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Suicidi femminili nel mondo greco

Nel descrivere la decorazione pittorica della Lesche degli Cnidi a Delfi, realizzata da Polignoto intorno al 460 a.C., Pausania il Periegeta individua Fedra nell’atto di dondolarsi su un’altalena. L’autore aggiunge che la scena rammenta in maniera chiara il modo con il quale la donna morì. Nella tragedia l’Ippolito Coronato, Euripide riferisce che la regina di Atene Fedra, rea di amare il figliastro Ippolito, decise di togliersi la vita impiccandosi. In Grecia questa era una morte tipicamente femminile e gli esempi nella mitologia si sprecano. Per Omero Epicaste, madre di Edipo, dopo aver scoperto l’incesto si suicidò in questo modo. Lo stesso fecero Arianna, Giocasta, Antigone, per citarne alcune. Si racconta che spesso le donne greche ricorressero all’impiccagione per sottrarsi a un ratto, una violenza, una vergogna oppure in seguito a un oltraggio subìto. È quest’ultimo ad esempio il caso di Aracne, che dopo essere stata sconfitta dalla dea Atena in una gara di ricamo corse ad impiccarsi.

Le donne nel mondo greco morivano anche per avvelenamento o annegamento, più spesso tramite il il katapontismós (tuffo nell’acqua). Sono tutte modalità che non prevedono la fuoriuscita di sangue: solo gli uomini potevano togliersi la vita trafiggendo il loro corpo con una spada (l’esempio più celebre è quello del guerriero Aiace). Tornando all’opera di Polingoto, perché Pausania dice che l’atteggiamento in cui è ritratta Fedra suggerisce il suo suicidio? Per spiegarlo facciamo ricorso a un’altra immagine antica: su un vaso a figure rosse dipinto dal cosiddetto Pittore di Penelope ritrovato a Chiusi si vede un satiro che spinge una fanciulla sull’altalena. Sotto di lei è incisa la scritta Ale : queste sono le prime tre lettere della parola Aletis (vagabonda-errante), titolo di un canto intonato dalle giovani vergini durante la festa delle Aiora (altalene), celebrate in occasione delle Antesterie (feste in onore di Dioniso).

 

Il mito di Erigone

La spiegazione del rituale si trova in un mito: Aletis non era solo un canto, ma anche e soprattutto il soprannome di Erigone, giovane figlia di Icario, l’uomo che aveva offerto ospitalità a Dioniso al suo arrivo in Attica. Il dio per ringraziarlo gli aveva fatto dono della vite e dunque del vino, fino ad allora sconosciuto agli uomini. Il generoso Icario offrì la bevanda agli abitanti del villaggio. Questi, non conoscendone gli effetti, si ubriacarono, ma credendo di essere stati avvelenati, uccisero il povero Icario. La figlia Erigone iniziò a errare alla ricerca del padre, finché non ne trovò il corpo senza vita sotto un albero. Presa dalla disperazione, la fanciulla si impiccò, non prima però di aver maledetto gli assassini del padre, condannando le loro figlie alla stessa fine. Da quel momento tutte le fanciulle ateniesi in età da marito presero ad impiccarsi, mettendo in pericolo l’avvenire della città.

Un satiro spinge una giovane sull'altalena

Un satiro spinge una giovane sull’altalena

L’oracolo di Apollo a Delfi consigliò allora di istituire la festività delle Aiora per placare la rabbia di Erigone. Vennero così costruite delle altalene per soddisfare il folle desiderio irrefrenabile delle giovani di dondolare sospese a mezz’aria. Riprendendo la scena del vaso oggi conservato in un museo di Berlino, Eva Cantarella fa una puntualizzazione. La presenza del satiro è già giustificata dal fatto che le Aiora si svolgessero durante le celebrazioni di ambito dionisiaco. Ma la storica aggiunge una lettura ulteriore facendo ricorso al Corpus Hippocraticum dove si legge di un tipo di epilessia causata dall’astinenza sessuale che colpiva le vergini e causava l’incontrollabile tendenza ad impiccarsi. La figura del satiro è tradizionalmente connessa alla sessualità e tramite questo collegamento si elabora il concetto dell’altalena come mezzo della morte simbolica della vergine per far nascere la donna, nei fondamentali riti di passaggio femminili praticati nell’antica Grecia.

 

La simbologia dell’altalena

L’antropologo Ernesto De Martino condivide il rimando dell’altalena all’amplesso sessuale e la sua «valenza di deflusso simbolico dell’impulso suicida mediante impiccagione» (De Martino 2009, p. 233). Lo studioso affronta la simbologia dell’altalena nell’ambito del suo studio sul tarantismo, fenomeno che colpiva molte donne salentine. De Martino spiega che queste erano credute possedute dal demonio, quando in realtà erano affette da particolari forme di nevrosi. Per placarne gli effetti si faceva ricorso all’oscillazione altalenante che in qualche modo riusciva a rilassarle. Anche in questo caso la protagonista è la figura femminile in momenti nevralgici della sua esistenza. De Martino va alla ricerca delle origini di questa pratica e individua come precedente la crisi della “pubertà femminile nel mondo greco”. Per “crisi” intende il conflitto interiore delle adolescenti nel passaggio dall’immagine paterna a quella del futuro sposo. Per l’antropologo il mito di Erigone evoca proprio questo dilemma prima con la ricerca disperata del padre e poi con il suicidio dopo il ritrovamento del corpo. L’altalena diventa dunque un simbolo, un richiamo di quei momenti precisi in cui le donne sono soggette a quelli che De Martino definisce “rischi esistenziali”.

Eros spinge una giovane sull'altalena

Eros spinge una giovane sull’altalena

Abbandoniamo il legame mitologico tra donna e altalena; questa infatti suscita attrazione in chiunque, a prescindere dal sesso o dall’età. Ciò che affascina è sicuramente il dondolio in aria, la sospensione, la vertigine che il movimento ondulatorio provoca, la sensazione di vuoto, il continuo cambio di prospettiva visiva. Avanti e indietro, sempre più in alto. L’attrazione per la «vertigine», quell’ebbrezza che riesce a strapparci dal mondo razionale, è una necessità della vita psichica. Tutti abbiamo bisogno di isolarci dal mondo che corre frenetico attorno a noi. E “Cosa ci può essere di più separato, di più isolato di una persona issata su un’altalena, sollevata da terra, sospesa a mezz’aria?” (Cantarella 2018, p. 82)

 

 

Riferimenti bibliografici

Cantarella E. (2018). I supplizi capitali: origine e funzioni delle pene di morte in Grecia e a Roma. Milano : Feltrinelli

De Martino E. (2009). La terra del rimorso : contributo a una storia religiosa del Sud. Milano : Il Saggiatore

 

Immagini

Pittore di Penelope, skyphos, Satiro spinge una giovane sull’altalena, 450-400 a.C.

Pittore del Bagno, hydria, Eros spinge una giovane sull’altalena, 450-400 a.C.