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Questa è la storia di Elfriede

 La colpa di Elfriede Lohse-Wächtler era duplice: essere stata un’artista d’avanguardia ed essere ora una povera “pazza”- Alfredo Accatino

Anna Frieda Wächtler, vero nome di Elfriede, nasce nel 1899 a Dresda da una famiglia borghese. Attratta dal mondo dell’arte, nonostante la resistenza della famiglia, si iscrive alla Scuola di Arti Applicate di Dresda, specializzandosi poi in disegno e pittura all’Accademia d’Arte. Nel 1917 incontra l’artista Conrad Felixmüller grazie al quale entra nei circoli delle avanguardie artistiche, inclusa la Sezession di Dresda dove conosce gli espressionisti Otto Gabriel e Otto Dix. La sua arte inizia a trovare una configurazione molto personale mescolando Espressionismo, Simbolismo e Nuova Oggettività.

Dopo il matrimonio con il poco raccomandabile Kurt Lohse, artista bohémien, nel 1925 si trasferisce ad Amburgo per seguire la carriera del marito. Qui viene accolta nella società degli artisti, i quali, entusiasti del suo talento, la inseriscono nella rete espositiva della Neue Sachlichkeit del 1928. Il matrimonio con Kurt, segnato da continui tradimenti, non ha un lieto fine e la giovane Elfriede inizia ben presto a soffrire di instabilità psichica. Nel 1929 un crollo nervoso porta al ricovero nell’ospedale psichiatrico Friedrichsberg. Durante i due mesi di permanenza, la pittrice realizza la serie di ritratti conosciuti come le «teste di Friedrichsberg»: ritratti di alcune donne ricoverate, realizzati con quel linguaggio “crudo, aspro e grottesco” tipico dell’espressionismo tedesco, che catturerà i critici del tempo, i quali la accosteranno ai più celebri Oskar Kokoschka ed Egon Schiele.

Il Terzo Reich

Quando viene dimessa, Elfriede si dedica completamente alla pittura, concentrandosi sui ritratti di gente comune e in particolar modo di uomini e donne che vivevano ai margini della società. Del 1931 è la sua opera più conosciuta, l’acquerello Lissy, il ritratto di una bionda prostituta che fissa sfrontata l’osservatore; la produzione più vasta però comprende i continui autoritratti, che segnano il racconto del graduale peggioramento delle condizioni di Elfriede e il progressivo annullamento della sua persona. Vessata da problemi economici e da un’assordante solitudine, Elfriede è vittima del suo male mentale che torna a farsi sentire più forte di prima. Tornata a Dresda per volere del padre, nel 1932 è ricoverata nuovamente in un istituto psichiatrico, dove le viene diagnosticata la schizofrenia.

È a questo punto che la storia della giovane pittrice si scontra con il Terzo Reich, per essere più precisi con le teorie eugenetiche promosse dal potere nazista, volte a difendere la razza ariana. Nel 1935 Elfriede viene sterilizzata forzosamente, secondo quanto stabilito dal governo per impedire la trasmissione delle malattie psichiatriche che avrebbero minato il popolo tedesco.

Il 19 luglio 1937 le opere di Elfriede sono esposte alla mostra “Entartete Kunst” (Arte Degenerata) di Monaco di Baviera. L’esposizione era stata organizzata dal ministro della Propaganda Joseph Goebbels e raccoglieva 650 opere sequestrate nei musei e nelle raccolte pubbliche tedesche tacciate come arte degenerata, per lo più appartenenti alle avanguardie, colpevoli di non essere conformi ai dettami estetici del regime. Tra questi campeggiavano Chagall, Dix, Kokoschka, Kandinskij, Mondrian, Klee, Van Gogh.

Ma la condanna dell’arte di Elfriede non è tutto. Il 31 luglio 1940 Elfriede Lohse-Wächtlermuore nell’istituto di soppressione a Pirna-Sonnenstein, vittima del progetto “Akion T4” promosso dal Terzo Reich per eliminare le vite indegne di essere vissute: disabili, uomini e donne affetti da malattie psichiatriche, anziani non autosufficienti. Questa è la sua storia, una parte infinitamente piccola di una vita paralizzata da un’ideologia.

Scritto da Maria Riccardi, Laureata in Beni e Attività culturali all’Università degli Studi di Perugia. Specializzanda in Storia dell’arte all’Università degli Studi di Torino.

Riferimenti bibliografici

SONDERMANN,  Kunst ohne Kompromiss. Die Malerin Elfriede Lohse-Wächtler. 1899–1940, Berlin: Weißensee Verlag, 2008

ACCATINO, Outsiders, Firenze-Milano: Giunti, 2017

 

E.Lohse-Waechtler
‘Lissy’, 1931.
Aquarell, 68 x 49 cm.
Privatbesitz.