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Panoramica attuale del contesto lavorativo italiano

La perdita del lavoro e la disoccupazione sono temi, purtroppo, attuali e riguardano sia le regioni del Nord che quelle del Sud, sia gli uomini che le donne, sia la fascia d’età dei più giovani e sia le persone che si trovano a metà o al termine del proprio percorso lavorativo e che, per cause di forza maggiore, si ritrovano ad essere disoccupate. Secondo recenti dati Istat relativi al giugno del 2018, il tasso di disoccupazione, cioè il numero di persone che cercano un impiego sul totale della forza lavoro, è aumentato di due decimi di punto salendo al 10,9%. Il numero dei disoccupati risulta così pari a 2 milioni e 866 mila, mentre il numero di occupati è calato di 49 mila unità. Per quanto riguarda la disoccupazione nelle varie regioni d’Italia, si nota che il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno (19,4%) è tre volte quello del Nord (6,9%) e circa il doppio di quello del Centro (10%), per cui mentre il Centro-Nord sta uscendo dalla crisi, il Sud Italia si trova ancora in condizioni di forte mancanza di occupazione.

Per quanto riguarda la variabile genere, l’aumento della disoccupazione interessa sia gli uomini (+1,7%) e sia, in misura più marcata, le donne (+2,9%). Il tasso di disoccupazione maschile sale al 10,2% mentre quello femminile al 12,3%, anche se, il tasso di disoccupazione femminile, risulta comunque più basso rispetto a quello degli anni precedenti. Infine, per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, la situazione appare critica, poiché il tasso di disoccupazione degli under25 è pari al 32,5%, rispetto a quello della media europea che risulta pari al 19,3%. A fronte di questi dati, risulta necessario mettere in atto delle politiche di intervento in grado di far salire la percentuale di occupazione all’interno del nostro Paese, in quanto le problematiche che potrebbero derivare dalla disoccupazione risultano piuttosto serie e rilevanti.

 

Effetti psicologici della disoccupazione

Di solito, la perdita maggiore alla quale si pensa in caso di disoccupazione è quella della sicurezza economica ma questo, purtroppo, non è l’unico problema che i disoccupati si trovano ad affrontare in quanto, dalla disoccupazione, oltre che problemi economici, scaturiscono altre conseguenze negative che vanno ad incidere sulla vita della persona stessa. Il disoccupato, infatti, non è solo privato della sua occupazione ma anche della sua stessa identità, in quanto il lavoro rappresenta un elemento necessario per l’affermazione della propria identità e del proprio ruolo sociale, per cui quando il lavoro manca, la dignità dell’essere umano viene lesa sotto ogni livello e ciò avrà delle ricadute sul versante fisico, psicologico e sociale della nostra vita. La relazione tra disoccupazione e i sintomi fisici, psicologici e sociali che ne derivano non è lineare, in quanto influenzata da diversi fattori ma, in generale, la disoccupazione produce effetti oggettivi e comuni nei confronti di coloro che hanno perso il lavoro. Molti studi presenti in letteratura hanno indagato gli effetti fisici, psicologici, sociali e i vissuti emotivi caratteristici degli individui che vivono questa condizione.

Tra gli aspetti psicofisici, quelli maggiormente riscontrati sono gravi forme di somatizzazione quali disturbi del sonno, inappetenza, impotenza, disturbi dell’apparato gastrointestinale e, in generale, l’assunzione di stili di vita poco salutari come mancanza di movimento, aumento della sedentarietà, una maggiore propensione a fumare e un abuso di sostanze alcoliche. Tra gli aspetti più specificatamente psichici, una persona disoccupata tende ad essere maggiormente soggetta all’ansia, agli attacchi di panico, al nervosismo, allo stress e, soprattutto, alla depressione, individuato come il problema di salute mentale più diffuso e più sensibile all’impatto della crisi, portando ad un aumento del consumo di psicofarmaci e, in casi estremi, al suicidio (Pelzer, 2014). Tra i vissuti emotivi, invece, sono riportati fallimento e frustrazione, sentimenti di vuoto, di inadeguatezza, di insicurezza e di inutilità che possono combinarsi con vissuti di sconfitta e di rassegnazione, con conseguente peggioramento dell’autostima, della fiducia in sé stessi, negli altri, nella società e nel futuro (Costa, 2004). Inoltre, sono spesso riportati anche vissuti emotivi di vergogna, solitudine, senso di colpa e sentimenti di rivalsa e di vendetta.

Il vissuto emotivo della vergogna è dovuto al fatto che la mancanza di un lavoro è spesso percepita come un difetto che suggerisce inadeguatezza e diversità in relazione alle aspettative del mondo esterno. A sua volta, il vissuto emotivo della vergogna determina un isolamento affettivo, per cui le persone vengono emarginate o si autoescludono per paura di essere giudicate o non capite. Il vissuto emotivo del senso di colpa, invece, scaturisce dalla convinzione di non essere stati capaci di mantenere il proprio posto di lavoro. Inoltre, a fronte di un sistema che promuove come valori la ricchezza e uno status socio-economico elevato, chi non ha un lavoro tende a un ripiegamento su di sé e a ritenersi colpevole, inadatto e senza un posto nella società.

Inoltre, con il passare del tempo e il prolungamento della condizione di disoccupazione, possono comparire anche sentimenti di rabbia, di rivalsa e di vendetta nei confronti di un sistema in cui, nel frattempo, gli altri riescono ad integrarsi (Secci, 2015). Infine, altre conseguenze negative che scaturiscono dalla disoccupazione vanno ad agire negativamente anche sulla sfera sociale del soggetto, in quanto, una persona disoccupata, sia a causa di sentimenti personali quali frustrazione, depressione e vergogna e sia a causa di aspetti più oggettivi, quali un’insufficiente disponibilità economica, tende a chiudersi in sé stessa e ad evitare relazioni sociali e rapporti con gli altri. La perdita del lavoro, dunque, incide sul benessere generale degli individui modificandolo, con ripercussioni sulla salute sia fisica che psicologica e andando ad agire anche sulla sfera relazionale della persona disoccupata.

 

Il reddito di cittadinanza: requisiti, funzionamento, proposte di lavoro, incentivi alle imprese che assumono

Alla luce di quelle che sono le conseguenze innumerevoli e negative derivanti dalla disoccupazione, diventa necessario da un lato, adottare delle strategie in grado di arginare gli effetti precedentemente analizzati e, dall’altro lato, mettere in atto delle politiche in grado di rilanciare il mercato del lavoro e lo sviluppo economico, favorendo una maggiore occupazione ed una conseguente riduzione della disoccupazione. Tra le strategie politiche in grado di combattere la disoccupazione, è possibile citare senza dubbio quella derivante dal Reddito di Cittadinanza che, soprattutto in questi giorni, tende ad essere oggetto di dibattiti politici, economici e sociali. Ma andiamo ad analizzare più da vicino questa nuova politica, così da capirne il funzionamento e verificare se essa potrebbe davvero essere considerata come un mezzo di contrasto alla disoccupazione e alle sue conseguenze.

Il Reddito di Cittadinanza, parte integrante del Decreto Dignità proposto dell’attuale governo italiano, è stato approvato il 17 gennaio 2019 e si pone come una misura contro la disuguaglianza, l’esclusione sociale e la povertà e come mezzo di promozione del diritto al lavoro e alla formazione professionale, attraverso politiche finalizzate al sostegno economico e all’inserimento sociale di tutte le persone a rischio emarginazione nella società e nel mondo del lavoro. La legge sul Reddito di Cittadinanza stabilisce che lo Stato garantisca una soglia minima di reddito per i beneficiari, strumenti per la ricerca attiva di un lavoro, percorsi per la qualificazione e la riqualificazione professionale e proposte di lavoro adeguate al percorso formativo e all’esperienza professionale del lavoratore, con lo scopo finale di collocare il soggetto all’interno di un contesto lavorativo e trasformare così la persona da disoccupata a occupata.

Il beneficiario del Reddito di cittadinanza ha il dovere di siglare il Patto per il lavoro con il Centro per l’impiego, che rappresenta l’ente atto a fornire al richiedente un servizio di orientamento, di aiuto nella ricerca al lavoro e a favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Inoltre, il beneficiario ha l’obbligo di attivarsi nella ricerca di un lavoro, registrandosi su un’apposita piattaforma e consultandola quotidianamente. Vi è poi l’obbligo di prendere parte a colloqui e ad eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione e di partecipare a corsi di formazione e di riqualificazione professionale secondo le modalità stabilite nel Patto per il lavoro precedentemente siglato con il Centro per l’impiego. Il Reddito di Cittadinanza ha una durata di 18 mesi, periodo in cui il Centro per l’impiego è tenuto a proporre al soggetto delle offerte di lavoro che possono riguardare luoghi di lavoro vicino la residenza del soggetto o estendersi per l’intera nazione.

Ovviamente, allo scopo di favorire l’assunzione dei soggetti, sono previsti degli esoneri contributivi alle aziende che assumono i percettori del reddito di cittadinanza e anche incentivi per chi, invece, avvia attività autonome.   Il bonus per le assunzioni di percettori del reddito di cittadinanza sarà riconosciuto soltanto alle imprese che assumeranno il lavoratore a tempo pieno e indeterminato. Ai datori di lavoro sarà riconosciuto un incentivo di importo pari alla differenza tra le 18 mensilità di Reddito di cittadinanza e quelle già godute dal beneficiario. Oltre che alle imprese, avranno diritto a un bonus anche i disoccupati che decideranno di aprire una propria attività lavorativa. In tal caso, entro un anno dalla fruizione del reddito di cittadinanza, verrà riconosciuta in un’unica soluzione un beneficio addizionale di sei mensilità del reddito spettante.

 

Eventuali aspettative

Come si può bene notare da tali normative, lo scopo del Reddito di cittadinanza, oltre a quello di garantire un reddito minimo di inclusione sociale è, soprattutto, quello di poter trovare un lavoro ai beneficiari del reddito stesso. Se così fosse, i benefici derivanti da tale politica non sarebbero certo di poco conto. Infatti, con un eventuale aumento dell’occupazione si assisterebbe ad una maggiore disponibilità economica da parte del cittadino, il quale sarebbe disposto a spendere e ad investire e ciò determinerebbe una maggiore crescita economia di tutto il Paese. Oltre a tali conseguenze più generali, ci sarebbero anche degli aspetti più specificatamente individuali e psicologici che potrebbero migliorare di gran lunga la vita delle persone disoccupate. Un eventuale occupazione, infatti, porterebbe il soggetto a sperimentare una maggiore stima di sé, una maggiore fiducia nella proprie capacità e potenzialità, una maggiore propensione a creare rapporti interpersonali e, più in generale, ad avere una visione più ottimistica della propria condizione di vita. Inoltre, aspetti psichici negativi, quali ansia, attacchi di panico, inadeguatezza e depressione, tenderebbero man mano a ridursi per lasciare il posto ad uno stato d’animo più sereno e tranquillo.

E’ evidente, dunque, che i benefici psicologici e sociali derivanti da un eventuale una crescita occupazionale non sarebbero pochi. Resta da capire, però, se davvero le nuove politiche porteranno a un incremento dell’occupazione del nostro Paese o se queste resteranno soltanto delle ipotesi. Al momento, ancora non è dato saperlo, ma ci auguriamo che attraverso questi strumenti di contrasto alla disoccupazione, si verifichi una crescita dell’occupazione e si garantisca un lavoro a tutte quelle persone che, per troppo tempo, sono state escluse dal mercato del lavoro, pagando a caro prezzo tutte le conseguenze negative della disoccupazione analizzate in questo articolo.

Scritto dalla Dott.ssa Eleonora Scappaticci, Psicologa del lavoro e delle organizzazioni, specializzata nella selezione e nella formazione delle risorse umane

 

Riferimenti bibliografici

Costa G, (2004). Disuguaglianze di salute in Italia. Epidemiologia e Prevenzione.

Pelzer B., (2014). Coping with unemployment: the impact of unemployment on mnetal health, personality, and social interaction skills

Secci E. M. (2015). Disoccupazione e depressione: i vissuti emotivi e le dinamiche psicologiche.