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Una nazione in estasi biochimica

Le sostanze psicotrope giocarono un ruolo fondamentale nel Terzo Reich. Lo documenta il giornalista e scrittore tedesco Norman Ohler nel suo libro del 2015 “Tossici. L’arma segreta del Reich. La droga nella Germania nazista”. Frutto di anni di ricerca d’archivio e oggetto sia di critiche che di lodi da parte degli storici, il libro rappresenta uno dei testi di riferimento in materia. Nel 1937, un preparato in compresse a base di metanfetamina di nome Pervitin, iniziò a diffondersi in tutta la Germania. Il farmaco si trasformò presto in una droga del popolo legale, tanto più che era di produzione tedesca, e reperibile in qualunque farmacia. Il Pervitin fu sottoposto all’obbligo di ricetta medica solo nel 1939, e alle disposizioni della legge sul consumo di oppiacei nel 1941. “La velocità è l’essenza della guerra”, enunciò lo stratega militare e filosofo cinese Sun Tzu. E su questo principio si fondava il Blitzkrieg, la guerra-lampo tedesca, reso possibile dai milioni di pillole di Pervitin che la Temmler fornì alle truppe naziste. L’esercito tedesco, drogato di Pervitin e ideologia, fu protagonista di avanzamenti eccezionalmente rapidi. Fu così che i nazisti diventarono i pionieri del doping militare sistematico (Kamienski, 2017).

La dipendenza da Pervitin interessava tanto le forze armate quanto la popolazione civile. Complice una campagna pubblicitaria in grande stile, modellata su quella della Coca-Cola Company, il consumo del farmaco iniziò a dilagare in tutte le fasce sociali. Cartelloni pubblicitari cominciarono a comparire ovunque a Berlino, sulle fiancate degli autobus e lungo le linee della metropolitana. Le indicazioni terapeutiche del Pervitin erano svariate, tra queste depressione, ipotonia, spossatezza, narcolessia. Coloro che svolgevano lavori di natura intellettuale assumevano il preparato della Temmler per avere prestazioni di altissimo livello. Quanti svolgevano lavori pesanti lo prendevano per ridurre l’affaticamento. Chi faceva turni di notte vi ricorreva per aumentare la vigilanza. Vennero perfino prodotte delle praline alla metanfetamina, che rendevano meno pesanti i lavori domestici e facevano perdere peso. Grazie al Pervitin lo stress diminuiva, l’umore migliorava e aumentavano la vitalità, la prontezza, la concentrazione, l’autostima, l’ottimismo, l’attenzione. Gli effetti collaterali, invece, tra cui ansia, psicosi, allucinazioni, nausea, aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca, vennero per lo più taciuti.

 

Il Pervitin e il Blitzkrieg

Nell’ottobre del 1937 la società farmaceutica Temmler registrò all’ufficio brevetti di Berlino la prima metanfetamina tedesca, cui diede il nome commerciale di Pervitin. La metanfetamina ha un potente effetto sul sistema nervoso centrale, incrementando il rilascio dei neurotrasmettitori dopamina e noradrenalina dalle terminazioni nervose. L’effetto iniziale è una sensazione di euforia, contemporaneamente l’ottimismo cresce e i processi mentali accelerano. Ma con la metabolizzazione e il successivo esaurimento dei neurotrasmettitori rilasciati, si verifica una fase di depressione. Un alto dosaggio può danneggiare i neuroni e possono comparire disturbi dell’attenzione, della concentrazione, del linguaggio. Può inoltre verificarsi una degenerazione del cervello che può interessare la memoria, le emozioni e il sistema di ricompensa. La diffusione del Pervitin nell’esercito tedesco è imputabile a un medico: il professor Otto F. Ranke, direttore dell’Istituto di fisiologia delle forze armate. L’obiettivo di Ranke era quello di stimolare la vigilanza e di potenziare il funzionamento mentale e fisico dei soldati, preservandoli dall’eccessivo sfinimento.

