Devianza nei giovani adulti: dal fenomeno sociale al trattamento
L’evento, organizzato da Psicotypo e coordinato dalle chair Valeria Saladino ed Elena Cabras, si è focalizzato sul concetto di devianza che permea la nostra società, soprattutto in relazione ai minori e ai giovani adulti, sempre più soggetti ad essere coinvolti in azioni illegali o a rischio. La devianza è un concetto molto complesso che deve essere osservato non solo a livello comportamentale ma soprattutto a livello sociale, culturale e relazionale. Infatti, quando parliamo di devianza minorile e più in generale di sviluppo atipico facciamo riferimento a una modalità di comunicazione che potrebbe passare attraverso l’azione trasgressiva, non più come fenomeno isolato e contingente al momento dello sviluppo in cui si presenta ma, piuttosto, come fenomeno che delinea una vera e propria traiettoria comportamentale. Questa traiettoria è spesso delineata da fattori individuali, familiari e sociali che assumono un ruolo fondamentale nel mantenimento della stessa.
La devianza è spesso l’esito di un percorso di esclusione da parte di un contesto che non riesce ad integrare alcune fragilità identitarie, non fornendo le medesime opportunità concrete di riconoscimento e identità. La devianza deve essere analizzata dunque come fenomeno sociale che consenta di mettere in atto una serie di azioni non punitive ma riabilitative che consentano di interpretare il fenomeno tenendo conto dei fattori di rischio e di protezione nel ciclo di vita dell’individuo. La psicologia e la sociologia hanno studiato per anni il fenomeno dell’ etichettamento e l’impatto che il marchio sociale di “deviante” può assumere nello sviluppo di un individuo. Da questa riflessione nasce la necessità di parlare di trattamento a livello penitenziario, individuando quali elementi sistemici all’interno delle strutture detentive possano promuovere un reale e duraturo cambiamento. Il trattamento penitenziario, ancora oggi basato su una logica di custodialismo e di protezione dell’esterno, dovrebbe infatti garantire spazi di responsabilizzazione e osservazione atti al reinserimento sociale. Solo abbracciando tale ottica è possibile far sì che la devianza non venga cristallizzata all’interno di una identità stigmatizzata, non solo dal sociale ma anche dallo stesso individuo che fa proprie le connotazioni suggerite dai prossimi significativi. Dunque, possiamo parlare di rinascita solo dal momento in cui iniziamo a riflettere su questi costrutti.
Quali possibili interventi?
Una particolare attenzione è rivolta agli interventi di supporto psicologico e di psicoterapia come strumenti fondamentali per garantire una trasformazione di coloro i quali commettono un reato. L’intervento psicoterapeutico in un gruppo appartamento minori è un valido esempio di spazio privilegiato in cui condividere e rielaborare attraverso un’esperienza di gruppo il senso di responsabilità circa le proprie azioni. È tramite il lavoro clinico che è possibile lasciare emergere quelle che sono le tematiche centrali dello sviluppo deviante dell’individuo e dunque è anche possibile lavorare sulle medesime. Un’ulteriore punto di approfondimento riguarda la violenza all’interno dei contesti relazionali, in cui spesso si passa da un rapporto di interdipendenza all’interno di una coppia a un fenomeno di aggressività fisica e verbale nei confronti del partner. Queste dinamiche hanno inizio già in adolescenza e, se non adeguatamente affrontate, rischiano di permanere in età adulta, incoraggiando atteggiamenti violenti e prevaricatori
A questi atteggiamenti prevaricatori possiamo spesso aggiungere anche delle patologie a livello psichiatrico che hanno anche una prevalenza e una trasmissione intergenerazionale e che possono andare a radicalizzarsi all’interno di contesti culturali violenti come quelli tipici della radicalizzazione violenta e del terrorismo. All’interno del convegno sono infatti state prese in considerazione anche le nuove tecnologie e le nuove forme di analisi dei dati su larga scala.
La rinascita nei contesti educativi e sociali
Oltre alla dimensione clinica e interventistica è stato dedicato ampio spazio anche alla riflessione circa le nuove tipologie di devianza e il ruolo all’interno dei contesti educativi che la promozione sociale e i percorsi di cambiamento possono suggerire. Esempi molto chiari e diffusi derivano dalle nuove tecnologie e alle nuove forme di reato, come il revenge porn, il cyberbullismo e l’istigazione al suicidio online. Le dinamiche criminologiche online richiedono infatti strumenti di lettura differenziati, peculiari e capaci di cogliere tutte le implicazioni cliniche e comportamentali dell’atteggiamento deviante in relazione alla rete.
In tale contesto è fondamentale educare alla scelta, sottolineando il senso di responsabilità e di comprensione di quanto avviene sia a livello individuale che in gruppo. Per fare ciò è importante che la prevenzione a livello primario, secondario e terziario comunichino tra di loro, garantendo un vero e proprio scenario educativo che garantisca un percorso di riconoscimento delle proprie responsabilità e soprattutto delle alternative alla devianza.




