La prima lettera sull’Amore
L’Amore è un’entità astratta quanto tangibile, geniale e folle, impossibile darne una definizione univoca ma, fondamentale raccogliere una mole di significati a partire da ognuno di noi, che ha amato e ama tuttora. Una madre, un padre, un figlio, una figlia, un amante, un amico, oppure un momento, un attimo o un ricordo che ha trasformato l’idea dell’amore in Amore stesso. Per tale motivo abbiamo creato questo spazio dedicato all’Amore, dal nome “Lettere sull’Amore” che raccoglierà scritti di varia entità che parlano del concetto di amore e delle esperienze affettive e relazionali in senso ampio. Chiunque è libero di partecipare raccontando ciò che più desidera condividere. Inviateci i vostri contributi a info@psicotypo.it firmati o in anonimato, saremo felici di pubblicarli.
Buona lettura con la prima lettera sull’Amore “Orfeo ed Euridice”!
Nello scritto seguente, proverò a descrivere una mia esperienza personale che ho definito ” La sindrome di Orfeo ed Euridice”.
Orfeo scende agli inferi per riprendersi Euridice, l’amata moglie defunta. Gli Dei gli hanno concesso questa possibilità, ma egli non dovrà mai girarsi indietro durante la risalita verso il mondo dei vivi.
Orfeo ritrova Euridice, le prende la mano e comincia a salire verso l’uscita dell’Ade, ma non resiste, non ce la fa, cede alla paura, viene assalito dal sospetto che, dietro di lui non ci sia l’amata Euridice, ma un’ombra senza corpo.
Errore fatale!
Errore che pagherà con la perdita di Euridice, questa volta definitiva.
Come Orfeo, può accadere a chiunque di riuscire , o credere di riuscire a recuperare il partner che si era allontanato.
La forza dell’Amore, la volontà, l’alchimia che unisce due persone che si sono amate a lungo e intensamente, sono fattori che possono condurre, attraverso percorsi lunghi e dolorosi, al riavvicinamento e, talvolta, al recupero di relazioni altrimenti destinate alla fine e all’oblio. Come per Orfeo, può capitare, di “perdere la centralità”, la presenza con se stessi, prerogativa indispensabile per potersi porre in relazione con il partner ” fuggitivo”. La relazione è sospesa ad un filo, delicatissimo e fragile, basta poco perché il filo si spezzi ed “Euridice” ritorni nell’Ade.
Il partner “Euridice”, quello che si era allontanato, ridiscende la china della salita faticosamente percorsa e ritorna alle sue regioni/ragioni. Il povero “Orfeo” si dispera e crede di impazzire – ma come è possibile?- pensa- ero riuscito a recuperarla alla vita (insieme) – ho percorso un cammino faticosissimo e penoso, e, per la distrazione di un attimo, per la paura che il ” miracolo” avvenuto fosse frutto di illusione o inganno, ho ceduto e ho sbagliato -.
Seppure per lo spazio di pochi secondi, per un gesto disattento, una mancanza momentanea di attenzione e di presenza, l’ho perduta per sempre! –
Questo copione, spesso recitato inconsapevolmente, vede due persone che si riavvicinano dopo un periodo di lontananza conseguente ad una crisi della loro relazione. Tra i due, “Orfeo” è il partner che, per vari motivi vuole recuperare, salvare, una relazione che sente essere importante, nonostante le difficoltà e le incomprensioni reciproche. È convinto che “Euridice” sia la donna della sua vita, che il legame che li unisce sia speciale ed indissolubile. Egli ha dimenticato o almeno ridimensionato i difetti e le ingiustizie ricevuti da “Euridice” e aumentato l’autocritica verso i propri difetti ed intemperanze. Tra i due, ” Orfeo ” è quello che , non per presunzione ma piuttosto, per diversa consapevolezza, si pone come ” terapeuta” nel delicato confronto e da “terapeuta” non può permettersi debolezze o distrazioni nei riguardi della “paziente Euridice”.
Il suo ruolo è duplice e difficile: egli è l’amante che cerca di recuperare l’amata e il ” terapeuta” che , dopo un lungo e doloroso lavoro su se stesso sta tentando di recuperare la sua “Euridice”. Separare i due ruoli, far prevalere l’uno sull’altro, può risultare fatale. Orfeo deve guardare avanti lungo il percorso che lo porterà alla luce, sempre tenendo per mano Euridice, che si fa condurre, fidandosi.
Anche Orfeo, però, deve avere fiducia in se stesso, prima che in Euridice, per potere finalmente camminare insieme.
Bruno Brillante
Settembre, 2018




