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La cucina che cura

La Cooking Therapy è la terapia della cucina, consiste nel preparare dei piatti. Il cucinare dei piatti migliora l’umore e la convivialità, questo spiega il motivo per cui sono aumentati i programmi di cucina. Cucinare è un’attività piacevole, rilassante e diminuisce lo stress. Soprattutto se si cucina per altri e si mangia insieme ad altri, ancora di più se si cucina con gli altri. Nella nostra società si parla sempre o quasi di cibo e ci si incontra per mangiare. La Cooking Therapy però è usata ai fini riabilitativi. Vengono compiute delle azioni che servono per cucinare il piatto e che sono connesse inevitabilmente alle emozioni. Le emozioni possono riguardare la gioia nella preparazione del piatto, la soddisfazione nella realizzazione del piatto finito e la felicità nel consumarlo con le persone care. Inoltre, si possono ricordare degli eventi legati a quel piatto o a quell’odore e quindi viene stimolata la memoria autobiografica.

La Cooking Therapy riabilita e stimola le capacità perse, attraverso azioni ripetute che si legano al lato emotivo. L’importanza e l’unicità della cooking therapy è data dal realizzare un prodotto finale, cioè la pietanza. Quest’elemento la distingue dalle altre forme di riabilitazione, di fatti gli esercizi di riabilitazione canonica non hanno un prodotto finito, per questo per i pazienti e come se non avessero un fine. Effettivamente, il fine è quello di migliorare le prestazioni ma questo non è visibile per le persone che hanno una patologia. Infatti, questi pazienti sono spesso anosognosici, cioè non consapevoli della patologia. Anche se ne sono consapevoli è difficile comprendere che la riabilitazione ha un fine e quindi sono demotivati. Questo problema è limitato con la cooking therapy, infatti svolgono anche un’attività piacevole e con un fine. La cooking therapy consente di agganciare molto più facilmente i partecipanti e può essere applicata ad ogni età.

Quando si usa la cooking therapy

La cooking therapy trova una vasta applicazione, si può applicare per diversi disturbi e per ogni età. Non deve essere confusa con la terapia occupazionale che potrebbe prevedere anche attività culinarie. La sostanziale differenza è data dall’obiettivo, cioè la terapia occupazionale serve anche per conservare l’autonomia, mentre la cooking therapy serve per riabilitare delle funzioni e delle abilità perdute. Questa tipologia di terapia è stata ideata da Antonio Cerasa, ricercatore del CNR, in collaborazione con l’istituto di alta specialità riabilitativa Sant’Anna di Crotone. Si può applicare a diverse patologie quali: i problemi cerebellari, frontali, la sclerosi multipla, deterioramento cognitivo, l’ADHD,disturbi alimentari, d’ansia e ossessivi compulsivi. Tuttavia si è visto che può essere usata anche come test per i bambini, però in questo caso prende il nome di Children’s Cooking Task (CCT) (Chevignard et al., 2010).

L’uso della cucina come test è stato pensato per i bambini con trauma cranico. Di solito, in questi casi, vengono valutate le funzioni esecutive ed i test, soprattutto quelli ecologici, sono carenti. Per tanto, si è pensata alla cucina come ulteriore test. Sono state valutate le capacità multitasking e si è visto che c’è una buona affidabilità al test-retest ed anche la capacità discriminativa di questo test è buona. Le ricette cucinate sono state valutate sia per il numero di errori che per l’analisi complessiva del compito. Lo studio condotto da Cerasa e colleghi (2019), ha dimostrato che la cooking therapy può essere applicata nella ribilitazione dell’ischemia cerebellare. Si è dimostrato che la cooking therapy, ha un effetto positivo sulle funzioni esecutive e sulla plasticità neuronale all’interno del cervelletto. Anche i pazienti con sclerosi multipla, traggono beneficio dalla cooking therapy, in quanto ne viene migliorata la velocità di elaborazione, la memoria di lavoro e la memoria verbale (Goverover et al., 2015).

 

Qualche considerazione

La cooking therapy è un’attività con un alto potere riabilitativo, anche se sono necessari maggiori studi per utilizzarla al meglio. Sulla base delle funzioni cognitive che riabilita, potrebbe essere usata trasversalmente anche con altri disturbi neurologici e cognitivi. A dimostrazione di ciò, viene usata anche per le persone con deterioramento cognitivo. In questo caso specifico, non si ha una vera e propria attività riabilitativa ma si accompagna al decadimento cognitivo. Ovviamente, non è possibile curare tale patologia, ma si deve comunque garantire la qualità della vita. La cosa importante è comprendere che la cooking therapy deve essere calibrata in base alle capacità della persona che abbiamo davanti, in modo da non renderla pericolosa. Di fatti, più il deterioramento cognitivo progredisce, più semplici devono essere le attività svolte. Infatti, andando avanti la persona perde sempre più le funzioni cognitive e di conseguenza le abilità residue.

Per i bambini, vale lo stesso discorso fatto per gli anziani, ma inverso. Anche in questo caso, si deve tenere conto delle abilità che la persona ha ma sicuramente nel bambino con il tempo saranno incrementate, a differenza dell’anziano. La cooking therapy può essere considerata una svolta sul piano terapico perché è un’attività piacevole e motivante, che coinvolge anche i più giovani. Di fatti, alcune persone di giovane età che hanno la sclerosi multipla non sono motivate con la riabilitazione classica, considerata noiosa. Invece la cucina permette di dare spazio alla creatività. Ad oggi è un’attività usata anche con le persone con disturbi alimentari, anche se il fine è leggermente diverso. In questo caso, si punta sulla preparazione del piatto in collaborazione con altre persone e quindi al consumare ciò che si è prodotto in compagnia. Il fine è far riacquistare il piacere del mangiare insieme e della convivialità a tavola.

 

Riferimenti bibliografici

Cerasa, A., Arcuri, F., Pignataro, L. M., Serra, S., Messina, D., Carozzo S., et al. (2019). The cooking therapy for cognitive rehabilitation of cerebellar damage: a case report and a review of the literature. J clin neurosci,59: 357-361. Doi:10.1016/j.jocon.2018.09.026.

Chevignard, M.P., Catroppa, C., Galvin, J. &Anderson, V. (2010). Development and evalution of an ecological task to assess executive functioning post childhood TBI: The Children’s Cooking Task. Brain Impairment 11 (2).

Goverover, Y., Strober, L., Chiaravalloti, N.& DeLuca, J. (2015). Factors that moderate activity limitation and partecipation restriction in people with multiple sclerosis. Am J Occup Ther, 69 (2). Doi:10.5014/ajot.2015.014332.