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Questo articolo è tratto dall’intervista a Calogero Baglio, svoltasi presso l’ex manicomio di Collegno (TO), oggi sede dell’A.S.L e dei suoi dipartimenti, fra cui anche quello di salute mentale con annessi archivio storico e centro di documentazione, dove l’archivista e documentarista Calogero, detto Lillo, svolge la sua attività di bibliotecario e archivista, conservando le memorie storiche dell’ex manicomio di Collegno. Lillo ha voluto condividere le sue esperienze non solo professionali ma anche emotive, per far sì che la storia del manicomio di Collegno non venga dimenticata. Il sottotitolo di questo articolo deriva dall’omonimo libro di Calogero Baglio “E i matti dove li mettiamo?”. Leggi anche la prima parte

 

Il paradosso della follia e gli smemorati di Collegno

Io non procedo ideologicamente, non critico la legge Basaglia ma la sua attuazione, sicuramente frettolosa e plateale. Bisognava chiudere il manicomio e creare strutture che accogliessero i pazienti in modo che il malato allontanato dalla società potesse rientrare. Invece questo non è avvenuto, ci sono stati centinaia di suicidi e desaparecidos. Io sono arrivato qui nel 1990, la legge Basaglia che sancisce la chiusura dei manicomi è del 1978 e ha comportato il fatto che molti reclusi sono dovuti rimanere, non avendo una famiglia alle spalle né una protezione economica, sono rimasti a Collegno, che non era più un manicomio dal punto di vista dell’istituzione ma che conservava comunque le sembianze di un manicomio, perché gli infermieri e il personale  rimasero e continuarono a sistemare le persone ricoverate. L’ultimo “matto” è uscito nel 1999. Dopo la Basaglia cambiò il rapporto tra il personale infermieristico e medico e l’utente, perché il ricoverato divenne fruitore di diritti che prima non aveva. Le modalità relazionali si modificarono e il malato non era più matto e delinquente ma cittadino libero e portatore di diritti costituzionali.

Nel 1990 c’erano tantissimi pazienti ancora reclusi e con molti di loro sono diventato amico. Ricordo che si era formato un gruppo che veniva tutte le mattine a prendere il caffè, quindi ho avuto modo di conoscere queste persone. Io rimango uno dei pochi testimoni delle interazioni con questi pazienti, in virtù del lavoro che faccio, gestivo e gestisco la biblioteca e molti venivano a chiedermi dei libri e nel frattempo rimanevano a parlare con me. Io li ho conosciuti da vicino e ho ascoltato i loro racconti e le persone che consultavano la biblioteca venivano definiti “pazzi acculturati”, persone molto particolari, molto intelligenti.

 

Viaggio nella coscienza del mondo degli altri

La biblioteca era frequentata da artisti, pittori e poeti. Ho conosciuto dei creativi con capacità di vedere la realtà completamente insospettate, tanto è vero che ho avuto la possibilità di scrivere un libro da queste frequentazioni “E i matti dove li mettiamo?” con un sottotitolo “Viaggio nella coscienza del mondo degli altri” ed è una conversazione fra me e loro, dove si parla di tutto, è un dialogo a tre dove ci si interroga rispetto ai misteri della vita, a cominciare dal mistero della follia. Sono due soggetti, Natale e Davide.  Il primo, Natale, ha subito davvero tutti gli orrori del manicomio, ha subito l’elettroshock, è stato legato, e non ha mai voluto assumere psicofarmaci. Una persona straordinariamente intelligente, assolutamente incredibile. Quindi il mio libro racconta la storia di questi pazienti, ex ricoverati che ad un certo punto della vita si chiedono il perché della loro condizione, il perché della follia. Natale è un uomo che si fa delle domande, racconta di aver incontrato un gruppo di induisti che fanno dei ragionamenti circa la natura della nostra mente, credendo nella dicotomia tra bene e male. Secondo Natale la nostra mente non è mai nostra amica ma si pone come una nemica perché la mente, mente. La nostra mente non dice la verità, ma tante bugie, con i desideri, gli istinti, con quello che tormenta l’animo umano. Natale vuole capire cosa ha dentro di sé, per capire chi è. Discorre attraverso l’introspezione avvalendosi della filosofia induista e cerca di spiegare la sua follia.

L’altro protagonista si chiama Davide, anche lui amante della filosofia e persona estremamente intelligente. A differenza di Natale, Davide è un disilluso, un cinico, politicizzato, un uomo di mondo che non ha fiducia negli uomini. Il punto di vista di questi due pazienti è estremamente interessante, io ne sono uscito trasformato quando ho finito di scrivere questo libro e poi l’ho pubblicato e presentato. Ho capito che sono folli quelli che denudano la realtà spogliandola dal suo velo ipocrita e stupido, perché la società è sempre più stupida. Non è possibile parlare di sanità se si procede con la menzogna, diciamo che questa società è anche patogena dal punto di vista del rapporto umano e di ciò che stiamo diventando. I giovani hanno paura del proprio futuro.

Un pugno nello stomaco necessario

Il mio libro è stato definito un pugno nello stomaco per chi crede di sapere. Dalle domande che facevo loro e dalle risposte che mi davano è venuto fuori qualcosa di incredibile. Ad esempio Natale, ad oggi, pur non avendone bisogno perché ha avuto una casa popolare, fruga nei bidoni. Qualsiasi domanda gli poni risponde in maniera insospettabile. Io gli chiesi perché si ostinasse a frugare nei bidoni e lui rispose “Lillo ma secondo te esiste la disoccupazione?” ed io risposi “ certo che esiste la disoccupazione, figuriamoci…” e lui controbatté “non è vero affatto, ma figurati se esiste, perché vedi io la mattina presto mi alzo, vado a frugare nei bidoni nell’immondizia, ci metto la testa dentro, le mani, ma in realtà i bidoni non centrano niente, io entro dentro di me per tirare fuori tutta la sporcizia che c’è in me ed è un lavoro, altro che disoccupazione, qui c’è da lavorare per anni”. Natale racconta che ad essere senza memoria non è solo lo smemorato di Collegno, ma lo siamo tutti perché non ricordiamo da dove veniamo.

 

Calogero Baglio, detto Lillo, bibliotecario e documentarista del Servizio Sanitario Nazionale.

 

 

Valeria Saladino

Founder di Psicotypo e Presidente di Psicotypo ODV