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“L’ossessione è quando qualcosa non vuole lasciare la tua mente” – Eric Clapton 

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo: uno sguardo generale

Il DOC – più comunemente conosciuto come Disturbo Ossessivo Compulsivo – è caratterizzato principalmente da sintomi come ossessioni e compulsioni. Le ossessioni sono pensieri o impulsi mentali che vengono percepiti distorti dalla persona che ne è affetta. Il contenuto delle ossessioni varia da persona a persona: alcune possono presentarsi sotto forma di impulsi aggressivi e violenti, altre come timori di essere contaminati da qualcosa o pensieri di natura sessuale. Tutti questi fattori hanno in comune un’unica emozione: la paura sperimentata nel provare queste sensazioni. Questi pensieri possono essere così disturbanti e distorti al punto di portare le persone a mettere in atto una serie di compulsioni – rituali quotidiani – al fine di eliminare le ossessioni dalla mente. Le compulsioni sono veri e propri comportamenti ripetuti in sequenza e con lo stesso ordine ogni volta che un soggetto li mette in atto (ad esempio lavarsi le mani, chiudere a chiave la porta ripetutamente, pulire più volte). Grazie alle compulsioni il soggetto riesce ad esorcizzare quella situazione spiacevole ogni volta che si trova in situazioni di ansia o particolarmente stressanti.

I rituali, ovviamente, eliminano solo “superficialmente” le ossessioni, poiché queste hanno alta probabilità di ripresentarsi nel tempo con frequenza sempre più alta. Inoltre, i riti possono diventare addirittura molto debilitanti, portando la persona a limitare ogni situazione correlabile all’ossessione, limitando la propria vita sociale ed intima. Un soggetto affetto da DOC è completamente dominato dall’ansia, essendo il disturbo stesso un problema di tipo ansiogeno. Una volta che compare l’ossessione, infatti, l’ansia aumenta e se non si ha la possibilità di compiere il proprio “rito”, l’ansia aumenta ancora di più fino a trasformarsi in una vera paura. In un’ottica del genere, è inevitabile constatare come una persona affetta da Disturbo Ossessivo Compulsivo faccia molta fatica a vivere una quotidianità tranquilla e normale. Il soggetto affetto da DOC è assoggettato dalla sua stessa mente, la quale sembra prendere il completo controllo della sua vita.

In letteratura si trovano una grande varietà di sottotipi del DOC, tra cui:

  1. DOC da controllo: chi soffre di questo tipo di disturbo, pensa che una propria azione o una mancanza di essa possa portare a disgrazie.
  2. DOC da contaminazione: le persone affette da questo tipo di disturbo sono tormentate dal pensiero che loro stessi o i propri familiari possano ammalarsi contraendo un particolare germe che possa portare alla morte. In questi casi, i soggetti mettono in pratica rituali finalizzati all’esorcizzazione della contaminazione, come lavarsi le mani in maniera ripetuta o disinfettare la propria stanza ogni volta che un individuo entra.
  3. DOC da ordine e simmetria: il disturbo si manifesta come un rifiuto del disordine. Forchette, libri, penne, colori e vestiti devono essere perfettamente allineati e ordinati secondo un particolare criterio. Quando il soggetto nota una differenza nella sua sistemazione, inizia a sperimentare ansia e potrebbe impiegare anche delle ore prima di sistemare tutto al suo ordine originario.
  4. DOC da superstizione: le persone affette da DOC da superstizione, collegano la loro vita a particolari riti propiziatori al fine di annullare pensieri negativi.

 

Il DOC nella relazione: il caso di Neil Hilborn

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo coinvolge – direttamente e indirettamente – tutta la vita di un soggetto, andando ad influenzare anche quei lati della vita più intimi. I sintomi del DOC da relazione si manifestano in ogni tipo di relazione, da quella madre-figlio a quella di coppia. Il DOC da relazione si manifesta attraverso frequenti dubbi e paure relative alla propria situazione sentimentale ed alla persona che si ha affianco, con i relativi riti compulsivi al fine di eliminare dalla mente tali pensieri distorti. Il fenomeno si manifesta all’inizio con pensieri quasi superficiali, come: “E’ la persona giusta per me? Mi farà del male?”. Le compulsioni successive possono assumere la forma di comportamenti ossessivi quali il monitorare continuamente la vita e relazioni esterne del partner, la ricerca continua di affetto e di attenzioni al fine di confermare quotidianamente l’amore provato, evitamento di situazioni che possano mettere in dubbio il rapporto come andare in luoghi pubblici o frequentare altre persone.

