Caratteristiche del disturbo dello spetto autistico
Il disturbo dello spettro autistico è un disturbo pervasivo dello sviluppo (A.P.A., 2014). Il termine autismo descrive una costellazione di deficit della comunicazione sociale e comportamenti ripetitivi. I deficit riguardanti la comunicazione sociale coinvolgono più in generale l’interazione sociale. I deficit nell’area della relazione, impediscono di rispondere o iniziare un’interazione con gli altri, si rilevano deficit dello sviluppo, della gestione e della comprensione delle relazioni. Inoltre, le persone con autismo presentano dei deficit nella comunicazione non verbale. Gli interessi di queste persone sono ristretti e limitati, è presente una forte rigidità del pensiero. L’autismo impedisce o comunque rende difficile anche l’attuazione di un minimo cambiamento della routine. Tali sintomi compromettono il funzionamento della persona e si presentano precocemente nello sviluppo. L’autismo può presentarsi con o senza compromissione intellettiva, con o senza compromissione linguistica o con altri disturbi del neurosviluppo, mentali o comportamentali (A.P.A., 2014).
Non si conoscono con certezza le cause dell’autismo. Tuttavia, la componente genetica gioca un ruolo fondamentale insieme ad altre cause. Parlando di disturbo dello spettro autistico si vuole sottolineare l’eterogeneità del disturbo, questo può essere infatti più o meno grave. Le persone con autismo hanno uno sviluppo neurale alterato, anche se non sono stati individuati biomarcatori affidabili (Sanchack et al., 2016). Per formulare la diagnosi è necessaria l’osservazione, i colloqui clinici e l’applicazione di reattivi testologici. Ad oggi, la comunità scientifica parla di spettro autistico, includendo l’Asperger e anche il disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato. Il disturbo dello spettro autistico può avere delle comorbilità con altri disturbi genetici, come la sindrome dell’X fragile. Inoltre, può essere in comorbilità con altre sindromi, come l’ADHD (Sanchack et al., 2016).
La mentalizzazione
La comunità scientifica ha cercato di stabilire i deficit singoli o multipli che potrebbero giustificare la presenza di autismo. Baron-Cohen ha riscontrato nelle persone affette da autismo delle difficoltà nella mentalizzazione. La mentalizazione è la comprensione intuitiva degli stati mentali altrui. È nota anche con il termine teoria della mente. Le persone con autismo non riescono ad individuare gli stati mentali degli altri ed i propri. Questo significa che non riescono ad individuare le credenze, le intenzioni, i desideri o le emozioni degli altri e neanche riferirli a loro stessi. Baron-Cohen e colleghi (1999) hanno effettuato uno studio con soggetti autistici, utilizzando la risonanza magnetica funzionale, mentre svolgevano un compito. Il compito consisteva nel guardare le fotografie degli occhi di alcune persone e stabilire l’emozione che provavano. Rispetto ai soggetti normali, nelle persone con autismo si rilevava una minore attivazione nelle regioni frontali e nessuna attivazione nell’amigdala.
È utile chiarire come la mentalizzazione influenzi la vita di tutti gli uomini, molto più di quanto pensiamo. L’uomo è un essere sociale che prova a comprendere gli altri e ad agire di conseguenza. La mentalizzazione è alla base dell’empatia: come ci si può sintonizzare con gli altri se non si riconoscono i propri stati mentali? comprendere le credenze di una persona è importante per valutare anche come comportarsi nei confronti degli altri. Per capire le capacità di mentalizzazione si può spiegare il funzionamento del test sulla falsa credenza come Sally-Anne test. Serve per studiare la capacità dei bambini di attribuire un convincimento sulla mente di altre persone. Il bambino viene interrogato su dove la protagonista pensi che si trovi una biglia. In questo caso, il bambino è chiamato a dichiarare dove si trova la biglia per la bambola e non per lui. Quindi deve essere capace di distinguere la sua credenza da quella della bambola.
La prospettiva dominio-generale
Secondo tale prospettiva, le difficoltà che esperiscono le persone affette da autismo, riguardano difficoltà neurologiche più ampie, ossia un deficit delle funzioni esecutive. Tale deficit spiegherebbe le difficoltà di pianificazione e del controllo del comportamento. È come se le persone con autismo si comportassero come i pazienti neurologici con una lesione a carico dei lobi prefrontali. I lobi prefrontali sono importanti in svariati compiti: il mantenimento dell’attenzione, la flessibilità cognitiva, la pianificazione, l’inibizione, il monitoraggio dello svolgimento di un’azione, ecc. Un deficit di questa natura compromette l’efficacia nella vita di tutti i giorni e anche l’autonomia. Diversi studi hanno dimostrato che le persone con autismo, hanno delle difficoltà nella memoria di lavoro, nella flessibilità cognitiva, nella pianificazione, nelle generazioni di nuove idee e azioni, nel monitoraggio delle stesse, invece sembrano non presentare deficit di inibizione (Vicari et al., 2010).
Le disfunzioni esecutive sono una caratteristica molto diffusa nel disturbo dello spettro autistico. Implicano una carenza delle funzioni esecutive, ossia del coordinamento di processi cognitivi ed emotivi superiori. Le funzioni esecutive consentono di fornire risposte adeguate alle richieste non ordinarie dell’ambiente. Il ruolo che le disfunzioni esecutive hanno nel disturbo dello spettro autistico è ancora controverso. In quanto, da un lato si pensa che tale deficit sia presente nelle persone con autismo e anche nei fratelli e nei genitori, quindi esiste una familiarità. Dall’altro lato c’è chi ritiene che tale deficit sia presente in altre patologie e quindi non sia distintivo dell’autismo. Infatti, il deficit esecutivo è presente anche nell’ADHD, nella dislessia, nella disabilità intellettiva, nella schizofrenia e nella sindrome di Tourette (Alsaedi et al., 2020). Ovviamente non tutte le funzioni esecutive sono compromesse nelle persone con disturbo dello spettro autistico. Vista l’eterogeneità del disturbo, è importante effettuare una valutazione ad hoc per formulare un adeguato progetto riabilitativo.
Riferimenti bibliografici
Alsaedi, R.H., Carrington, S. & Watters, J.J. (2020). Behavioral and neuropsychological evaluation of executive functions in children with autism spectrum disorder in the gulf region. Brain Sci., 10 (2):120. Doi:10.3390/brainsci10020120.
A.P.A. (2014). DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Cortina Raffaello.
Baron- Cohen, S., Ring, H.A., Wheelwright, S., Bukkmore, E.T., Brammer, M.J., Simmons, A., et al. (1999). Social intelligence in the normal and autistic brain: an fMRI study. Eur J Neurosci, 11 (6): 1891-8.
Sanchack, K.E. & Thomas, C.A. (2016). Autism spectrum disrder: primary care principles. Am Fam Psysician, 94 (12): 972-979.
Vicari, S. & Caselli, M.C. (a cura di) (2010). Neuropsicologia dello sviluppo. Bologna: il Mulino.




