Disturbi alimentari e drop out
I disturbi alimentari possono mettere a repentaglio la vita delle persone che ne sono affette, per questo è necessario un intervento tempestivo. Con queste persone, il drop out è alto. In altre parole, si assiste frequentemente all’abbandono della terapia. Chiaro che non è sempre così, sono patologie complesse, dalle quali è comunque possibile guarire. Si è visto che vi è un coinvolgimento del cervello. In altre parole si vede la relazione mente-cervello che deve essere considerata in ogni patologia.
Il coinvolgimento del cervello
Le persone con disturbi alimentari hanno delle alterazione diffuse dei circuiti cerebrali della ricompensa del gusto o della regolazione dell’appetito. Le alterazioni riguardano le connessioni e quindi la materia bianca. Si è visto che il circuito ipotalamico è inverso ed è più debole. Infatti sia nelle persone affette da anoressia che in quelle con bulimia, il circuito va dalla corteccia cingolata anteriore all’ipotalamo. È bene chiarire che la corteccia cingolata anteriore gioca un ruolo importante a livello emozionale. Tendenzialmente gli esseri umani sono portati ad apprezzare i sapori dolci, ma non è così per le persone con dca. Non mangiano dolci perché temono di ingrassare (punizione). Quindi agiscono sotto l’influenza del condizionamento operante, per evitare la punizione preferiscono non cibarsi. Tutto ciò potrebbe alterare i circuiti cerebrali. Le persone con anoressia e bulimia hanno una maggiore connettività tra l’insula e la regione prefrontale. Invece, la connettività e più bassa a livello ipotalamico. In più, si è visto che nelle persone con anoressia, si ha anche un’ulteriore correlazione negativa tra talamo, ipotalamico ed insula (Frank G.K.W. et al., 2016).
Nel cervello delle persone con anoressia vi sono delle alterazioni cerebrali che sembrerebbero spiegare la loro visione del corpo distorta. Per la precisione, ad essere alterate sono alcune connessioni che sono coinvolte nell’elaborazione e nell’interpretazione di immagini. È stato dimostrato che nelle persone con dca vi è anche un’attività funzionale della corteccia visiva. Ma questo vale di più per le persone con l’anoressia ed infatti predominante, il loro disturbo dell’immagine corporea. Di fatti, per riuscire ad elaborare il concetto di immagine corporea è necessario integrare i diversi tipi di esperienza percettiva del corpo con l’elaborazione dell’informazione riguardanti lo spazio personale. Quindi l’alterazione della corteccia visiva, oltre che della corteccia cingolata anteriore e della corteccia prefrontale, è vista come conferma del fatto che vi è una elaborazione disfunzione di informazioni somatosensoriali sulla dimensione del corpo che viene percepita ( Cerasa A. et al., 2015).
Si è notato che le persone con anoressia hanno difficoltà visuospaziali e questo potrebbe spiegare il fallimento del processo di integrazione tra informazione percettiva visiva, somatosensoriale e ciò potrebbe sostenere i disturbi dell’immagine corporea.
Zhu e altri (2008) hanno dimostrato che nei disturbi alimentari vi è un coinvolgimento del cervelletto. Di fatti il cervelletto è connesso all’ipotalamo. Inoltre si nota che è attivo, durante periodi di fame, sete o sazietà.
Inoltre anche la working memory, ha un’implicazione nei disturbi alimentari. Nel caso dell’anoressia potrebbe essere troppo rigida e questo spiega l’inflessibiltá e la dicotomia (tutto o nulla) delle persone anoressiche. Nel caso della bulimia, si verifica la stessa cosa che avviene per le dipendenze ossia vi è una tendenza ad essere impulsivi ( Brooks J. et al., 2017).
Il trattamento
È possibile guarire dalle patologie alimentari, qualsiasi esse siano ma lo si deve volere. La situazione può essere più o meno grave. La gravità dipende dal rischio di morte che la persona corre. Infatti, la cosa più importante è salvare la sua vita. Per questo, nei casi in cui vi è un sottopeso marcato si ricorre all’alimentazione parenterale. È necessario fare un lavoro di equipé, non dimenticando mai il benessere della persona e anche un intervento psicoterapico. La psicoterapia deve portare ad un cambiamento che deve essere voluto dalla paziente. Vi sono delle evidenze scientifiche che affermano che la CBT-E, ossia la terapia cognitivo comportamentale migliorata per i disturbi alimentari, funziona per i disturbi alimentari e ancora di più per la bulimia. Tale terapia segue il principio di parsimonia ossia mira a fare solo ciò che è necessario, questo la rende breve. Nel caso dei disturbi alimentari, si fa l’analisi funzionale ma non in tutti i contesti ma in quelli che hanno a che vedere con il cibo e la forma fisica. Si andranno quindi a considerare non solo i comportamenti ma anche i pensieri e le emozioni che la persona sperimenta in quel contesto.
