Una giornata da non dimenticare
Oggi, 29 aprile 2018, si celebra la Giornata Internazionale della Danza promossa dall’International Dance Council dell’UNESCO. La commemorazione è istituita nel 1982 per il Comitato Internazionale della Danza – C.I.D. dell’Istituto Internazionale del Teatro (ITI-UNESCO). La data commemora la nascita di Jean-Georges Noverre (1727-1810), che fu il più grande coreografo della sua epoca, il creatore del balletto moderno. Ma prima di parlare della danza moderna, facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire le origini, percorrendo le tappe storiche più importanti che l’hanno resa la principale forma di espressione artistica attraverso il movimento del corpo.
La storia
La danza è parte integrante dei rituali, è forma di preghiera e di unione tra le persone nelle feste popolari. Le prime danze risalgono al Paleolitico e la testimonianza ci è data dalle pitture rupestri rinvenute nelle ragioni francesi e spagnole. Per gli uomini primitivi era parte di un rito, serviva ad entrare in contatto con la divinità, per conquistare la sua benevolenza, per assicurarsi il raccolto con la fertilità della terra e per guarire le malattie. Per un lungo periodo la religione cristiana ha considerato la danza “peccaminosa”, in quanto metteva troppo in evidenza il corpo e per questa ragione venne praticata da artisti girovaghi, mimi e saltimbanchi. Per tali ragioni la storia della danza è molto vasta e riguarda le espressioni etniche e popolari, i balli di società e infine arte dello spettacolo, che fino al XX secolo riguardava esclusivamente il teatro e più recentemente anche il cinema e la televisione.
Moto di collettività e intrattenimento
Nell’antica Grecia la danza ha avuto un ruolo molto importante, in quanto le rappresentazioni teatrali rappresentavano momenti di aggregazione della collettività che venivano organizzate dalle autorità politiche in occasione delle feste dedicate alle varie divinità. A tale proposito si svilupparono numerose tipologie di danze, classificate dagli storici in tre categorie:
- Danze guerriere
- Danze religiose
- Danze profane
Anche nel Medioevo si hanno numerose forme di intrattenimento dove il professionista di questi eventi era il giullare, che intratteneva il pubblico con balli solistici oppure guidava le danze collettive. Le danze tipiche di quel periodo erano: la Carola, dove le persone si tenevano per mano muovendosi in cerchio; la Farandola, nella quale le persone si teneva ugualmente per mano ma aprivano il cerchio per dar luogo ad altre evoluzioni e disegni. Una danza molto diffusa di quel periodo era, inoltre, da danza Macabra, che sembra fosse praticata nelle vicinanze dei cimiteri con raffigurazioni nelle quali i personaggi indossavano tuniche infuocate e si contorcevano drammaticamente.
Acadèmie Royale de la Dance
Nel periodo del Rinascimento, la danza si sviluppò molto nella vita sociale delle corti in una forma ricercata di ballo, che prevedeva norme da seguire e un certo studio di passi e movimenti, tanto da cominciare ad attribuire alla danza un vero aspetto educativo. Nel 1581 presso la corte di Francia nacque il primo balletto della storia, il “Ballet Comique de la Reine”, composto da brani recitati, danzati e cantati, con argomenti al genere della commedia. Nella seconda metà del XVII secolo la danza sale sui palcoscenici teatrali e in Francia fu molto valorizzata da Luigi XIV (sovrano di Francia), grande appassionato di danza e abile ballerino, soprannominato “Re Sole” perché partecipava agli spettacoli indossando le insegne del sole.
Il sovrano fondò l’Acadèmie Royale de la Dance e la Scuola Nazionale di Danza ed è proprio in queste scuole che vennero codificate le cinque posizioni dei piedi e l’uso dell’en dehors (in fuori) che è la base della danza classica, ed è per questo motivo che la terminologia del balletto classico è universalmente in lingua francese. Nel settecento ebbe inizio una netta distinzione tra danza di corte e danza di teatro. Per la danza di corte il pubblico si posizionava intorno allo spazio delle danze, mentre per le danze di teatro le esibizioni dei ballerini erano sul palcoscenico che era posto di fronte agli spettatori e tutto doveva essere eseguito con delle linee prospettiche, altrimenti la visione non sarebbe stata buona. Anche le scenografie venivano messe in linee diagonali e così doveva essere per gli atteggiamenti dei ballerini, dove vennero ad assumere le posizioni dette in “èpaulement”.
Danza come emozione
Alla fine del settecento nacquero due grandi coreografi napoletani, Salvatore Viganò e Carlo Blasis; in particolare quest’ultimo esortava a tenere in considerazione le arti “sorelle” (pittura e scultura) per realizzare con il proprio corpo forme belle, infatti Blasis si ispirò alla statua del Mercurio del Giambologna per realizzare una delle pose principali della danza classica, “l’attitude”, intesa come espressione di un dinamismo che tende verso il cielo.
Nell’Ottocento, inizia a divulgarsi il “Balletto Romantico”, basato su nuove emotività e una nuova visione del mondo più libera ed appassionata, che rompe le vecchie certezze legate al sistema normativo tradizionale, dominato dal culto della ragione, dando importanza ai moti dell’anima, dei sentimenti e del sogno. Il primo esempio di balletto romantico è “La Sylphide”, che fu messa in scena nel 1832 all’Opéra di Parigi ed è in questa occasione che venne introdotto l’uso della danza sulle punte e del tutù come consuetudine. Questo nuovo stile pieno di sensibilità e grazia viene caratterizzato dai movimenti sulle punte e ogni movimento e figura sono controllati, nascondendo la fatica fisica con un’immagine di eterea leggerezza. Le opere principali del balletto romantico sono: La Sylphide, Giselle, Coppellia, Le Corsaire, La Esmeralda, La Bayadère, La Bella Addormentata, Don Chichotte, Lo Schiaccianoci, e Il lago dei Cigni.
