Il silenzio degli uomini davanti alle violenze subite
Ogni tanto capita di incappare in una di quelle notizie che portano a riconsiderare le proprie certezze. In un articolo di Adnkronos, si apprende la notizia che tre milioni e ottocentomila di uomini, in Italia, sono stati vittime di abusi fisici e psichici da parte delle donne. Una notizia che di primo impatto può lasciare piuttosto spiazzati, ma, stando a quanto riportato da questa ricerca, è una realtà molto diffusa. Il docente Pasquale Giuseppe Macrì, dell’Università di Arezzo, è chi ha diretto questa indagine. Macrì tiene a precisare che i dati non vogliono supportare nessun discorso antitetico alla violenza maschile che subiscono le donne, un allarme sociale sempre vivo. Ma è importante iniziare a prendere coscienza di un fenomeno che ha assunto contorni sempre più ampi silenziosamente, soprattutto per fattori culturali, grazie ai quali si è portati a credere che un uomo non possa rimanere vittima di determinati reati.
Una credenza comune, che si palesa fortemente in tutta la Penisola e in ogni strato sociale, tanto da portare l’uomo che ha subito, o subisce, molestie a tacere. La notizia non è molto recente, è di un paio di anni fa, e questo rafforza il fatto che rimanga una realtà sconosciuta alla pubblica opinione. Lo studio, uno dei pochi sul tema, evidenzia che nel 2014, per ciò che riguarda stalking, reati di natura sessuale, sono stati colpiti il 39% di giovani maschi contro il 35% delle ragazze. Ogni anno più di cento maschi trovano il coraggio di contattare i centri antiviolenza, che, su un totale stimato a circa quattro milioni, fa comprendere quanto pregiudizio ci sia su questo fenomeno. Il 18,7% degli italiani di sesso maschile, tra i 18 e i 70 anni, subiscono abusi. Due maschi su dieci. Quando si tratta quest’argomento si comprende subito come risulti una scarsa informazione. L’uomo si ritrova solo davanti a eventi devastanti come l’abuso e le separazioni, perché la figura maschile è giudicata, di solito, come la parte in grado di risolvere al meglio le difficoltà. L’uomo è una vittima forte.
Un silenzio assordante
Gran parte della popolazione non riesce a concepire l’uomo come vittima, un genere in grado di rimanere vittima di abusi sessuali da parte delle donne. Inoltre, va specificato, per un uomo rispondere positivamente (cioè con l’erezione) alle molestie da parte di una donna non corrisponde ad un consenso all’atto; risposta che la letteratura conferma possa avvenire non solo per uno stato di eccitazione sessuale, ma anche per rabbia e paura. Il confine è talmente sottile e di difficile valutazione che la stragrande maggioranza degli uomini tace. Non solo per questo motivo l’uomo tace, ma anche per la difficoltà di confessare l’abuso davanti agli organi preposti, ma anche davanti a un professionista della salute, un amico, un parente. La credenza comune genera un enorme muro di cinta tutto intorno al maschio abusato, un isolamento che silenzia la voglia di denunciare, di confidarsi per ricevere un aiuto, per liberarsi.
La sociologa Gaia Mignone, specializzata in criminologia, opera da anni nel centro antiviolenza Ankyra, spiega, infatti, come il primo, e più grande impedimento, da superare per avere la forza di parlarne è quello legato agli stereotipi. La difficoltà s’incaglia anche con la vergogna di ammettere di subire abusi, non di rado anche con se stessi, da parte di una donna. Per il maschio è degradante, si sente squalificato agli occhi del prossimo il quale, nella maggior parte dei casi, non gli crederebbe o sarebbe portato a giudicarlo come un debole, non degno di far parte della categoria degli uomini. Stiritup, un progetto europeo che si occupa della violenza nelle giovani coppie, nel 2014 ha concentrato la ricerca su cinque Paesi dell’Unione, inclusa l’Italia. In questa categoria il numero di vittime maschili è maggiore a quello delle femmine.
E in America già se ne parla…
I giovani maschi statunitensi sono una categoria a rischio per la rivista di settore dell’American Psychological Association. Secondo una loro ricerca, quattro giovani uomini su dieci sarebbero costretti ad intrattenere rapporti sessuali, tra la scuola superiore e l’università, contro la propria volontà. L’abuso nel 31% dei casi è stato verbale, fisico nel 18% e attraverso la somministrazione di sostanze psicotrope nel 7% dei casi. Il 95% dei giovani intervistati ha dichiarato che le violenze sono state perpetrate dalle donne. La Dottoressa Mignone spiega che le donne diventano aggressive quando hanno un vissuto legato alla violenza fisica e psicologica. Molto spesso il primo passo è proprio legato a forme di coercizione psicologica per poi passare alle violenze fisiche. Vittime, che allora volta diventano aggressori, e non risparmia neanche l’universo femminile. Leggendo questi dati non si può fare a meno di notare una forte sottovalutazione da parte delle istituzioni, e lasciano intendere come il progresso tanto proclamato, il giusto e sacrosanto raggiungimento della parità dei diritti tra i sessi, nasconda sotto il tappeto molta polvere.
Nella modernità, dove la donna reclama a gran voce i diritti per secoli negati, avanza una nuova tipologia di sessi: un uomo molto più debole e insicuro rispetto alla donna, sviluppatosi dentro un processo in atto non da oggi. Per molti versi ciò sembra necessario, soprattutto laddove la superiorità del maschio si esprimeva con la forza e la totale sottomissione del gentil sesso; necessario per far raggiungere la parità dei diritti in tutti gli ambiti sociali, eliminare la discriminazione sessuale, creare una nuova mentalità. Un processo inverso, che rischia, però, di sfondare dalla parte opposta. Viviamo in una società insicura anche perché l’uomo è disorientato come padre, marito, lavoratore. Un maschio sempre messo in discussione, in un confronto guerresco, senza sosta, con la donna, dove si trova costantemente a pronunciare dei mea culpa, a scontare la pena per i soprusi maschili dei propri antenati e di sacche ancora forti di maschi alfa completamente avulsi alla parità, non solo dei sessi ma con il resto dell’umanità, e in queste sacche ci si ritrovano anche delle donne. Un uomo troppo debole ben s’inserisce nella fragilità emotiva che contraddistingue la società moderna e, a quanto pare, porta le donne a essere “più maschili”, compresi quegli aspetti meno nobili. Nessun discorso reazionario, nessuna presa di posizione maschilista, nessun ritorno alla caverna ma qualche riflessione in merito bisogna pur cominciare a farla, senza vergogna.




