Skip to main content
Attualità

Agli uomini piace spettegolare al pari delle donne

11 Settembre 2019No Comments

Una ricerca sfata il luogo comune

Non c’era bisogno di una ricerca per scoprire che anche agli uomini piace spettegolare, ma tant’è. Su Repubblica.it, l’articolo in questione dichiara che un recente studio sfata il mito che vede le donne come le più aduse al pettegolezzo. Anche gli uomini amano sparlare e, entrambi i sessi, sembra che lo facciano quotidianamente per buona parte del tempo trascorso insieme. Sedute al bar a sparlare di amiche, conoscenti e familiari non sono solo le donne. Davanti ad un cappuccino o ad un aperitivo, anche l’uomo si diletta nel chiacchiericcio più malizioso, quello che scardina la riservatezza del destinatario del pettegolezzo. Una ricerca condotta dalla University of California di Riverside, ha analizzato, con rigore scientifico, la naturale propensione dell’essere umano allo sparlare del prossimo. Una pratica talmente diffusa, affermano i ricercatori, tanto da dedicarle molto più tempo di quello che si è portati a credere.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Social Psychological and Personality Science. Lo studio ha scoperto che ci si dedica al pettegolezzo e, spesso, inconsapevolmente. Lo pratichiamo nella quotidianità, spettegoliamo di qualcuno in sua assenza, sia in tono positivo, negativo o neutro. Per chiarire meglio quando ci si dedica all’arte del pettegolezzo, gli studiosi hanno visionato i dati di altre cinque ricerche correlate, dove sono state coinvolte 467 persone, 269 donne e 198 uomini, in una fascia d’età tra i 18 e i 58 anni. Ai soggetti è stato chiesto di indossare un dispositivo portatile chiamato Electronically Activated Recorder (Ear), programmato per registrare il 10% dei loro discorsi tenuti durante il corso della giornata. Naturalmente ci si è concentrati sulle conversazioni dove si parlava di qualcuno in sua assenza. Questo ha permesso ai ricercatori di creare delle tipologie di pettegolezzo.

 

Le tipologie del pettegolezzo

La prima tipologia è per soggetto, conoscente o personaggio famoso, la seconda è per argomento, informazioni generali o sull’aspetto fisico, e la terza per giudizio, positivo, negativo o neutro. Questo esperimento ha fatto emergere che circa il 14% delle conversazioni registrate erano pettegolezzi, un fenomeno molto più diffuso di quanto si era portati a credere, come già detto; una dedizione al gossip che, con i dati a disposizione, è stata quantificata con una media di cinquantadue minuti al giorno. Circa i tre quarti dei pettegolezzi sono stati caratterizzati da toni neutrali. I commenti negativi, fatti in prevalenza dai giovani, sono stati quasi il doppio rispetto ai positivi. Le donne risultano più propense al gossip, ma solo per quanto riguarda la categoria dei pettegolezzi neutrali. Altro dato è quello sulle categorie di persone; uomini e donne meno abbienti e con una scarsa istruzione sono meno propense a spettegolare rispetto a quelle benestanti e una buona istruzione.

I destinatari del gossip sono principalmente dei conoscenti piuttosto che i personaggi noti (3292 casi rispetto a 369). I ricercatori hanno concluso che l’essere umano senza spettegolare non può stare, è onnipresente e pervasivo. Basta una piccola notizia su qualcuno, vera, presunta o palesemente falsa, che si imbandiscono discorsi che portano a rivelazioni da lasciare qualcuno a bocca aperta, con il sorriso malizioso sulle labbra o indifferente. Ora ci sono anche dei numeri a fare da statistica e ci svelano che anche ai maschi piace sparlare. Ma è una ricerca da accostare, come valore, alla scoperta dell’acqua calda. Lo si intuisce fin da piccoli; uno dei ricordi che ho impressi della mia infanzia sono le cataste di giornali di gossip nelle sale d’attesa del parrucchiere e del dottore. E ricordo anche le prese in giro dei ragazzi, nei confronti dell’assente di turno, vere e proprie sentenze sulle azioni o le caratteristiche fisiche del povero assente.

 

Il gossip? Roba da ricchi

La ricerca ha specificato come chi si dedica al pettegolezzo sia istruito e agiato, mentre i meno abbienti e poco istruiti non ci si applicano con la stessa solerzia e giovialità. Probabilmente i meno abbienti hanno meno tempo a disposizione e i loro pensieri sono occupati da problematiche strettamente legate alla quotidiana sopravvivenza. Eppure ricordo un tempo, quando mi cullavo ancora nei sogni di bambino, in cui mia madre, donna con la sola quinta elementare, si prodigava nel chiacchiericcio pettegolo con le amiche e gli amici, i parenti e gli affini. Non proveniamo da un’estrazione sociale agiata e la mia vita familiare era scandita da continue impossibilità economiche; non si era poveri ma si doveva stare attenti al soldo. Però il pettegolezzo partiva che era una meraviglia. Ricordo d’estate in campagna, seduti al fresco della sera, mia che mia madre chiacchierava del più e del meno con le vicine e i parenti in visita dopo la passeggiata serale sul corso. Uno spensierato sproloquiare.

Ad un certo punto qualcuno del gruppo, mia madre compresa, iniziava di botto a parlare sottovoce, la quiete apparente calava all’improvviso, le sedie si accerchiavano ancor di più, fino a creare un cerchio dal raggio ridottissimo, e iniziava il pettegolezzo su Maria, sulla figlia di Gianna, sui tradimenti di Astolfo, il vizio del bere di Mario, le esibizioni di finta ricchezza dell’Adalgisa. E tutto sottovoce e con un ritmo del parlato più rapido. Poi qualcuno del gruppo decideva che si doveva smettere il passaggio di “informazioni segrete” e il segnale era quello che si tornava a parlare con un tono di voce normale. Il bisbiglio scemava, seguito da un discreto scambio di sguardi complici e il pettegolezzo era servito. I tempi sono cambiati, a quanto pare, e anche il gossip sta diventando un lusso per ricchi, stando ai dati della ricerca.

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV