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Chi era Phineas Gage?

Phineas Gage nacque a Lebanon nel Luglio del 1823. Costruiva ferrovie e divenne famoso per l’incidente che lo vide coinvolto e al quale miracolosamente sopravvisse. Nel 1848 mentre faceva brillare le mine per aprire un varco per la costruzione di una ferrovia, provocò involontariamente un’esplosione. Il tondino di ferro che stava usando, alto tre piedi e sette pollici con diametro di un pollice e un quarto e peso tredici libre e un quarto, gli sfondò il cranio. Il tondino entrò dalla guancia sinistra dell’uomo e uscì dalla corteccia prefrontale, per essere rinvenuto a una certa distanza, sporco di sangue e cervello. Fu subito soccorso e seguito da Harlow, un medico locale. Non riportò conseguenze sul piano fisico, se non la cecità dell’occhio sinistro. Tuttavia, la sua vita non fu più la stessa e chi lo conosceva affermava che non era più lui.

Harlow constatava che l’uomo stava bene, infatti quasi subito riprese a parlare e poi a camminare. Tuttavia, il suo comportamento cambiò notevolmente. Gage morì nel 1861, a San Francisco, dopo aver pellegrinato per diverso tempo (Damasio et al., 1994). Il suo incidente e la sua miracolosa guarigione attirarono molto l’attenzione, anche se non si parlò della sua morte. Phineas venne sepolto con il tondino di ferro e non fu fatta l’autopsia. Solamente dopo cinque anni dalla sua scomparsa, Harlow ottenne l’autorizzazione dalla famiglia per riesumare il corpo insieme al tondino, al fine di sostenere successivi esami. Oggi, il cranio di Phineas Gage e il tondino si trovano esposti al Warren Anatomical Medical Museum dell’Università di Harvard. In seguito furono fatti altri studi, usando anche le più moderne tecniche di ricostruzione tridimensionale, per provare a identificare in modo più preciso la sede della lesione (Ratiu et al., 2004).

 

Le alterazioni a seguito della lesione

Prima del suo incidente, Phineas Gage era un uomo molto responsabile, intelligente, socialmente integrato, molto amato da amici e compagni di lavoro (Pinel, 2007). Inoltre, Gage era ascoltato dai colleghi e anche dai superiori, questo dimostra che era una persona assennata e degna di stima (Grossi et al., 2015). Dopo l’incidente, Gage non fu più la stessa persona, presentava dei comportamenti che possiamo definire opposti rispetto ai precedenti, la sua condotta sociale era totalmente diversa e anche le sue emozioni mutarono. Diventò una persona iraconda, violenta e instabile. Mentre in passato, era una persona molto religiosa e timorosa di Dio, a seguito dell’incidente divenne blasfema, e bestemmiava con estrema facilità. Gage non riuscì più a mantenere il posto di lavoro, era incapace di rispettare le regole e gli orari di lavoro. Era inaffidabile e non riuscì più a trovare una posizione di responsabilità. Inoltre, era incapace di mantenere i rapporti con le altre persone. Spesso, infatti, i pazienti con lesioni prefrontali, sono impulsivi cioè tendono a non considerare le conseguenze delle loro azioni, pertanto non valutano l’idea che gli altri possono offendersi e sono scarsamente empatici con il prossimo.

Dopo qualche tempo, Gage decise di lasciare la sua città e cominciò a vagare, fino a quando morì. Il suo vagabondare (comportamento tipico di molte persone con lesioni di questo tipo) durò circa dieci anni, questo rileva anche la fatica che doveva affrontare nel trovare ogni volta un nuovo luogo dove risiedere. Sebbene, dal punto di vista cognitivo e intellettuale sembrò non cambiare nulla, lo stesso non si può dire della sua sfera emotiva: la sua personalità mutò parecchio a seguito dell’evento (Pinel, 2007). Il caso di Gage, ha contribuito a cambiare l’idea che inizialmente si aveva dei lobi prefrontali. In precedenza si riteneva che non avessero funzione alcuna; Phineas dimostrò come può essere modificata la personalità e la gestione delle emozioni, a seguito della lesione di queste aree. Pertanto, Phineas Gage può essere considerato una sorta di esperimento naturale e casuale, che ha portato a questa rivoluzionaria scoperta (García-Molina, 2012). Ancora oggi, è un caso molto studiato è discusso.

 

Riferimenti bibliografici

Damasio, H., Grabowski, T., Frank, R., Galaburda, A.M. & Damisio, A.R. (1994). The return of Phineas Gage: clues about the brain from the skull of a famous patient. Science,264. Doi:10.1126/science.8178168.

García-Molina, A. (2012). Phineas Gage and the enigma of the prefrontal cortex. Neurologia, 27 (6). Doi:10.1016/j.nrl.2010.07.015.

Grossi, D. & Trojano, L. (2015). Lineamenti di neuropsicologia clinica. Roma: Carocci editore.

Pinel, J.P.J. (2007). Psicobiologia. Milano: il mulino.

Ratiu, P., Talos, I., Haker, S., Liberman, D. & Everett, P. (2004). The tale of Phineas Gage, digitally remastered. J neuro trauma,21 (5). Doi:10.1089/089771504774129964.

 Van Horn, J.D., Irimia, A., Torgerson, C.M., Chambers, M.C., Kikinis, R. & Toga, A.W. (2012). Mapping connectivity damage in the case of Phineas Gage. Plos One, 7 (5). Doi:10.1371/journal.pone.0037454.