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Psicologia del benessere: il Training Autogeno Respiratorio

Attenuare il dolore del parto, si può?

Nel parto, il dolore è un passaggio obbligatorio che tutte le donne devono affrontare. Ma quanto di questo dolore è prodotto dall’ansia e quanto invece è fisiologico? Per molti studiosi, ad aumentare il dolore durante il parto, contribuirebbero fattori come, l’ansia, paura e una percezione “poco accogliente” dell’ambiente ospedaliero. All’inizio del Novecento, il medico britannico Dick- Read, parla di “nascita senza paura”, affermando che partorire, non sia di per sé doloroso (nel caso di parti senza complicanze), ma che la paura inneschi un irrigidimento muscolare nella donna, aumentando il dolore. Molti sono stati negli anni i tentativi di ideare un metodo per attenuarlo. Oggi quello più utilizzato è il metodo RAT frutto del lavoro del dottor Umberto Piscicelli, in collaborazione con il professor Bompiani e il professor Miraglia.

Che cos’è il RAT?

Il training autogeno respiratorio deriva dal più conosciuto Training Autogeno di Schultz e costituisce la tecnica base nella psicoprofilassi al parto, per attenuare il dolore, attraverso degli esercizi specifici, che si possono considerare mentali più che fisici, in grado di condizionare il sistema nervoso al raggiungimento di uno stato di rilassatezza. Elaborato alla fine degli anni cinquanta, dallo psicologo Umberto Piscicelli, fu adottato nei consultori italiani fin dal 1965. La tecnica, affinché venga appresa, prevede l’apprendimento di una serie di esercizi di concentrazione psichica autogestiti. Il dolore dunque, non sparisce, ma la gestante impara a controllarlo eliminando il dolore emotivo. La finalità del RAT e proprio quella di mettere in atto una serie di interventi correttivi della tensione e della paura scatenate dalle contrazioni uterine, imparando a rilassarsi in modo naturale.

I vantaggi del RAT

• Consiste in un rilassamento “autogeno” che si genera da sé, senza bisogno di interventi esterni. La partoriente, che ha appreso la tecnica, desidera fare da sola e ha piena consapevolezza del proprio corpo.

• Una volta appreso il RAT, si produce spontaneamente, in maniera automatica e senza sforzo mentale.

• Rimane uno strumento utile per tutta la vita, in quanto può essere utilizzato in varie situazioni di malessere psicosomatico.

• È una tecnica in grado di eliminare buona parte del dolore emotivo del parto, lasciando quello fisiologico dato dalle contrazioni.

Una volta appresi gli esercizi in maniera autonoma, verranno simulate le varie fasi del travaglio, assieme allo psicologo, in modo da prendere dimestichezza con la nuova situazione, abbassando il livello dell’ansia per ciò che ci è sconosciuto.

Accenni di psiconeuroendocrinologia

Durante una situazione particolarmente stressante, quale può essere quella del parto, il nostro organismo produce sostanze chimiche, chiamate ormoni, per una maggiore sopportazione del dolore e per contrastare livelli alti di stress. Nella fase di travaglio ad essere coinvolta è l’endorfina, sostanza ad azione analgesica, che attenua la sensazione di dolore inducendo una migliore sintonia tra madre e bambino. Un’altra sostanza fondamentale, sia durante il periodo della gravidanza che dopo, è l’ossitocina, prodotta dalla neuroipofisi, implicata nella contrazione della parete uterina e nell’allattamento. Tecniche di rilassamento, come il RAT, possono dunque favorire la produzione di tali sostanze, stimolando un rilassamento muscolare e limitando l’attivazione eccessiva del sistema nervoso vegetativo, diminuendo così i vissuti di tensione. Inoltre, permettono di contrastare l’ansia, l’agitazione, favoriscono l’eiezione del latte e migliorano l’attaccamento dopo il parto.

Gli esercizi del RAT

Gli esercizi del training autogeno respiratorio vengono proposti alle donne all’interno di un corso, condotto da uno psicologo, al sesto, settimo mese di gravidanza.

Gli esercizi sono 8, divisi così:

1. Esercizio di rilassamento attivo e progressivo; ha la funzione di ridurre il tono muscolare. 2. Esercizio dell’immaginazione e percezione unitaria del corpo; non c’è il movimento ma solo un’evocazione di sensazioni ed immagini mentali. 3. Esercizio dell’immaginazione frazionata; percezione di sensazioni di calore, peso di varie parti del corpo. 4. Esercizio della commutazione autogeno; raggiungimento di uno stato di calma e rilassatezza. 5. Esercizio del respiro autogeno; si cerca di percepire il proprio respiro in una situazione di passività. 6. Esercizio delle risposte paradossali e dell’abitudine; raggiungimento di uno stato di rilassatezza tale da contrastare fattori esterni disturbanti. 7. Esercizio delle risposte paradossali e della contrazione uterina; crea una serie di riflessi condizionati utili per il parto. 8. L’esercizio del “recupero”, applicato sempre alla fine, è fondamentale per riacquistare il rapporto cosciente con il proprio corpo.

Scritto dalla Dr.ssa Veronica Torneo, psicologa clinica, specializzata in riabilitazione e diagnosi dei disturbi dell’apprendimento,  operatore certificato ECAAT, di training autogeno

 

Bibliografia

Grantly Dick-Read. (1993). Natural childbirth, London, William Heinemann.

Finocchiaro. S. Training autogeno: basi psiconeuroendocrinologiche.

Piscicelli. U. (1991). Training autogeno respiratorio e psicoprofilassi ostetrica. Piccinin-Nuova Libreria.