Skip to main content

I quadri che fanno tanto discutere i critici

Esiste una serie di cinque ritratti di monomani – monomanes in francese – meglio noti come Gli alienati di Géricault che è stata al centro di un complesso dibattito critico, non ancora concluso.   Nel catalogo ragionato pubblicato nel 1867 Charles Clément, biografo di Théodore Géricault (1791- 1824), riferisce di dieci “studi di teste di alienati”, realizzati tra il 1820 e il 1824, appartenuti all’alienista Etienne-Jean Georget. Di quelle dieci tele se ne conoscono solo cinque, quelle conservate dall’allievo Lachèze a Baden-Baden fino al 1864: Monomania del gioco, Monomania del furto di bambini, Monomania del furto, Monomania dell’invidia, Monomania del comando militare. Nonostante sia difficile stabilire con certezza la datazione dei ritratti, ciò su cui i critici sembrano essere concordi è la relazione della serie con il periodo di cura trascorso dall’artista presso Etienne-Jean Georget, specialista in malattie mentali. Pare che Géricault si fosse rivolto all’alienista per curare lo stato depressivo in cui era precipitato in seguito alle delusioni che si erano accumulate dopo le polemiche suscitate dal celebre quadro La zattera della Medusa, esposto al Salon parigino nel 1819.

Monomania del comando, 1821-23, Géricault, (Winterthur, Sammlung Oskar Rei nhart “am Römerholz”)

Una questione che ha tanto fatto discutere riguarda il motivo e la destinazione di questi quadri così singolari: K. Berger considerava le opere come materiale didattico che permetteva a Georget di “fare le lezioni di patologia con più precisione che se fosse in presenza dell’alienato in persona” (1968, pp.187-188); per D. Aimé-Azam (1970, p. 241) la serie era stata realizzata e donata allo specialista per ringraziarlo delle cure; altri ritengono che Georget l’abbia commissionata per decorare il suo studio, altri ancora che sia il frutto di un compito dato a Géricault a scopo terapeutico. Il mito dell’artista maudit ha poi spinto a ritenere che l’artista si fosse interessato ai fous semplicemente perché lui stesso lo era.

 

Le teorie di Etienne-Jean Georget tradotte in arte

Negli ultimi anni la critica sembra dare più credito alla teoria secondo la quale Géricault avesse tratto ispirazione dalle teorie espresse in quegli anni da Georget, autore nel 1820 del trattato De la folie: considérations sur cette maladie e allievo di Jean-Étienne Dominique Esquirol. I due si possono definire due pionieri della psichiatria moderna: eredi delle teorie di Philippe Pinel, riconoscevano gli alienati come malati da curare e non individui indemoniati da incatenare. È verosimile che l’artista non sia rimasto impassibile di fronte al nuovo modo di concepire le malattie mentali e le persone che ne erano affette. I ritratti, nei quali appare chiara la volontà di procedere a un lavoro sistematico di analisi profonda dei diversi tipi di manie, sono un riflesso della psichiatria nascente e rappresentano l’origine di una storia della follia in seno all’arte, che l’aveva fino ad allora ignorata.

Monomania del Gioco, 1821-23, Géricault, (Parigi, Louvre)

Opere simili erano infatti impensabili qualche anno prima. All’inizio del XIX secolo insieme alle nuove considerazioni in campo scientifico si era diffusa l’esigenza di illustrare queste condizioni: ne sono un esempio i disegni di Georges Francois Marie Gabriel, nei quali si coglie l’inclinazione a ricreare una tipologia generica, tentando di inserire gli alienati nell’ordine della rappresentazione. L’individuo è così ridotto al tipo, al sintomo e per tale motivo i disegni sono da intendere come immagini della follia a uso clinico.

 

I ritratti di Géricault

Di tutt’altra natura sono i dipinti di Géricault, che si possono definire a tutti gli effetti “ritratti” perché pongono l’attenzione sul folle inteso come persona individualizzata, comunicatrice dell’intensità della sua esistenza. L’artista tratta l’argomento con molta delicatezza, avendo come obiettivo principale quello di restituire ai soggetti la loro dignità. I protagonisti sono persone in posa, non sono colte in nessun atto scabroso. La percezione della realtà interiore deviata è affidata ai dettagli: i tratti del volto, lo sguardo perso o allucinato, la trasandatezza, l’abbigliamento, lo sfondo scuro che accentua l’isolamento mentale. Sono opere singolari nelle quali Géricault indaga con crudo realismo il mondo della follia con un’eccezionale maestria nella tecnica controllata. È il mezzo principale utilizzato per presentare particolari aspetti della condizione umana di uomini e donne affetti da alterazioni psichiche ascritte alla categoria delle monomanie.

Monomania-del-furto, 1821-23, Gericault , (Gand, Museum voor Schone Kunsten)

Monomania del rapimento di bambini, 1821-23, Ge ricault, (Springfield, Museum of Fine Arts)

La monomania del comando militare è rappresentata da un uomo che porta una medaglia al collo e un berretto militare, emblemi che stridono con la trasandatezza della barba incolta. Per La monomania del rapimento di bambini l’alienato indossa un abito piuttosto fanciullesco e lo sguardo rivela una sorta di tristezza: due aspetti che spiegano in un certo qual modo la patologia del monomane che mischia le pulsioni sessuali con il rimpianto per i tempi della sua infanzia. L’uomo con la Monomania del furto ha un’inquietante espressione al limite dello stupore; gli occhi vuoti e l’aspetto trasandato mostrerebbero l’incapacità di controllare le sue azioni. La donna affetta dalla Monomania del gioco ha occhi incavati e palpebre arrossate; il volto mosso dalla bocca contratta in una smorfia e da profonde rughe emana una particolare inquietudine. Infine La monomania dell’invidia veste i panni di una donna anziana, soprannominata La Iena della Salpêtrière. Berget riporta una citazione tratta dal De la folie di Georget che corrisponde particolarmente alla fisionomia della malata qui raffigurata: “La circolazione sanguigna diventa più attiva; la pressione arteriosa sale; le arterie della testa battono forte; gli occhi brillano e sono iniettati di sangue” (1968, p. 189).

 

Riferimenti bibliografici

Gericault: la folie d’un monde – catalogo della mostra tenuta al Musees des Beaux-arts de Lyon, 2006

AIMÈ-AZAM, La Passion de Géricault, Parigi, 1970

BERGER, Géricault et son oeuvre, Parigi, 1968

CLÈMENT, Théodore Géricault, Parigi, 1867