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Che cos’è l’ictus cerebrale?

L’ictus rappresenta, per i Paesi industrializzati, la terza causa di morte. Infatti, sono preceduti  da tumori e malattie cardiovascolari. Sono queste patologie che portano più frequentemente gli adulti all’invalidità (Sierra C., et al., 2018). Si possono avere ictus ischemici, emorragici e i TIA (attacco ischemico transitorio). Quando si parla di TIA si fa riferimento a un episodio neurologico transitorio, reversibile completamente in meno di ventiquattro ore. In altri termini si presenta un infarto che coinvolge una zona esigua del cervello. Per fare una corretta diagnosi è necessaria una buona anamnesi. Potrebbe essere confuso con i sintomi dell’ansia (iperventilazione, vertigini). Comunque nel caso del TIA bisogna anche considerare la diagnosi differenziale con l’aura di un’emicrania. È importante monitorare questi pazienti per capire se la situazione si risolve o se al contrario, si presenta un infarto. È più probabile che chi ha avuto un TIA abbia un infarto cerebrale in futuro.

L’ictus ischemico o ischemia è caratterizzato da una riduzione del flusso sanguigno e di conseguenza delle sostanze nutritive e dell’ossigeno. Le lesioni si registrano dopo la sesta ora. Solo nei giorni seguenti all’ischemia si possono comprendere quali sono le eventuali conseguenze. A causa del ridotto apporto di sangue si ha la morte dei neuroni contigui alla sede dell’evento (core), poi vi è una zona più periferica detta penombra, dove si registra una sofferenza (Cambier J., et al.,2008). I medici provano a rivascolarizzare quest’area. Invece, nel caso dell’ictus emorragico si ha la rottura di un vaso sanguigno, con il conseguente versamento di sangue. Anche in questo caso, si deve ristabilire il flusso sanguigno. Per poter fare diagnosi di ictus sia esso ischemico o emorragico è necessario che compaia un deficit neurologico e che questo sia associato a una lesione cerebrale. Per avere una diagnosi certa è necessario affidarsi alle tecniche di neuroimaging.

 

Fattori di rischio e fattori di protezione

Quando si parla di fattori di rischio, non si deve presupporre che in loro presenza si avrà  sicuramente un infarto ischemico o emorragico o comunque un TIA. Infatti sono fattori che se presenti aumentano le probabilità che si possa presentare. Più fattori sono presenti più è probabile che si verifichi. Chiaramente è importante monitorare la situazione. Inoltre, bisogna considerare anche i fattori protettivi ossia quei fattori che se presenti riducono le probabilità che quell’evento si verifichi. È fondamentale considerare l’interazione tra i fattori di rischio e i fattori protettivi per avere una corretta visione. È bene chiarire che tutti abbiamo la probabilità di avere un ictus, tuttavia chi ha diversi fattori di rischio ha delle probabilità in più che questo avvenga. Ciò non significa, che le persone con i fattori di rischio non debbano vivere normalmente ma solo che devono fare dei check-up in più.

Esistono fattori di rischio che sono modificabili e altri che non lo sono. Quelli non modificabili, non possono essere mutati (sesso, età), al contrario di quelli modificabili. Sierra (2018) ha dimostrato che uno dei principali fattori di rischio è l’ipertensione. Tra i fattori di rischio vi sono: il fumo, l’alcol, l’obesità, il colesterolo alto, malattie cardiache e aver avuto TIA. I fattori protettivi invece riguardano la conduzione di una vita sana, svolgere una corretta e regolare attività fisica e avere un’alimentazione equilibrata (Hong X.Y., et al., 2018). Di fatti, così si agisce riducendo i fattori di rischio perché si tiene il peso sotto controllo, la pressione ed anche il colesterolo. Se questo non dovesse bastare si possono assumere dei farmaci per controllare la pressione, il colesterolo e la glicemia. Quindi, è opportuno tenere sotto controllo questi parametri, agendo sui fattori di rischio che possono essere modificati.

 Conseguenze a breve e lungo termine

Quando si ha un ictus è importante che l’ intervento sia tempestivo e questo perché vengono limitati il più possibile i danni. Se si dovessero notare dei segni neurologici che potrebbero far pensare ad un ictus, tipo eloquio disorganizzato, debolezza agli arti, emicrania, o problemi visivi, è bene andare in ospedale. Qui di fatti è possibile intervenire farmacologicamente nel modo più corretto per limitare il più possibile le conseguenze. Dopo che passa il pericolo di vita, è necessario valutare tutte le conseguenze. L’ictus potrebbe portare a emiparesi, neglect, disturbi motori, disturbi cognitivi e comportamentali. È opportuno fare una visita neurologica e neuropsicologica. In modo da valutare tutti i domini cognitivi ed anche il comportamento così si può stabilire se oltre ai farmaci, è opportuno intraprendere dei training cognitivi. Questo si fa per ridurre al minimo le conseguenze e l’impatto funzionale che l’evento può avere sulla vita della persona.

Soprattutto, quando una persona ha avuto ictus o TIA diventa importante fare delle visite di tanto in tanto. Tra queste visite vi è quella neuropsicologica perché è più probabile che queste persone sviluppino un deterioramento cognitivo di tipo vascolare (DSM 5). Anche in questo caso l’intervento deve essere tempestivo perché si hanno più probabilità di ridurre e rallentare le conseguenze.  Oltre a questo, tenendo conto della situazione di partenza della persona si può stabilire il miglior training e se necessario l’invio neurologico. È fondamentale allo stesso tempo, dare supporto alla famiglia sia perché è utile spiegare quali possono essere le conseguenza sia cognitive che comportamentali ma anche perché possono esserci delle conseguenze future, tipo un deterioramento. Inoltre, bisogna considerare che l’ictus può colpire anche i bambini ed i giovani e quindi persone nel pieno della produttività e con figli piccoli. Quindi diventa fondamentale dare un supporto psicologico alle famiglie.

Scritto da Concetta Rametta, laureata in psicologia clinica, esperta in neuropsicologia clinica: età evolutiva, adulti ed anziani

 

Riferimenti bibliografici

A.P.A (2014). DSM-5, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Cortina Raffaello.

Cambier, J., Masson, M., Dehen, H., Masson, C. (2008).Abreges de neurologie. Elsiver Masson. (Trad. It. Neurologia, Elsiver Masson, Milano, 2010).

Hong, X.Y., Lin, J., Gu, W.W.(2018). Risk factors and therapies in vascular diseases: An umbrella review of updated systematic reviews and meta-analyses. J Cell Physiol. Doi:10.1002/jcp.27633.

Sierra, C., Castilla-Guerra,L., Masjuan, J., Gil-Nuñez, A., Álvarez-Sabín, J., Egocheaga, M.I., et al. (2018). Recommendations of hypertension in the secondary prevention of ischemic Strike. Hipertens Riesgo Vasc. Doi:10.1016/j.hipert.2018.05.003.