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Attualità

Affrontare il dolore per superarlo? No, grazie!

6 Settembre 2019No Comments

Ai fatti non interessano i sentimenti

Un recente articolo sull’Internazionale.it affronta il tema del dolore e dell’incapacità, o l’assoluta volontà, di evitarlo ad ogni costo, fino al punto di renderlo un’opzione inesistente. Il giornalista del “The Guardian”, Oliver Burkeman, afferma che viviamo esattamente in questo modo, o almeno continuiamo a ripetercelo. Ci ritroviamo nell’epoca delle “mammole sensibili”: studenti universitari di vent’anni adusi al panico, al solo subodorare un discorso leggermente provocatorio. Forse è una generalizzazione, buona per gli slogan politici di ideologie reazionarie, ma non si può negare che celi una realtà. Le persone sono totalmente controllate dalle proprie emozioni e affrontano la questione dichiarando che “Ai fatti non interessano i tuoi sentimenti” sullo stato dei propri profili social. Facendo questa introduzione, Burkeman, vuol dire che ci sono semplicemente milioni di storie di giovani che chiedono di essere protetti dal disagio di affrontare, e ascoltare, opinioni diverse dalla propria.

Una richiesta che, nella maggior parte dei casi, nasconde ciò di cui hanno realmente bisogno i giovani, e non solo: possedere una pelle più dura. Ma anche munirsi di una spessa scorza presenta effetti collaterali. Tra le forme, più in voga, di autoaiuto degli ultimi anni troviamo quella che punta a maturare una maggiore durezza d’animo. Una tecnica strategica, che fonde aspetti del buddismo con lo stoicismo. Lo psicologo canadese Jordan Peterson consiglia di infondere “forza e non sicurezza” ai propri figli. Il filosofo Todd May, però, sottolinea come, dietro a tutta questa propaganda dell’indurimento del cuore, ci sia qualcosa che puzza di “invulnerabilismo” emotivo: il concetto che ci si possa sottrarre ai fatti del mondo, in modo che non ci tocchino. Gli stoici prendevano ad esempio Anassagora, il quale aveva reagito alla morte del figlio dichiarando: “Ho sempre saputo che mio figlio era mortale”.

 

Rinunciare all’idea di eliminare del tutto il dolore

May ci dice che quella di Anassagora è una reazione inumana. Ignora come potrebbe reagire, dovendo affrontare un lutto così straziante; però, parlando più in generale, vivere vuol dire anche provare dolore, non cercare sempre di evitare le sofferenze. Una ricerca così spasmodica dell’evitamento, a ben guardare, rende lo studente ipersensibile e l’invulnerabilista, dalla pelle coriacea, stranamente simili. Lo studente si prodiga nell’evitare situazioni potenzialmente angoscianti, il coriaceo anestetizza l’afflizione, quale che siano le situazioni. La terza via, naturalmente, è quella di affrontare l’angoscia senza restarne sopraffatti. May dichiara che si fa bene ad utilizzare lo stoicismo, o la meditazione, per alleggerire la tensione, ma si deve anche rinunciare all’idea di eliminare del tutto il dolore. May afferma: “la maggior parte di noi vuole essere coinvolto nel mondo. Vogliamo sentirci avvinti da ciò che facciamo e dalle persone a cui teniamo, coinvolti da loro. Il prezzo di tale coinvolgimento è la nostra vulnerabilità”.

Il filosofo ci rammenta che una vita in cui nulla può farci male, sarebbe un’esistenza dove nulla conta sul serio. In tale contesto, un’utile riflessione ce la fornisce la psicologa, e psicoterapeuta, statunitense Harriet Lerner, conosciuta a livello internazionale come esperta di psicologia femminile e di rapporti familiari. In una sua intervista, rilasciata al New York Magazine, invita a sostituire la metafora della “pelle dura” con un’altra. La dottoressa, immagina ognuno di noi posizionato su un trampolino di fiducia in se stesso. Se grande e solido, costituito da un’ampia rete di rapporti e giusta autostima, i dolori della vita faranno comunque male, ma in un contesto diverso. Un tipo di resilienza che permette di accettare il dolore, evitando l’affannosa ricerca di evitamento delle cause, né soffocarla dentro di noi. Si può stare bene anche quando non stiamo bene.

 

Provare dolore fa parte di una vita degna di essere vissuta

Incasellati in vite altamente organizzate, ricolme di impegni che con il tempo narcotizzano le emozioni, si vive in contesti dove l’imprevisto deve essere ridotto al minimo, fino a crearsi l’illusione di eliminarlo. Basta una metro rotta a far saltare i nervi, a interrompere il normale scorrere della routine che ognuno si costruisce all’interno del suo ruolo sociale. Si torna a casa e ci si rifugia in film e serie televisive, convinti di dedicarsi allo svago. In realtà abbiamo bisogno di emozioni che, solo vivendo esistenze pronte ad affrontare inevitabili sofferenze, i protagonisti delle storie, di cui assistiamo le gesta in uno schermo, si trovano a combattere davanti a torti subiti, abbandoni, lutti. In un mondo sempre più autonomo dalla natura, la vita procede su binari sicuri e non educa al dolore, perché tutto è programmabile, compresi i pochi affetti che si riescono a costruire. Nel momento in cui un rapporto richiede più impegno, o un forte confronto, si preferisce tagliare i ponti, evitando i chiarimenti.

E non solo i giovani adottano questa procedura, anche gli adulti del nuovo millennio sembra preferiscano non comunicare in modo attivo, prestando il fianco alle nuove forme di socializzazione da social, dove la vita reale non riceve asilo. L’impoverimento delle relazioni sociali concrete, ci rende tutti più deboli, sempre meno inclini al confronto, anche duro, con chi non la pensa come noi. Il dolore è nemico dell’illusione dell’eterna giovinezza, al pari della morte, e, in questa era altamente tecnologica, le ha rese innaturali, come un male da estirpare ad ogni costo, fino a condurre vite in alterati stati di negazione. Non essere pronti al dolore, comporta facilità di manipolazione, bisogno di protezione che fa sviluppare una vulnerabilità eccessiva, standardizzazione degli argomenti e delle parole e quindi del pensiero. Dolore e morte fanno parte della nostra vita, bisogna farsene una ragione perchè giungeranno, come loro solito, senza preavviso.

 

 

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV