Bambini con patologie mentali
In un articolo sul sito espresso.repubblica.it dal titolo “Un milione e mezzo di bambini soffre di patologie mentali. Ma nessuno se ne accorge” si stima che in Italia ci sia un milione e mezzo di bambini affetti da patologie mentali. Un dato che sembra non creare il giusto allarme sociale. Il motivo è che solo nel 20% dei casi è diagnosticato un problema di natura psichiatrica. Oltre a questo, si aggiunga che l’accesso gratuito nelle strutture sanitarie, che forniscono le cure sperimentate scientificamente, è riservato solo a pochi centri specializzati. Basti pensare al reparto presente nell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, dove ci sono solo otto posti letto. Un centro che dovrebbe servire tutta l’area centro-sud del Paese.
Viaggio nel Padiglione Ford
Il padiglione Ford è protetto da una porta blindata. È indicato con un illuminante colore grigio, nel reticolo delle varie corsie dell’ospedale Bambino Gesù. L’inviata è entrata nel reparto e ha potuto vedere i ragazzi che vi sono ricoverati. Un sedicenne di Roma, il quale fissa, senza mai distogliere lo sguardo, un punto fermo della stanza. Frequentava il liceo, con ottimi risultati. Era rappresentante di classe, aveva una buona vita sociale, dentro e fuori la scuola, e viveva in una famiglia normale. Poi qualcosa è cambiato, si è rotto dentro di lui, e la psicosi che l’ha colpito gli ha tolto lo sguardo e la parola dal mondo che lo circondava. Ora cammina come un automa, lungo i corridoi del reparto, dove è ricoverato.
Una bambina di otto anni, è magra in modo eccessivo. Il mangiare che le portano lo guarda con disgusto, odio sarebbe meglio dire, e lo sposta lontano da lei. Presto sarà trasferita in un centro per la cura dell’anoressia, solo che è per adulti. Infatti, in Italia non esistono centri specializzati per i minori affetti da disturbi da anoressia nervosa. Gli ospedali rispondono in modo sbagliato, a questa emergenza sempre più diffusa, creando interminabili liste d’attesa e alimentando il rischio di far peggiorare la situazione, fino a renderla irrecuperabile. Un’altra bambina si auto infligge delle lesioni; è riuscita a farsi portare un temperamatite dentro il reparto e, rompendolo, ha rimediato la lametta per tagliarsi. Un’altra ancora, non dorme mai e rimane costantemente vicino alla porta blindata del padiglione, da dove osserva il passaggio, come fosse una sentinella.
Schizofrenia, disturbi bipolari e depressione
La statistica, basata su diverse ricerche scientifiche, dichiara che in Italia sono stimati un milione e mezzo di casi tra i minori, in un corollario di patologie: schizofrenia, disturbi bipolari, anoressia, bulimia, autismo, depressione. Elenco, quest’ultimo, che si allunga ancora di più con le diagnosi precocissime, cioè fatte ai bambini sotto i 12 anni d’età. Un numero impressionante, Ma solo nel 20% dei casi si ottiene una diagnosi che conferma la presenza di una patologia mentale. Il tutto è reso più complicato dalla scarsità di centri specializzati presenti sul territorio nazionale. In tutta Italia sono disponibili solo settantanove posti letto per i minori con problemi di natura psichiatrica. Una questione che solo recentemente si sta dibattendo in Parlamento. Questo fa intuire come siano ancora lunghi i tempi per dare un’adeguata risposta ai nuovi disagi che costellano il già travagliato universo dei minori.
Il numero di tentati suicidi, aumenta esponenzialmente ogni anno tra i giovanissimi. Nel 2013 a Roma, sono stati registrati quattordici casi; nel 2016 i ricoveri, per ragazzi che hanno provato a togliersi la vita, sono stati ben centoventi. Un aumento vertiginoso che costringe gli esperti a porsi più di una domanda. A fornire delle risposte è il Professor Stefano Vicari, responsabile del reparto di neuropsichiatria infantile del Bambino Gesù. Il primario dichiara che nell’80% dei casi è la depressione a spingere un minorenne a tentare il suicidio. Solo il 20% mostra problemi psichiatrici di diversa natura. Le cause sono le più note: bullismo, un rifiuto in amore, brutti voti a scuola. In altri casi il motivo scatenante è legato a forti dissapori presenti nella famiglia di appartenenza.
L’importanza della diagnosi precoce e i prodotti off label
In molti casi la patologia psichiatrica non è riscontrata se non in età adulta, quando potrebbe essere troppo tardi pensare a una risolutiva via di guarigione. Vicari afferma: “la patologia psichiatrica nei bambini è vera e concreta. Gli studi dimostrano, con l’ausilio delle neuroimmagin, un’alterazione della morfologia e del funzionamento del cervello di questi bambini. Ogni malattia psichiatrica si manifesta per l’interazione di fattori biologici predisponesti e fattori ambientali favorenti. E ci sono bambini geneticamente programmati per sviluppare la malattia”.
Il fenomeno dei prodotti somministrati ai ragazzi fuori dalle indicazioni, e spesso senza un’adeguata sperimentazione, è denominato “off label”. I farmaci in generale sono testati quasi esclusivamente sugli adulti, e in certi casi questo non fa conoscere i rischi in cui possono incorrere i bambini sottoposti a determinate terapie farmacologiche. Questo porta a utilizzare in modo inappropriato gli psicofarmaci in età evolutiva. Una risposta sbrigativa e potenzialmente dannosa ai problemi di un giovane.
Un processo di adultizzazione a trecentosessanta gradi
Una realtà che non coglie di sorpresa, seguendo un minimo la cronaca e guardandosi attorno. Il mondo è cambiato profondamente in questi ultimi decenni, e i bambini sono uno degli elementi in cui osservare le mutazioni più grandi. Un universo, quello dell’età evolutiva, dove i riflettori non sono mai spenti e che, comunque, non si comprende mai fino in fondo. Nel processo di adultizzazione in cui sono catapultati dai genitori, e non solo, si riscontra anche un precoce sviluppo dei disturbi mentali. Ovviamente non si parla di tare genetiche, ma di quei disturbi che insorgono per cause ambientali.
Figli che, appena nati, sono investiti di capacità e potenzialità ipotetiche, responsabilizzati fina dalla prima elementare a primeggiare e a ragionare come se avessero un maturo spirito critico. Cresciuti negli spazi di tempo a loro concessi da genitori super impegnati e presi dal culto dell’ego, che cozza con le qualità di cui necessità la figura genitoriale. Sono controllati a ogni loro passo, anche nell’adolescenza, dove si dovrebbe cominciare a renderli più autonomi; e un’insufficienza a scuola o una cattiva prestazione nello sport, sono fonte di ansia e drammi esistenziali. Gli si fa credere che sono piccole divinità, tuttavia lasciate a loro stesse. Non gli è fatta apprendere la possibilità di fallire, per fare meglio la volta dopo o decidere di prendere un’altra strada. Percorsi prestabiliti, che non lasciano più spazio a un viaggio interiore che permetta di cominciare a conoscersi.
Detto ciò, potremmo considerare i disturbi mentali precoci, uno degli effetti collaterali della modernità? Legati a doppio filo con il disorientante cambiamento dei ruoli e con la difficoltà di molti adulti, soprattutto iniziale, ad ammettere la presenza di un problema psicologico nei propri figli.