La paziente deve essere coinvolta sin dalle fasi iniziali della terapia, quindi già dall’assessment. Non bisogna scontrarsi con loro ma devono comunque ritenere di avere il controllo della situazione. Di fatti per loro è fondamentale avere il controllo, la paura di perderlo potrebbe portarli ad abbandonare la terapia. Sono persone che devono essere agganciate nel modo giusto, per questo è utile non farsi percepire come un nemico o come qualcuno che impone delle cose. Si parte dal cambiamento comportamentale e dopo consequenzialmente avverrà il cambiamento cognitivo. Tale terapia è breve e questo previene che si crei una dipendenza dal trattamento.
Solitamente, per i disturbi alimentari, si è portati a scegliere terapeuti dello stesso sesso e questo perché le persone si sentono più comprese. In altre parole credono che siano comprese meglio le loro fragilità. Il terapeuta agisce su alcuni dei problemi ed in modo consequenziale se ne risolveranno anche altri. È un effetto domino.
La cosa fondamentale è far in modo di pesare le persone ad ogni seduta, questo vale anche nell’assesment. Il peso è un dato, che fornisce informazioni sul trattamento, serve sia al terapeuta che al paziente. Il terapeuta monitorando il peso del paziente può sapere come va il trattamento e quindi può stabilire se modificarlo o meno. La persona può capire meglio qual’è il problema e la sua portata. Oltre al fatto che già la vista dei dati trasposti su un foglio può portare ad un miglioramento (reattività). Potrebbe succedere che le persone non vogliano essere pesate, ma è una cosa che va fatta. Si può non fare sapere il peso alla persona, ma si deve far pesare.
Nelle fasi iniziali si attua un tipo di alimentazione che viene definita meccanica, ossia necessaria, come se fosse un farmaco. Deve passare l’idea che è necessario. Nel frattempo è bene che il paziente si automonitori cioè deve vedere cosa mangia e descrivere nel dettaglio tutto ciò. A tal fine spesso si fanno compilare dei diari alimentari, dove si specifica l’orario, il cosa si mangia, il luogo, le persone e se si mettono in atto delle strategie compensative. È importante visionare le schede di automonitoraggio e non dimenticarsi di registrare il peso.
Non si deve mai giudicare la persona. È fondamentale affrontare le paure in seduta senza sentirsi giudicati. Si deve chiarire che può capitare il non voler andare in seduta, ma è opportuno andare. Infatti, si cercheranno di capire i motivi per cui la persona non vuole andare.
Quando il terapeuta lo riterrà opportuno, vi sarà lo svezzamento dalla fase di alimentazione meccanica.
Alla fine si lavorerà per prevenire le ricadute. Chiaramente il lavoro psicoterapico non procede mai a fasi, possono essere fatte più cose contemporaneamente o si può modificare l’ordine delle fasi. Fermo restando, che in questi casi la prima cosa da fare e mettere in sicurezza la persona che rischia la vita. Al contempo, si lavora per incrementare l’autostima, il problem solving e le abilità sociali.
Tuttavia è bene ribadire che ogni persona ha una storia a se ed è in base a questa che si decide come agire. Non a caso la prima cosa da fare e l’assessment e la formulazione del caso. Per la riuscita del trattamento una buona alleanza terapeutica è imprescindibile. Inoltre, per i disturbi alimentari, la tempestività dell’ intervento è tutto. Questi disturbi non possono e non devono essere sottovalutati. Importante è la prevenzione, in questo modo probabilmente un numero inferiore di persone svilupperebbe questi disturbi. Questo vuol dire non solo risparmiare denaro per curare il disturbo, ma anche alleviare la sofferenza a cui poi porta il disturbo stesso. Quindi sarebbe importante agire anche a livello preventivo e qualora il disturbo si presenti, rivolgersi il prima possibile ad un professionista.
Leggi Affamare il corpo per punire l’anima| Prima Parte
Riferimenti bibliografici
Brooks J., Tunk S.G. et al., The role of working memory for cognitive control in anorexia nervosa veraus substance use disorder, front psychal, 2017.
Cerasa A., Castiglioni I. et al., Biomarkers of eating disorders usino supporto vetro machine analysis of structural neuroimaging. Data: preliminary result, Behavioural neurology volume, 2015.
Fairburn C.G., La terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione (ed. Italiana a cura di A. Carozza, R. Dalle Grave, Eclipse (2010).
Frank G.K.W., Short M.E. et al., Altered structural and effective connectivity in anorexia and bulimia nervosa in circuits that regulate energy and reward homeostasis, trasl psichiaty, 2016. Doi: 10.1038/tp.2016.199.
Zhu J., Wang J., The cerebellum in feeding control: possible function and mechanism, cellular and molecular neurobiology, 2008.