La libertà di danzare
La danza moderna inizia a svilupparsi alla fine del XIX secolo con un nuovo modo di concepire la danza in scena, in contrasto con il balletto classico accademico, nata appunto come ribellione nei confronti della danza accademica, ritenuta troppo rigida e schematica, alla ricerca di una danza libera, spesso praticata attraverso la forma dell’assolo per marcare il forte contrasto con lo sfarzo dei grandi balletti.
È con lo sviluppo della danza moderna, prima, e contemporanea, qualche anno dopo grazie alla coreografa tedesca Pina Bausch, che pose un’attenzione maggiore alla drammatizzazione dando vita al teatro-danza, che il ruolo del danzatore cambia. Il danzatore spesso è autore di se stesso, al quale il coreografo lascia più spazio creativo rispetto al passato. Il coreografo delega al ballerino la creazione di frasi coreografiche. Per fare ciò l’improvvisazione diviene uno strumento indispensabile per la creazione coreografica e anche una tecnica di ascolto del proprio corpo e dell’ambiente. Attraverso l’improvvisazione ogni danzatore può sondare le proprie qualità di movimento e ricercare un proprio linguaggio. Il francese Francois Delsarte, con le sue idee di cambiamento, diffuse in America tra il 1830 e il 1870, tramite i suoi allievi, questo nuovo stile libero di danzare, dando origine alla “Modern Dance”, con un proprio carattere estetico, espressivo ed educativo. In questa nuova danza viene utilizzata una tecnica che rifiuta movimenti innaturali del corpo, valorizzando il gesto e il movimento del ballerino, facendo esprimere la propria personalità con naturalità.
Classico e moderno a confronto
Nella danza moderna il corpo si muove rispettando nuovi canoni tecnici ed espressivi, spinto dalla volontà di trovare un nuovo rapporto con lo spazio e con il tempo. Infatti, si dà notevole importanza allo studio del movimento in quanto mezzo di analisi delle dinamiche fisiche che intervengono nello spostamento dei corpi nello spazio (come ad esempio la forza di gravità). Mentre i ballerini classici si mostrano frontalmente al pubblico e tutti i loro movimenti si sviluppano partendo da questo tipo di relazione spaziale, inoltre, secondo l’estetica del balletto classico, il ballerino doveva creare l’illusione di poter infrangere le leggi di gravità dando la sensazione di liberarsi nell’aria con estrema facilità.
Contrariamente, nella danza moderna, i ballerini si muovono occupando tutto lo spazio del palcoscenico, mostrando anche il fianco o le spalle al pubblico e la danza moderna riconosce nel peso del corpo il principio basilare del movimento, e dunque il rapporto con la terra vi è privilegiato. La danza moderna non segue necessariamente il ritmo della musica, come avviene nella danza classica. A volte la musica può essere del tutto assente. In questo caso il ballerino danza seguendo solo il proprio ritmo interno. Generalmente la coreografia è creata con o senza correlazione diretta con la musica, che può anche essere scritta in un secondo momento in funzione dei movimenti. Il nome Modern Dance ha come contenuto fondamentale il concetto di “contract and release”, cioè contrazione e decontrazione dei muscoli attraverso la respirazione che guida il gesto.
Danza come terapia
Un momento fondamentale per lo sviluppo della danza Modern Jazz fu sicuramente l’arrivo di George Balanchine fondatore della School of America Ballet e direttore artistico del New York City Ballet. All’inizio del Novecento si iniziò a vedere la danza come terapia, grazie al contributo di due ballerine professioniste della cosiddetta “modern dance”: M. Chace e T. Schoop. Esse hanno fatto esperienza in prima persona del superamento delle tradizionali e rigide tecniche di danza classica, cominciando a porre l’accento sul piacere di ballare e sul benessere che la danza è in grado di regalare, sostenendo l’espressione con il corpo e la musica attraverso forme spontanee di movimento.
La danza rappresenta molto di più di una semplice attività motoria. Essa richiede un notevole impegno mentale, sentimentale ed emotivo. Fare danza, quindi, non significa unicamente acquisire delle tecniche relative alle diverse discipline, ma anche conoscenza delle proprie funzioni cognitive, passando dal semplice concetto di allenamento a quello di formazione, intendendo per formazione il miglioramento di “doti” psicologiche, quali l’immaginazione, l’attenzione, la concentrazione, il controllo delle emozioni, i processi motivazionali, il locus of control e, non per ultima, l’autostima. Il movimento che nasce attraverso l’espressione gestuale del suono è la traduzione fisica del nostro essere emozionale in quel momento. Viene raggiunto un grande risultato quando si entra nell’ottica di migliorare le proprie capacità, piuttosto che in quelle di accettare i propri limiti, abbandonando così un punto di vista perdente, in quanto rinunciatario. Un ballerino di successo non crede nella fortuna e nella casualità, ma nella preparazione, nella consapevolezza e nella possibilità di migliorarsi.
Scritto da Roberta Federico, psicologo clinico, esperta nelle tecniche di Danza-musicoterapia e insegnante di danza moderna
Riferimenti bibliografici
Federico R., (2017). Dalla danza alla danzaterapia, Tricase: Youcanprint.
Moro F., (2018). Accademia Insegnanti di Ballo, A.S.C. Danza
Pontremoli A., (2002). Storia della Danza. Le Lettere



