Come definirlo?
Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (DDAI), è un disturbo del neurosviluppo, noto con l’acronimo inglese ADHD, ossia attention deficit hyperactivity disorder. Questo disturbo esordisce durante l’infanzia ma anche gli adulti possono soffrirne. Spesso gli adulti che hanno questo disturbo hanno ricevuto poco supporto sia a livello diagnostico che riabilitativo, la cosa si complica ulteriormente se non hanno ricevuto la diagnosi da piccoli. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è caratterizzato da disattenzione e/o iperattività/impulsività e interferisce con il funzionamento o lo sviluppo della persona (A.P.A., 2014). La differenza tra la diagnosi fatta nei bambini o nelle persone da diciassette anni in su è il numero dei sintomi presenti per poter formulare la diagnosi. Infatti nei bambini devono presentarsi almeno sei sintomi, mentre negli adulti sono sufficienti cinque sintomi o più (A.P.A., 2014).
La disattenzione si manifesta attraverso l’incapacità della persona di prestare attenzione all’attività che svolge, questo comprende anche l’attività lavorativa. L’adulto con il deficit di attenzione e iperattività ha anche difficoltà nel mantenere l’attenzione per diverso tempo. Spesso la persona non sembra ascoltare il suo interlocutore, non riesce a portare a termine i lavori assegnati, ha difficoltà nel seguire le istruzioni, fatica nell’organizzare i compiti e le attività, perde spesso gli oggetti, prova avversione nel dedicarsi ai compiti che richiedono uno sforzo protratto nel tempo, gli stimoli esterni lo distraggono facilmente ed è spesso sbadato nelle attività quotidiane. Invece l’impulsività e iperattività comprende le seguenti manifestazioni: spesso agita o batte mani e piedi o si dimena sulla sedia, lascia il proprio posto in situazioni inopportune, spesso si sente irrequieto, non riesce a svolgere attività ricreative tranquillamente, parla troppo, non riesce a rispettare il proprio turno e spesso interrompe gli altri o è invadente (A.P.A., 2014).
Valutazione neuropsicologica
Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività implica uno sviluppo cerebrale diverso e di conseguenza un diverso funzionamento. Lo studio condotto da Uddin e colleghi (2017) ha rilevato, nelle persone con ADHD, una riduzione della sostanza bianca del corpo calloso. Inoltre, le persone con disturbo da deficit di attenzione e iperattività presentano diverse anomalie nelle cortecce frontali, temporali, occipitali e nelle regioni insulari inferiori (Uddin et al., 2017). Un altro studio ha evidenziato il coinvolgimento delle regioni prefrontali ventrolaterali e insulari che risultano più piccole e sono ipofunzionanti (Norman et al., 2016). Diversi studi effettuati grazie alle tecniche di imaging funzionale e strutturale, la stimolazione magnetica transcranica e l’elettrofisiologia, hanno confermato il coinvolgimento delle regioni della corteccia frontale, parietale e temporale, dei gangli della base (striato), del corpo calloso e del cervelletto (Vicari et al., 2010). Il coinvolgimento di queste aree spiega le manifestazioni comportamentali delle persone con ADHD, ossia: inattenzione, impulsività ed iperattività.
L’adulto con disturbo da deficit di attenzione e iperattività necessità di una valutazione neuropsicologica così come il bambino. Ci sono adulti che hanno ricevuto la diagnosi da piccoli ed è comunque necessario un monitoraggio per vedere l’evoluzione del disturbo nel tempo. Invece, altri adulti non hanno ricevuto la diagnosi si rivolgono spesso ad uno specialista perché si riconoscono nei sintomi dell’ADHD letti internet o perché uno dei loro figlio ha ricevuto la diagnosi. Le persone con disturbo da deficit di attenzione e iperattività presentano spesso delle difficoltà di natura esecutiva, le funzioni importanti da indagare sono: attenzione, funzioni esecutive, memoria, funzioni percettive, funzioni visuospaziali e linguistiche. Quindi vengono indagate le capacità attentive, le capacità di decision making, la flessibilità cognitiva, la motivazione, la capacità di inibizione motoria, le capacità di autocontrollo, la velocità di elaborazione (Fuermaier et al., 2019). I deficit di memoria sono secondari, infatti sono spiegati da danni di natura esecutiva (Fuermaier et al., 2019).
Qualche considerazione
Si stima che circa il 30-60% dei bambini che hanno ricevuto diagnosi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività la mantiene anche da adulto. La componente motoria si riduce e prevalgono le difficoltà attentive, solitamente nei bambini sono presenti entrambe. Effettuare una buona valutazione neuropsicologica consente di effettuare una corretta diagnosi che serve per impostare un progetto accurato di trattamento. La valutazione mira a delineare il profilo neuropsicologico della persona, cioè rintracciare non solo i punti di debolezza della persona ma anche i punti di forza. Il trattamento mira a potenziare la persona, così che possa ottenere dei buoni risultati, tenendo conto della situazione iniziale. Al di là di tutto, è importante che la persona riesca a far fronte alle richieste ambientali, in modo da risultare funzionale e adattato al suo contesto. Le situazioni di vita risultano sempre più complicate rispetto alle richieste di un test, per ciò è importante acquisire informazioni anche durante i colloqui (Fuermaier et al., 2019).
Prima viene effettuata la diagnosi, prima si può intervenire basandosi sui punti di forza della persona ed impostando dei progetti terapeutici. Per consentire alle persone con disturbo da deficit di attenzione e iperattività di essere facilitati nel loro ambiente, è utile far si che adottino delle strategie compensative. Tra le strategie compensative possono essere utilizzati degli ausili esterni per la memoria, come le agende. È importante rendere l’ambiente esterno il meno distrattivo possibile, dato che le persone con ADHD sono facilmente distratti da stimoli esterni. Inoltre, può essere suggerito l’uso di organizer (Fuermaier et al., 2019). Queste persone spesso si sentono incomprese, faticano, soffrono e spesso perdono il lavoro perché non sono capaci di portare a termine il compito assegnato o non riescono a rispettare i tempi di consegna. Comprendere che tutto ciò è dovuto al disturbo, è utile e anche seguire un percorso che li aiuti a sfruttare i loro punti di forza.
Riferimenti bibliografici
A.P.A. (2014). DSM-5: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Fuermaier, A.B.M., Fricke, J.A., de Vries, S.M., Tucha, L. & Tucha, O. (2019). Neuropsychological assessment of adults with ADHD: A Delphy consensus study. Appl Neuropsychol Adult, 26 (4): 340-354. Doi:10.1080/23279095.2018.1429441.
Norman, L.J., Carlisi, C., Lukito, S., Hart, H., Mataix-Cols, D., Radua, J., et al. (2016). Structural and functional brain abnormalities in attention-deficit/hyperactivity disorder and obsessive-compulsive disorder: a comparative meta-analysis. Jama Psychiatry, 73 (8): 815-825. Doi:10.1001/jamapsychiatry.2016.0700.
Uddin, L.Q., Dajani, D.R., Voorhies, W., bednarz, H. & Kana, R.K.K. (2017). Progress and roadblocks in the search for brain-based biomarkers of autism and attention-deficit/hyperactivity disorder. Transl Psychiatry, 7 (8). Doi:10.1038/tp.2017.164.
Vicari, S. & Caselli, M.C. (2010). Neuropsicologia dello sviluppo. Bologna: il Mulino.