Quando nel 1938 Ranke venne a conoscenza, dalla lettura di un’autorevole rivista, dello stimolante della Temmler, organizzò dei test con allievi ufficiali. I risultati delle prove confermarono che il farmaco poteva effettivamente rinvigorire una truppa stremata. Il fisiologo non chiedeva di meglio. Il Pervitin, che veniva somministrato quotidianamente ai soldati, ebbe così un ruolo fondamentale nell’invasione della Polonia e nel Blitzkrieg in Francia. Tutti, ufficiali compresi, nonché lo stesso Ranke, diventarono dipendenti dal farmaco ed eccessivamente ottimisti. Ma gli effetti a lungo termine della metanfetamina sono devastanti, e la dipendenza porta a depressione e allucinazioni. Dal momento che moltissimi soldati assumevano più o meno regolarmente il farmaco dall’invasione della Polonia, si può realisticamente ipotizzare che negli ultimi mesi di guerra si siano verificati effetti collaterali di massa. La strategia del Blitzkrieg aveva tentato di ribaltare il rapporto di forza sfruttando l’effetto sorpresa, ma i tedeschi, provati dalla mancanza di sonno, non erano in grado di vincere la campagna contro i russi. La droga fu così tra le cause che portarono la Germania del Terzo Reich al disfacimento.

 

Una miscela di chimica e propaganda

Per sopportare lo stress e contrastare il declino fisico, Hitler riceveva dal suo medico personale cocktail di ormoni, steroidi e vitamine. Ma quando questi non bastarono più a reggere il peso di una guerra sempre più disastrosa, il dottor Morell ricorse alla somministrazione di metanfetamina. In questo modo il medico cercava di rievocare almeno artificialmente il carisma del Führer, con l’effetto di rafforzamento e attivazione che questo aveva sugli altri. Successivamente Hitler divenne un consumatore sistematico di cocaina, che favoriva la sua naturale megalomania, e la assunse fino a metà del 1944, quando passò ad altri stimolanti. Tuttavia, come sottolinea Ohler, le sostanze psicotrope si limitarono semplicemente ad accentuare l’insensibilità naturale e la ferocia preesistenti nel dittatore. La spietatezza, la mancanza di contatto con la realtà nell’ultima fase della guerra e il genocidio degli ebrei, non furono il risultato di una mente confusa dalla droga. Hitler sapeva perfettamente cosa faceva. Le idee e i progetti crudeli erano già emersi nel “Mein Kampf”, il suo scritto pubblicato nel 1925.

La presenza politossicomane di Hitler ebbe come conseguenza che l’abuso di sostanze stupefacenti diventasse sistemico anche all’interno del suo enoturage. Per esercitare il controllo psicologico su un popolo che aveva orrore del quotidiano e bisogno di illusioni, il dittatore si servì di mezzi tecnici moderni, sfruttando il canale uditivo e quello visivo. A un primo livello, infatti, il controllo psicologico agisce sulle percezioni. Hitler era pertanto interessato alle tecniche del colore del cinema americano, pensando di servirsi di questo mezzo e di allestimenti spettacolari per diffondere il mito del nazismo. Il ministro della propaganda del Terzo Reich, Joseph Goebbels, conosceva i meccanismi della suggestione ed era molto abile nel creare tattiche di manipolazione. La propaganda nazista si basava sui valori tedeschi tradizionali e incorporava le teorie psicologiche e biologiche contemporanee. Goebbels e Hitler fecero di tutto per far sembrare Hitler umano e quasi divino (Kohl, 2011). Chimica, propaganda ed espedienti tecnici aiutarono così Hitler a dominare il popolo tedesco e a renderlo parte di un progetto politico folle.

 

Scritto da Anna Calabresi, psicologa clinica, esperta in Psicologia giuridica, investigativa e criminale, in Psicodiagnostica e in Psicologia delle Dipendenze. Segue da anni le tematiche criminologiche, con particolare riferimento al terrorismo transnazionale di matrice jihadista. Si sta specializzando in Psicoterapia Breve Strategica.

 

 

Riferimenti bibliografici

Kamienski, L. (2017). Combat High – A Sobering History of Drug Use in Wartime. Retrieved March 21, 2020 from http://militaryhistorynow.com/2017/02/27/combat-high-a-sobering-history-of-drug-use-in-wartime/

Kohl, D. (2011). The Presentation of “Self” and “Other” in Nazi Propaganda. Psychology & Society, 4 (1), 7 – 26.

Ohler, N. (2015). Der Totale Rausch. Drogen Im Dritten Reich [Blitzed: Drugs in Nazi Germany]. Cologne/Germany: Verlag Kiepenheuer &Witsch (trad. it: Tossici. L’arma segreta del Terzo Reich. La droga nella Germania nazista. Rizzoli, Milano, 2016).

Racine, N. (2019). Blood, Meth, and Tears: The Super Soldiers of World War II. History Matters: An Undergraduate Journal of Historical Research, 16, 7-21.

Rasmussen, N. (2011). Medical Science and the Military: The Allies’ Use of Amphetamine during

World War II. Journal of Interdisciplinary History, 42 (2), 205–233. DOI: 10.1162/JINH_a_00212