Vivere la Psicoterapia
La richiesta d’aiuto verso uno psicoterapeuta spesso nasce dalla sensazione di non avere più alcuna alternativa. Talvolta, infatti, la persona che sta vivendo un momento emotivamente difficile cerca ogni possibile soluzione alternativa prima di rivolgersi a questa figura. Tuttavia, anche se circondata da persone disponibili, ciò di cui la persona sofferente può aver bisogno non riguarda semplicemente il trovare una persona disponibile con cui sfogare i propri disagi. Spesso il bisogno sottostante è correlato con la necessità di sentirsi compresi profondamente nella propria totalità. La difficoltà a trovare tale condizione può portare a credere che “se non hanno provato sulla loro pelle quello che ho vissuto io, allora non potranno capirmi fino in fondo”.
E’ questo che, in alcuni casi, permette di rivolgersi alla psicoterapia.
Vincere i preconcetti
Tuttavia, chi vive un proprio disagio, che sia di natura ansiosa, depressiva o altro, si trova prima o poi di fronte l’inevitabile mole di pregiudizi che circondano la nostra società: “se vado dallo psicologo significa che sono malato”. Questo è uno dei motivi per cui non sempre le persone trovano il “coraggio” di chiedere aiuto ad uno specialista. La psicoterapia non è obbligatoriamente la cura della malattia ma piuttosto “la mia opportunità per crescere e vivere diversamente da prima”. La psicoterapia è infatti un percorso che un essere umano fa in quanto tale, non in quanto malato.
Motivazione al cambiamento
Esistono infatti infiniti motivi per cui un individuo può sentire il bisogno di rivolgersi ad uno psicoterapeuta che esulano da contesti psicopatologici; prendiamo il caso di una persona che, a seguito di una separazione dal proprio partner, vive un periodo dominato da tristezza, tendenza al pessimismo e sensazione che la vita sia essenzialmente fonte di dolori; oppure prendiamo ad esempio il caso di uno studente che, dovendo cambiare città per motivi di studio, comincia a vivere il suo nuovo ambiente in maniera paurosa, con dubbi e preoccupazioni. Gli esempi appena fatti si riferiscono ad eventi e vissuti che possono presentarsi nella vita di ognuno di noi, possono infatti rappresentare quelle crisi che altro non sono se non opportunità che abbiamo per poterci rimettere in discussione, guardandoci interiormente sotto nuovi punti di vista prima inesplorati.
Quanto appena detto a volte non è possibile farlo se non in contesti psicoterapeutici perché la persona può avere la sensazione di non avere le risorse per poter superare il disagio con le proprie forze, ecco che lì entra in gioco la possibilità di chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta.
La psicoterapia è quindi uno spazio per coloro i quali riescono a riconoscere l’importanza del proprio disagio; gli stessi che si concedono di amarsi sufficientemente da essere consapevoli che è arrivato il momento di trovare qualcuno che li possa agevolare nel cominciare il proprio viaggio interiore. Tale spazio rappresenta un contesto totalmente protetto in cui è possibile esprimere tutto se stesso senza essere giudicato per ciò che si è. Tale percorso permette di entrare in relazione con una figura che cerca costantemente di testimoniare la propria fiducia nell’altro e la propensione ad entrare in empatia.
Lui mi risolverà i problemi
A causa delle idee che spesso la società costruisce attorno alla figura dello psicoterapeuta, spesso il cliente arriva nello studio con la speranza che l’esperto a cui si è rivolto capisca qual è la fonte del suo disagio e lo curi. Questa aspettativa è ovviamente del tutto impossibile da soddisfare per lo psicoterapeuta, colludere con questa speranza equivarrebbe al metacomunicare al proprio cliente qualcosa come “non ho fiducia nelle tue possibilità di farcela”, il che renderebbe la relazione terapeutica del tutto disfunzionale.
Dunque come affrontare le aspettative che i propri clienti hanno su di noi? Rogers a tal proposito rese operativi e scientifici dei concetti che, se interiorizzati nel modo di essere dello specialista, servono per stabilire una relazione profondamente autentica e rispettosa; ciò di cui parlò Carl Rogers riguarda l’accettazione positiva incondizionata, l’autenticità e l’atteggiamento empatico.
Lo psicoterapeuta che possiede queste tre fondamentali condizioni sarà infatti in grado di accogliere il proprio cliente con tutte le sue sofferenze, le sue risorse e le sue aspettative. Tramite una profonda onestà interiore avrà la possibilità, nell’interesse della persona con cui lavorerà, di rimodulare gli obiettivi perseguendo quello che sarà più raggiungibile in quella data relazione.
Scritto dal Dr. Marco Arrigo, Psicologo, https://marcoarrigo.wixsite.com/psicologia
Bibliografia
Rogers, C. R., Kinget, M. C. (1966). Psicoterapia e relazioni umane, Boringhieri, 1970.



