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E allo scoccar della mezzanotte… tutto resta come prima. Perché?

È il 31 Dicembre e, come i fuochi d’artificio a mezzanotte, ecco che arrivano i buoni propositi. Mangiare sano, studiare una lingua straniera, fare sport con costanza, smettere di procrastinare, essere una persona più paziente. Ma questa lista, ogni anno sempre più lunga, è presto destinata ad essere abbandonata. Tutto ciò non accade perché siamo inaffidabili o pigri ma perché l’idea stessa di avere dei buoni propositi di Capodanno è, solitamente, inutile. Vedremo alcuni motivi che spiegano il loro fallimento già sul nascere.

I buoni propositi sono spesso creati dalla nostra mente in modo irrealistico e troppo vago, attraverso frasi fatte e slogan presi a prestito da chi ci circonda, dai social e dai personaggi che li abitano. “Voglio essere in forma”, “Voglio essere più disponibile”, “Quest’anno leggerò un libro a settimana”, sono frasi che piacciono e rappresentano un aspetto dello spronarsi piuttosto nebuloso e che non indicano, infatti, un percorso concreto da seguire. È proprio senza obiettivi chiari da raggiungere, attraverso piccoli e misurabili passi, che l’entusiasmo iniziale si spegne rapidamente. Si vive così quella sensazione di fallimento che non motiva più ma addirittura scoraggia, rafforzando l’idea di non essere all’altezza dei compiti che siamo dati. Ci si trova bloccati in un circolo vizioso, e non virtuoso come si voleva.

Il nuovo anno non è un confine reale ma simbolico. Se ci riflettiamo bene tra il 31 dicembre e l’1 gennaio in modo concreto non cambia nulla. Resta invariato il nostro carattere, le nostre abitudini e i nostri limiti restano esattamente gli stessi. Se ci ostiniamo ad affidare ad una semplice data sul calendario un nostro profondo cambiamento delegheremo la motivazione del cambiamento stesso ad un qualcosa esterno a noi. Il cambiamento per essere fattivo e duraturo, richiede un lavoro graduale e continuo. Se lasciamo ad una data il compito di cambiarci resteremo profondamente delusi.

Fallimento tra pressione sociale e senso di colpa

La lista dei buoni propositi è un rito collettivo. La facciamo tutti, ci confrontiamo e ci crediamo (o fingiamo di farlo!). Questo porta, purtroppo, a scegliere traguardi effimeri per se stessi ma piuttosto degli obiettivi di moda e accettabili socialmente. Quando un proposito non nasce da un bisogno personale e soprattutto autentico, è destinato a presto essere abbandonato. La pressione sociale si subisce e la si vuole appagare a tutti i costi, ma non rispecchiando ciò che effettivamente sentiamo e che vogliamo, darà vita solo ad esistenze falsate.

I buoni propositi possono nascere anche dal senso di colpa. Non aver fatto abbastanza durante l’anno che sta terminando porta a una azione di compensazione. Invece di cercare di capire i motivi che ci inducono ad avere sempre gli stessi comportamenti, ci si impegna ad eliminarli in maniera drastica con promesse difficili da mantenere nel tempo. Il senso di colpa, lasciando in uno stato di frustrazione, è un pessimo motivo per dar via al cambiamento definitivo.

Rispetta ciò che senti

Il cambiamento vero e duraturo è un passaggio individuale, interno ed intimo non una visione rigida e comune. Se si vuole cambiare tutto, si è destinati a fallire. Il cambiamento nasce in ogni momento dell’anno e deve essere concimato con attenzione e dedizione, senza snaturarsi per seguire le mode del momento. È un passaggio che avviene in modo imperfetto, per tentativi ed errori. Attraverso scelte nel nostro quotidiano. Ognuno ha le proprie priorità ed esigenze. Lasciate quindi da parte le frasi fatte e al posto di “cose da fare”, di spunte da mettere sulla lista, pensate ad un diverso modo di esprimere voi stessi. 

Decidere di cambiare e migliorare non segue un calendario, in alcuni casi è un cammino personale che può aver bisogno dell’aiuto di un professionista, ad esempio con una breve psicoterapia. I buoni propositi di Capodanno, quindi, sono inutili non perché il cambiamento sia impossibile, ma perché lo riducono a un gesto simbolico che risponde alla domanda del “cosa fare”, e non ad una più importante ricerca di significato che risponde alla necessità di scoprire e far crescere chi siamo veramente.

Elena Cabras

Founder di Psicotypo, Vice-Presidente e Tesoriere di Psicotypo ODV