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La scelta di due sorelle

Alice ed Ellen Kessler, hanno deciso di dire addio alla vita insieme. Leggendo, tra i vari articoli usciti, si apprende qualcosa di ciò che è stata la loro vita dopo il tramonto del grande successo riscosso in Italia negli anni sessanta. In un articolo della “Gazzetta dello sport” si legge che da quarant’anni erano tornate a vivere nel loro Paese d’origine, la Germania. Avevano acquistato una villa composta di due appartamenti e con ingressi indipendenti. Case separate ma identiche, con un ampio salone in comune. In caso di dissapori, o esigenze di natura personale, una parete divisoria mobile separava i due appartamenti.

Uno stile di vita indipendente e colto

Le abitazioni, erano caratterizzate dalla passione per i libri, i quadri astratti e moltissime fotografie che ritraevano le gemelle. Artiste a tutto tondo, sono state attrici, cantanti e ballerine. Una volta a settimana, insieme a una coppia di amici tedeschi, andavano a cena fuori. Il martedì sera avevano il tavolo fisso in una birreria, mentre negli altri giorni si organizzavano alternandosi nel cucinare.

Le Kessler non si sono mai sposate. Tra le motivazioni, spiccano quella di un padre alcolizzato e violento con la madre e, soprattutto, la ferma intenzione di non aver mai voluto essere dipendenti da un uomo. Questo non ha impedito loro di aver avuto delle storie d’amore. Donne padrone delle loro scelte, consapevoli del loro modo di essere e del voler essere sempre vicine. Prima di morire, non avendo figli ed eredi diretti, avevano deciso di lasciare la propria eredità a diverse organizzazioni benefiche.

Oltre il dolore fisico: le ragioni di una scelta

Giravano voci su una presunta depressione di Ellen negli ultimi anni. Ma, al netto di questa eventualità, le due sorelle hanno sempre dichiarato agli amici che se ne sarebbero andate insieme. A tal proposito, può essere spunto di riflessione un interessante articolo della psicologa e tanatologa Elisa Mencacci. La dottoressa, fornisce una mappa per aiutare a comprendere i reali bisogni e il significato più profondo celato nella richiesta di una persona anziana che vorrebbe morire. Le motivazioni sono diverse e di non facile lettura, dove molto spesso quelle esistenziali e spirituali svolgono un ruolo primario.

La causa principale della richiesta di fine vita è legata a una malattia inguaribile, invalidante e dolorosa. Un desiderio di cui i medici, spesso, sono i primi interlocutori, in virtù del fatto che posseggono gli strumenti per accelerare il processo. Una richiesta di fine vita, spiega la dottoressa Mencacci, non è obbligatoriamente l’espressione di un desiderio di eutanasia o di una reale intenzione nel voler morire.

Le motivazioni tra fragilità e autodeterminazione

Nella richiesta possono presentarsi diversi significati, non secondari, che meritano di essere interpretati per comprendere le ragioni di un anziano che non vuole più vivere. Le motivazioni, non esclusivamente legate al dolore fisico, conducono in altri terreni di battaglia e si svelano dentro di sé, con la vita che ha perso di ogni senso. Verso gli altri, con la preoccupazione di essere diventati un peso.

Fragilità interiore e dipendenza dal prossimo possono risultare ostacoli insormontabili. La dottoressa Mencacci, continua scrivendo che le ragioni sono individuabili anche nei sentimenti di autosvalutazione che un anziano prova di fronte al proprio corpo che si trasforma, attraverso un processo irreversibile dove, nell’indebolirsi, avverte un deterioramento generale. Vede il suo corpo affievolire e avverte le sue funzioni vitali alterarsi.

Un’altra motivazione è dettata dall’importanza dei legami per l’essere umano. L’ anziano matura il dubbio di non essere più importante per gli affetti e la rete sociale che lo circonda. Tra le varie ragioni c’è anche quella che permette alla persona anziana di difendere un prezioso spazio di autodeterminazione negli ultimi attimi della propria esistenza.

Accompagnare senza giudicare e riflettere senza tabù

Rispetto alla sofferenza legata al dolore fisico, i fattori spirituali e psico-sociali sembrano possedere maggiore rilevanza. Dopo avergli fornito la risposta più idonea al dolore fisico, l’anziano deve essere supportato dal punto di vista esistenziale e spirituale.

Una decodifica che sia di supporto nell’essere al fianco della persona in procinto di porre termine alla sua esistenza, evitando nel modo più assoluto di non imporle la direzione e lasciandola libera nelle sue scelte. Tutto si deve svolgere in un contesto relazionale volto all’accoglienza; una condizione necessaria per dare dignità umana nell’atto di morire.

Un’etica basata sulla capacità di ascoltare realmente la persona che sta lavorando su una delle decisioni più intime e complesse che riguardano l’esistenza umana. Tramite gli spunti forniti dalla dottoressa Mencacci e la vicenda delle gemelle Kessler, c’è lo spazio per avviare riflessioni personali libere da pregiudizi e, soprattutto, da tabù.

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV