Il 28 ottobre 2017, presso la Sala principale dell’Opera San Pio X, in via degli Etruschi, nel caratteristico quartiere di San Lorenzo a Roma, si è svolto il convegno dal titolo “Manipolazione e violenza. L’amore che non perdona” organizzato da Psicotypo. L’evento è stato un importante momento di confronto e approfondimento dedicato a tematiche di grande rilevanza clinica e sociale, riunendo professionisti della salute mentale e studiosi interessati a comprendere le diverse forme di violenza psicologica e sessuale, con particolare attenzione ai meccanismi di manipolazione che spesso le sostengono e le rendono invisibili.
Il convegno si è aperto con la presentazione della rivista Appunti di Psicologia Clinica edita da Psicotypo. Uno spazio editoriale pensato per raccogliere riflessioni teoriche, contributi clinici ed esperienze nel campo della psicologia su argomenti quali il mobbing, la dipendenza con e senza sostanze, la demenza, la teatro-terapia. La rivista si propone, quindi, come uno strumento di dialogo tra ricerca e pratica, offrendo agli operatori una chiave di lettura critica sui fenomeni emergenti della psicologia e sulle loro ricadute nella vita quotidiana delle persone.
Il primo intervento è stato affidato alla dottoressa Elena Cabras, che ha affrontato il tema della manipolazione mentale all’interno dei legami affettivi. La relatrice ha descritto come la manipolazione psicologica possa insinuarsi progressivamente nelle relazioni intime, alterando non solo la percezione di sé e dell’altro ma anche del mondo nel quale i protagonisti del legame disfunzionale si muovono, in una co-costruzione della realtà invalidante. Attraverso esempi clinici, la dottoressa Cabras ha messo in luce i meccanismi di controllo emotivo, svalutazione e dipendenza affettiva che spesso intrappolano le vittime in questo tipo di relazioni, rendendo difficile riconoscere la violenza subita. Particolare attenzione è stata dedicata al lavoro terapeutico necessario per ricostruire l’autonomia e l’identità della persona manipolata.
A seguire, la dottoressa Valeria Saladino ha presentato un attenta e precisa relazione sulla coercizione sessuale, analizzandone le dinamiche psicologiche e le implicazioni cliniche. L’intervento ha sottolineato come la coercizione non si esprima soltanto attraverso la forza fisica, ma anche tramite pressioni emotive, ricatti e abuso di potere. La dottoressa Saladino ha evidenziato l’importanza di riconoscere queste forme meno evidenti di violenza sessuale, che spesso vengono minimizzate o normalizzate sia dalle vittime sia dal contesto sociale. In questi casi, la relatrice ha esposto con chiarezza quanto il lavoro clinico debba prevedere un approccio attento e rispettoso dei tempi della persona, volto a restituire senso e dignità all’esperienza vissuta.
L’ultimo intervento è stato curato dalla dottoressa Angela Alampi, che ha affrontato il tema della dipendenza sessuale, descrivendo tale condizione come un disturbo complesso, caratterizzato da comportamenti sessuali compulsivi che diventano, strutturandosi in modo rigido nel tempo, una modalità disfunzionale di regolazione emotiva. La dottoressa Alampi ha messo in evidenza il legame tra dipendenza sessuale, vissuti di vergogna, senso di vuoto e difficoltà relazionali, sottolineando l’importanza di un inquadramento clinico che eviti giudizi di tipo moralistico ma che favorisca, di contro, percorsi terapeutici mirati ed efficaci.
Il convegno “Manipolazione e violenza” si è concluso con un lungo e vivace dibattito, prodotto dal coinvolgimento di un pubblico accorso numeroso e attento. Tale presenza ha confermato la necessità di continuare a riflettere su questi temi e di promuovere una cultura clinica e sociale capace di riconoscere, prevenire e contrastare le diverse forme di manipolazione e violenza. Un appuntamento significativo che ha lasciato a tutti i partecipanti, addetti ai lavori e non, spunti preziosi di approfondimento e di lavoro.




