Psicotypo alla Fiera del Peperoncino
Il 31 agosto 2026, nel Padiglione Convegni “Spazio Italia” della Fiera Mondiale Campionaria del Peperoncino di Rieti, Psicotypo ODV ha tenuto un convegno sulla salute mentale dal titolo “Il valore dell’informazione, dell’ascolto e della relazione sulla salute mentale”. Una fiera dedicata alla piccantezza in cucina potrebbe non apparire come contesto ideale per un tema accademico. Ma la scelta non è stata casuale. La cultura psicologica non si edifica solo dentro gli studi, i laboratori e le aule. Si costruisce tra le persone immerse nella loro quotidianità, fatta anche di fiere, che possono ritrovarsi nell’ascoltare e discutere su cosa vuol dire stare bene.
Informazione che non alimenta stigma
Giulia Testa, giornalista per RietiLife, ha moderato l’incontro e ha esordito con una riflessione sulla responsabilità dell’informazione in ambito psicologico e psichiatrico. Verificare sempre le fonti, usare con precisione i termini clinici, non trasformare il disagio mentale in un freddo elenco di comportamenti e esempi, ma abbracciare una narrazione che sappia includere, responsabilizzare e riattivare il giusto grado di empatia.
All’interno del suo intervento è stata evidenziata l’importanza di non emettere diagnosi a distanza su una persona che non si conosce e non si deve utilizzare il linguaggio della psicopatologia. Responsabilizzarsi riguarda ognuno di noi, non solo i giornalisti. Chiunque si trovi a parlare di salute mentale in pubblico, sui social o semplicemente in famiglia o tra gli amici deve saper usare le parole giuste. Sono le condizioni necessarie per informare senza alimentare lo stigma.
La cornice che non oscura il quadro
È stata poi la volta di Elena Cabras, psicologa e psicoterapeuta, che ha offerto un’immagine molto potente: i pazienti come quadri di cui è possibile cambiare la cornice. Curare ciò che li circonda significa trasformare lo sguardo della persona su se stessa e sul proprio contesto. In questo processo, l’ascolto profondo e autentico diventa lo strumento terapeutico per eccellenza: uno specchio in cui il paziente può finalmente guardarsi senza giudizio. È proprio attraverso questa sintonizzazione che si attiva un processo di autoriflessione, capace di trasformare il dialogo clinico in un viaggio di profonda conoscenza di sé. Il lavoro si focalizza quindi sulle relazioni, sulle esperienze e sulle chiavi di lettura necessarie a comprendere e reinterpretare la propria storia personale.
Presentazione del documentario “Come uno di famiglia”
Con la presentazione del docufilm “Come uno di famiglia”, Psicotypo ha voluto spostare l’attenzione dalla patologia alla possibilità attraverso una forma di affido e convivenza tra le famiglie ospitanti e le persone in difficoltà psicologica. Lo IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato Adulti) incarna tutto questo: non chiede alla persona di cambiare per adattarsi ma offre un sistema che si adatta per darle la possibilità di cambiare. La parola che è tornata più volte al convegno, ascoltando le testimonianze degli operatori e delle famiglie ospitanti, è reciprocità. La convivenza nello IESA, infatti, avvia una relazione su cui lavorare costantemente.
L’ambiente relazionale e l’importanza dei libri
Ha poi preso la parola Valeria Saladino, professoressa dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. La docente ha rimarcato un concetto fondamentale, che la ricerca nell’ambito della salute mentale conferma ormai da decenni: il benessere psicologico non è un fattore isolato, né dipende esclusivamente dalle caratteristiche intrinseche della persona. Al contrario, la nostra salute mentale è il risultato di un delicato equilibrio sistemico. Essa viene profondamente influenzata e plasmata dal contesto familiare in cui cresciamo, dalla qualità delle nostre relazioni sociali e dal tessuto sociale e culturale in cui siamo immersi quotidianamente. Questa prospettiva ecologica ci ricorda che curare l’individuo significa, inevitabilmente, rivolgere lo sguardo anche alla comunità in cui vive.
A chiudere i lavori è stato un approfondimento sulla biblioterapia, dove ho avuto il piacere di intervenire per illustrarne il valore come strumento di cura, catarsi e crescita interiore. La pagina scritta, proprio come l’ascolto clinico, agisce da potente “specchio” emotivo: permette al lettore di identificarsi con le storie narrate, proiettando e rielaborando i propri vissuti in uno spazio protetto. La lettura condivisa o guidata non si limita così a un semplice atto culturale, ma diventa un catalizzatore di insight e un ponte tra conscio e inconscio. Questo approccio si inserisce perfettamente nel lavoro di riscrittura e comprensione della propria storia personale, offrendo parole nuove a quelle emozioni che spesso faticano a trovare una voce.





