uomo può controllare ma è semplicemente il suo più alto funzionario. Risulta essere una forza impersonale e autonoma che sta realizzando il proprio destino, il proprio scopo: l’organizzazione totale del pianeta. Tutto, compresa la vita umana, è valutato in base alla sua efficacia, alla sua produttività, alla sua possibilità di essere ottimizzato. Una prigione in cui l’uomo, pur sentendosi potente, è completamente asservito alla tecnica.

Con questi spunti presi dal pensiero di Severino sulla tecnica si può comprendere il potere, quasi dai tratti divini, che va acquisendo di giorno in giorno l’intelligenza artificiale. Una prospettiva che può aiutarci ridefinire il ruolo dell’essere umano non riducendolo più solo a elemento costantemente produttivo. Recuperando in lui doti come l’empatia, l’esperienza soggettiva, la capacità di dare un senso al mondo. La domanda da porci non è quanto sia intelligente l’IA ma che cosa vogliamo diventare nell’era dell’IA.

Severino E. (2009), Il destino della tecnica, Rizzoli ed. Collana BUR

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV