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Teorie contrapposte

Sul Fatto Quotidiano, in articolo a firma di Davide Patitucci, scopriamo l’insorgere di una sfida tra neuroscienza e fisica quantistica per fornire una risposta sulle origini della coscienza umana. Il fisico, e matematico, anglosassone Roger Penrose, noto per gli studi condotti sull’universo, ha pubblicato un saggio, “La mente nuova dell’imperatore”, in cui afferma che le origini della coscienza sono riconducibili a una sorta di salto quantico dei neuroni, strettamente connesso alle leggi che governano il mondo dell’infinitamente piccolo, presieduto da atomi e particelle. Rita Levi Montalcini, nel suo libro “La galassia mente”, afferma che la coscienza è l’ultimo grande mistero e come tale, la principale sfida della biologia del terzo millennio. Dopo questa breve premessa la domanda sorge spontanea: dove affondano le origini della coscienza? Un mistero a cui l’uomo cerca di dare risposta da quando è uscito dalle caverne.

Oggi, in soccorso di tale dilemma, arriva un progetto di ricerca internazionale con degli stanziamenti forniti dalla fondazione Templeton World. Venti milioni di dollari è la cifra messa a disposizione e l’iniziativa è stata recentemente presentata al congresso della Società per le neuroscienze di Chicago. Un progetto che vede coinvolti oltre cinquecento ricercatori statunitensi, tedeschi, britannici e cinesi, guidati dalla professoressa italiana Lucia Melloni del Max Planck Institute for Empirical Aesthetics di Francoforte. La ricerca si basa su una vera e propria sfida tra teorie contrapposte. Un duello che lascerà dei feriti sul campo, poiché alcune delle teorie prese in esame saranno bocciate dai dati ottenuti costringendo i sostenitori ad ammettere la propria sconfitta. I test saranno condotti su dei soggetti volontari ai quali sarà analizzata, in tempo reale, la loro attività cerebrale. Tutto ciò potrà avvenire grazie a sofisticate tecniche.

 

Risonanze magnetiche

L’attività cerebrale sarà monitorata con la risonanza magnetica funzionale e anche con l’elettrocorticografia, una sorta di elettroencefalogramma della corteccia cerebrale. Una delle maggiori questioni che dividono i ricercatori è se la coscienza sia un semplice sottoprodotto dei processi di elaborazione dell’informazione, tanto da renderla, in linea teorica, riproducibile su un computer. O, sull’altro fronte, sia derivabile da peculiari caratteristiche del cervello, come se fosse letteralmente celata tra le pieghe dei neuroni; in special modo tra i binari delle cellule nervose, i cosiddetti microtubuli. Sostenitore di quest’ultima teoria è il cosmologo Penrose che, in collaborazione con il medico anestesista statunitense Stuart Hameroff, ha pubblicato uno studio in merito, sulla rivista Physics of Life Reviews, dove ipotizza che a breve si potrà provare, in via sperimentale, l’origine quantistica della coscienza grazie alle ricerche condotte sui microtubuli, dove i principi attivi di molti anestetici agiscono su di essi.

Nella nuova ricerca internazionale, invece, tra le ipotesi da mettere sotto osservazione, per essere provate, ci sono quelle dell’italiano Giulio Tononi, ricercatore presso l’University of Wisconsin-Madison, e quella di Stanilas Dehaene, operativo presso il Collège France di Parigi. Secondo l’ipotesi di Tononi la coscienza prenderebbe forma dalle connessioni cerebrali. Una maggiore quantità di neuroni che interagiscono tra loro, creerebbe un incremento del senso di coscienza percepito, anche in assenza di input sensoriali. Un processo che, sempre secondo Tononi, avverrebbe nella parte posteriore del cervello e non nella corteccia prefrontale come affermato, invece, dalla teoria di Dehaene, il quale le imputa un ruolo fondamentale. Sarebbe proprio la corteccia prefrontale, che monitora i processi cognitivi più complessi, a raccogliere le informazioni sensoriali e a organizzarle secondo una scala di priorità, prima di trasmetterle alle aree cerebrali esecutive. La coscienza, quindi, sarebbe formata da questo processo di selezione.

 

Nuove frontiere

Con coscienza, in psicologia, si parla di tutti quei processi cognitivi consapevoli per un individuo. Come si può leggere sull’articolo di psicologiaeds, la coscienza ha una funzione adattiva in grado di far riconoscere i propri processi mentali nell’esatto istante in cui si palesano, questo permette all’individuo di gestire le informazioni apprese dall’esterno, modulare le azioni future e quindi esprimere il senso dei propri pensieri ed emozioni in relazione all’ambiente. La coscienza è caratterizzata dall’intenzionalità: l’interazione tra le due parti deve essere intenzionale e direzionata dall’individuo; dall’unità, la coscienza si può rivolgere ad un solo oggetto alla volta; dalla selettività, la coscienza ha la capacità di includere alcuni oggetti ed escluderne altri; dalla transitorietà, la coscienza tende al cambiamento. La coscienza può essere intesa anche con una serie di livelli caratterizzati dalla dose di consapevolezza dell’individuo e si può parlare di tre gradi di coscienza: coscienza minima, coscienza piena e coscienza di sé.

Non è la mente ad influenzare il cervello, e quindi il corpo, ma esattamente il contrario. Da Wundt e lo strutturalismo della mente al secondo modello topico di Freud che vedeva la mente divisa in tre aree: Es, Io e Super Io, si è giunti alla Neuropsicologia, dove l’analisi della coscienza avviene attraverso l’utilizzo di tecniche di neuroimaging, tecnologie in grado di misurare il metabolismo cerebrale durante lo svolgimento di specifici compiti per valutare la relazione tra le attività fisiologiche del cervello e le funzioni prese in esame. Il neuroimaging sfrutta i cambiamenti del flusso ematico utilizzando strumenti come la PET (tomografia ad emissione di positroni) e la Risonanza magnetica funzionale. Si può registrare l’attività neuronale anche attraverso i mutamenti elettromagnetici con l MEG (Magnetoelettroencefalografia) e l’EEG (Elettroencefalogramma). Il viaggio della conoscenza sta svelando tutti i grandi misteri che hanno guidato l’umanità e ormai siamo catalogabili in migliaia di modi diversi, partendo dal gettonatissimo modello del consumatore, lasciando sempre meno spazio all’individualità di una persona. Perché si deve rientrare sempre in qualche categoria, e una comprensione definitiva del funzionamento della coscienza chissà a quali nuove frontiere ci condurrà.

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV