Una visione complessiva
Il coronavirus 2019 (COVID-19) è una malattia respiratoria acuta causata da un nuovo coronavirus (SARS-COV-2) (Gua et al., 2020). Il coronavirus è apparso a Whuan, in Cina, a Dicembre 2019 e per la sua rapida diffusione, ciò che ha provocato è stato una pandemia. I sintomi delle persone affette da COVID-19 sono: febbre, tosse, affaticamento e raramente sintomi di infezione gastrointestinale. Gli anziani e le persone con patologie pregresse sono più soggette a sviluppare infezioni e gli esiti potrebbero essere più gravi, a causa del sistema immunitario compromesso (Gua et al.,2020). L’ipotesi principale per la trasmissione del virus è la sua diffusione tramite goccioline respiratorie (Dimitri et al.,2020) e questo ne giustificherebbe la velocità di propagazione. In assenza di vaccini specifici, gli strumenti adottati per impedire o limitare la patologia sono: la quarantena, l’isolamento e l’allontanamento sociale.
In questo caso, non è sufficiente separare le persone contagiate dai non contagiati perché potrebbero esserci dei positivi asintomatici che potrebbero inconsapevolmente infettare altre persone, per tale motivo si è arrivati a mettere in pratica la quarantena: pratica di salute pubblica antica ed efficace per il controllo delle epidemie, utilizzata in Italia nel XIV secolo per contrastare la peste. Questa pratica può essere più o meno restrittiva, a seconda della necessità e può essere volontaria o obbligatoria. La quarantena di comunità è la più difficile da attuare e serve per ridurre le interazioni sociali, fatte salve quelle necessarie. In questo modo si limita la propagazione del virus, tutti i servizi sono ridotti e si mantengono solo quelli necessari per la sopravvivenza. I media hanno il compito di rassicurare le persone, dare informazioni chiare e semplici per prevenire il panico collettivo e le false notizie (Dimitri et al., 2020).
Gli effetti dell’isolamento sociale
Sebbene a livello sanitario questa sembri la scelta più saggia, la quarantena riduce notevolmente i contatti sociali necessari per l’evoluzione e la sopravvivenza dell’essere umano. Gli individui se isolati, possono sviluppare problemi di salute fisica e mentale, come difficoltà cardiovascolari, disregolazione del sistema immunitario e disagio psicologico. In questa situazione di rischio potenziale per il benessere psicofisico, la rete sociale ampia rappresenta un fattore protettivo per prevenire e contrastare lo sviluppo di demenza e il declino delle funzioni cognitive, soprattutto fra i più anziani (Wong et al.,2019). Tuttavia, è bene chiarire che c’è una differenza tra il livello di connessione sociale oggettiva e la percezione soggettiva di solitudine da parte della persona. Infatti, tra questi due aspetti potrebbe esserci discordanza, la persona potrebbe percepirsi più sola di quanto non sia e viceversa. Ad esempio, nello sviluppo della patologia di depressione maggiore, è determinate la visione soggettiva, il percepirsi da soli. Queste persone faticano ad usare il pensiero positivo e quindi sono poco capaci di mediare le proprie emozioni negative (Wong et al., 2019).
La percezione della solitudine ha un’incidenza anche a livello cerebrale; le persone che si percepiscono più sole presentano un aumento volumetrico della materia grigia del cervelletto oltre che della corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra, ciò potrebbe spiegare l’alterazione della regolazione emotiva (Wong et al., 2019). Il cervelletto ha un ruolo chiave nelle funzioni cognitive, comportamentali, affettive e nella percezione soggettiva della solitudine. Quindi, il problema non è la rete sociale oggettiva, ma la percezione del singolo che incide sul benessere della persona. L’isolamento sociale è uno stressor che potrebbe portare alla cronicizzazione dello stress e del malessere ad esso connesso, e se protratto nel tempo potrebbe compromettere il benessere psicofisico (Slavich, 2020). Gli effetti dello scarso contatto sociale studiati nella popolazione cinese a seguito del COVID-19 hanno riscontrato un incremento di ansia e di stress e una riduzione della qualità del sonno nelle persone poste in auto-quarantena per 14 giorni (Xiao et al., 2020).
Le possibili soluzioni
Stare a casa è ad oggi necessario, come anche il mantenimento del benessere psico-fisico. È importante sottolineare che sembra essere la percezione della solitudine a creare più disagio, rispetto alla condizione che stiamo vivendo (Wong et al.2019). Dover rimanere a casa tuttavia non significa essere soli, è possibile mantenere e coltivare i propri contatti amicali e lavorativi. I social e gli strumenti tecnologici offrono in tal senso un grande aiuto, possiamo non solo sentirci ma anche vederci tramite audio e video chiamate. Le scuole si sono mobilitate per fare delle videolezioni facendo percepire ai più piccoli un senso di normalità. I lavoratori che possono usare lo smart working, lavorano da casa e questo contribuisce a creare un senso di continuità alla vita. Allo stesso anche il sostegno psicologico può essere richiesto online.
Praticare sport regolarmente migliora il sistema immunitario e diventa un fattore protettivo dallo sviluppare problematiche fisiche (Campbell et al., 2018). La corsa, anche breve, contribuisce all’aumento dell’endorfine e la persona sperimenta un senso di benessere (Boecher et al., 2008). Inoltre, l’attività fisica contribuisce ad abbassare il livello di stress e ansia percepito, oltre che la frequenza cardiaca a riposo (Pedersen et al.,2015). In questa circostanza potrebbe essere utile praticare sport in casa, se si possiedono attrezzi, usare dei videogiochi che consentono di allenarsi o fare esercizi a corpo libero. L’attività fisica è una sorta di distrazione per le persone e contribuisce a ridurre lo stress. Oltre allo sport, anche dedicarsi alla cucina contribuisce a migliorare l’umore, sono sempre di più gli studi che sottolineano la correlazione tra cooking therapy, riduzione dell’ansia e aumento del benessere psicologico (Farmer et al., 2018). Tutte le attività che impegnano il nostro tempo piacevolmente aumentano il benessere.
Riferimenti bibliografici
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Campbell, J.P. & Turner, J.E. (2018). Debunking the myth of exercise-induced immune suppression: redefining the impact of exercise on immunological health across the lifespan. Front immunol, 16. doi: 10.3389/fimmu.2018.00648.
Dimitri, P., Joshi, K., Jones, N. & moving medicine for children working group (2020). Moving more: psysical activity and its positive effects on long term conditions in children and young people. Arch Dis Child, 20. DOI: 10.1136/archdischild-2019-318017.
Farmer, N., Touchton-Leonard, K. & Ross, A. (2018). Psychosocial benefits of cooking interventions: asystematic review. Health educ behav, 45 (2):167-180. Doi: 10.1177/1090198117736352.
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Pedersen, K. & Saltin, B. (2015). Exercise as medicine – evidence for prescribing exercise as therapy in 26 different chronic disease. Scand J med sci sport, 25 (3):1-72. DOI: 10.1111/sms.12581.
Slavich, G.M. (2020). Social safety theory: a biologically based evolutionary perspective on life stress, health, and behavior. Annu rev clin psychol. Doi: 10.1146/annurev-clinpsy-032816-045159.
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Xiao, H., Zhang, Y., Kong, D., Li, S. & Yang, N. (2020). Social capital and sleep quality in individuals who self-isolated for 14 days during the coronavirus disease 2019 (COVID-19) outbreak in January 2020 in China. Med sci monit. Doi: 10.12659/MSM.923921.