Il DOC da relazione si manifesta in due forme principali:

  • Sintomi ossessivo-compulsivi nei confronti della relazione
  • Sintomi ossessivo-compulsivi nei confronti del partner

Nella prima forma, i dubbi sono maggiormente concentrati sul rapporto che si ha con il partner, non sul partner stesso. Il soggetto è ossessionato dal pensiero che la relazione possa non essere giusta o possa accadere qualcosa di brutto. Nella seconda forma, i dubbi sono incentrati sul partner: la persona affetta da DOC ha paura che il soggetto possa non essere quello giusto, i pensieri sono completamente incentrati sui difetti del partner che possono diventare addirittura inaccettabili. Il DOC da relazione è stato dimostrato attraverso le parole di Neil Hilborn, giovane ventisettenne del Texas vincitore del premio “College National Poetry Slam”. Neil soffre di OCD e di disturbo bipolare sin dalla sua infanzia e, attraverso le poesie, esprime e da sfogo a tutte le sue paure ed ansie. La sua poesia OCD ne è una dimostrazione: nel testo si riesce a percepire tutto il suo dolore, spesso taciuto, nel combattere questa battaglia così complicata e di come questa si sia impadronita di tutta la sua vita, compromettendo le sue relazioni, specialmente quelle sentimentali. Nella poesia parla di un amore, di come il Disturbo ha compromesso la sua relazione con una donna portando all’inevitabile rottura. La poesia recita parole che rendono chiaramente quanto il DOC possa essere invalidante per lui:

La prima volta che l’ho vista nella mia testa si è calmato tutto.

Tutti i tic, tutte le immagini insistenti semplicemente scomparse.

Quando soffri di un disturbo ossessivo compulsivo non ti capita di avere momenti tranquilli, perfino quando sono a letto penso:
“Ho chiuso a chiave la porta?
Mi sono lavato le mani?”

Quando l’ho vista, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare erano le curve delle sue labbra o la ciglia sulla sua guancia.
Sapevo di doverle parlare.
Le ho chiesto di uscire 6 volte in 30 secondi.
Mi ha detto di sì alla terza ma non mi sembrava convinta ed ho continuato.

Al nostro primo appuntamento ho passato più tempo a sistemare la cena in base ai colori invece di parlare con lei, ma a lei piaceva. A lei piaceva che la salutassi 16 volte o 24 se era mercoledì. Le piaceva che ci mettessi una vita per tornare a casa, perché dovevo evitare le crepe sul marciapiede.


Quando siamo andati a vivere insieme lei disse di sentirsi al sicuro. Nessuno poteva derubarci perché chiudevo la porta a chiave 18 volte. Guardavo sempre la sua bocca quando parlava, quando ha detto di amarmi gli angoli delle sue labbra si sono arricciati all’insù. La notte se ne stava sdraiata e mi guardava mentre facevo accendi e spegni con la luce. Chiudeva gli occhi e immaginava i giorni e le notti che le passavano davanti.


Certe mattine volevo salutarla baciandola ma correva via perché la facevo tardare a lavoro. Quando mi fermavo ad una crepa sul marciapiede lei continuava a camminare. Quando lei diceva di amarmi la sua bocca formava una riga dritta. Mi diceva che occupavo troppo del suo tempo. Dalla settimana scorsa dorme da sua madre, mi ha detto che non avrebbe dovuto farmi affezionare troppo, che tutto questo è stato uno sbaglio. Ma come può essere uno sbaglio se non devo lavarmi le mani dopo averla toccata? L’amore non è uno sbaglio.

Mi uccide sapere che lei è in grado di andarsene mentre io non potrei mai. Non potrei mai andare là fuori e trovare qualcun’altra perché penso sempre a lei. Di solito, quando mi ossessiono su qualcosa, vedo germi infilarsi nella mia pelle, mi vedo travolto da una serie infinita di auto. Lei è stata l’unica cosa meravigliosa di cui mi fossi fissato.

Voglio svegliarmi ogni mattina e pensare al modo in cui tiene il volante, al modo in cui gira le manopole della doccia, come una cassaforte. A come spegne le candele.

Ora penso solo a chi altro la stia baciando. Non riesco a respirare perché la sta baciando una sola volta. Non gli interessa che sia perfetto. La rivoglio così tanto che lascio la porta aperta. Lascio le luci accese”.

 

Riferimenti bibliografici

Mancini, F., (2016). La mente ossessiva. Curare il disturbo ossessivo-compulsivo. Milano: Cortina Raffaello.

Dèttore, D., (2003). Il disturbo ossessivo-compulsivo. Caratteristiche cliniche e tecniche di intervento. New York: McGraw-Hill.