La parola ansia e il suo significato
L’ansia è una parola che utilizziamo in tantissime situazioni, a tutte le età, non è più accezione dei soli adulti. A volte può essere interpretata come una difesa a volte esiste davvero nella persona. Ma sappiamo veramente cosa significa la parola ansia? L’enciclopedia Treccani ci dice che per ansia s’intende: uno stato di agitazione, di forte apprensione, dovuto a timore, incertezza, attesa di qualcosa. In medicina e psicologia è il particolare stato d’incertezza e di timore, che può riguardare specifici oggetti o eventi oppure non averne alcuno di riconoscibile, e che può essere accompagnato nei casi più gravi da disturbi vasomotori e da penose sensazioni viscerali (costrizione toracica e laringea, ecc.).
In psicanalisi è la reazione di allarme di fronte a un pericolo esterno (oggettivo) o interno (di origine pulsionale); ed è, per esempio, presente negli incubi notturni, è un’ansia segnale, come meccanismo d’allarme che avverte l’Io di una grave minaccia al proprio equilibrio. Ovviamente non tutta l’ansia è patologica; per esserlo deve superare la soglia della norma e devono esserci dei criteri specifici, come leggerete di seguito, per poter confermare o smentire la sua presenza.
Il DSM-5: cosa ci dice
Ansia e preoccupazione eccessive, che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno sei mesi, relative a una quantità di eventi o di attività; questo è il primo criterio da dover soddisfare secondo il DSM-5, per poter diagnosticare un disturbo d’ansia generalizzata. Il manuale continua poi sostenendo che l’individuo ha difficoltà nel controllare la preoccupazione. Inoltre, l’ansia e la preoccupazione sono associate a tre o più dei seguenti sintomi: irrequietezza, o sentirsi tesi, facile affaticamento, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare, alterazioni del sonno. In aggiunta, l’ansia, la preoccupazione o i sintomi fisici causano un disagio clinicamente significativo e compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti; ed, infine, gli ultimi due criteri, che sostengono che la condizione non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza (per es., una droga, un farmaco) o di un’altra condizione medica (per es. ipotiroidismo), il disturbo non è meglio spiegato da un altro disturbo mentale.
Il disturbo d’ansia generalizzata riguarda la maggior parte delle attività giornaliere; le manifestazioni d’ansia severe sono legate all’aspettativa che possa accadere qualcosa di grave o catastrofico in assenza di uno stimolo specifico, il fatto di non individuare le cause delle proprie angosce alimenta ancora di più quest’ansia. Si precisa che il DSM-5 mette in luce come questo disturbo in bambini e adolescenti, investe principalmente preoccupazioni accademiche o sportive, essi temono il giudizio degli altri, si riscontrano difatti tratti caratteristici come, il perfezionismo, conformismo, scarsa sicurezza in se stessi. In età prescolare, infatti, le preoccupazioni possono riguardare per lo più la separazione dal caregiver o stati d’angoscia e collera, che possono impedire al bambino di inserirsi con esito positivo nell’ambito scolastico, oppure far fronte a qualunque altra situazione in cui non sono presenti le figure di riferimento. Negli adolescenti le paure più ricorrenti riguardano l’identità, trasformazioni corporee, la percezione che gli altri hanno di sé e i loro eventuali giudizi negativi.
Scritto da Gioia Picchianti, studentessa in scienze e tecniche psicologiche
Riferimenti bibliografici
A.P.A. (2014), DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Mi: Cortina Raffaello.
Di Pentima Lorenza (2016), Percorsi di sviluppo normale e patologico in età evolutiva. Mi: Edizioni Unicopli.




