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Bambini dimenticati in auto

Le cronache di questi ultimi anni ci hanno tristemente abituato alle tragiche notizie di bambini dimenticati in auto. In molti casi, i genitori, convinti di averli portati al nido, dai nonni o di non averli presi, prima di raggiungere il posto di lavoro o a sbrigare altre faccende per la famiglia. Gesti automatizzati, calati nella quotidianità, costellata da mille impegni già al suonare della sveglia. Sul sito di tgcom24, un articolo del 20 settembre scorso fa un tragico elenco, dopo l’ultimo episodio verificatosi a Catania. In dodici anni sono stati otto i casi di piccoli deceduti, in conseguenza al fatto di essere stati dimenticati dai genitori sul sedile posteriore della macchina. Nel 2008 a Merate, in provincia di Lecco, una maestra era convinto di aver lasciato la figlioletta di due anni dalla baby sitter e si dirige a scuola. Solo dopo esserne uscita, alla fine del suo turno di lavoro, si rende conto di averla lasciata in auto. Inutile la corsa in ospedale dove la figlia, poco dopo, muore.

Il maggio 2011, vede la morte di due neonati nel giro di sei giorni. Il 23 del mese accade alla piccola Elena, ventidue mesi, e il 27 tocca la stessa sorte a Jacopo, di undici mesi, a Passignano sul Trasimeno. Entrambi sono stati lasciati dai loro genitori nelle vetture, sotto il sole che trasforma gli abitacoli in fornaci. Nel 2015 muore Gioia, diciassette mesi. I suoi genitori erano usciti per fare compere, dimenticandosi completamente di averla portata con loro. Nel 2016 accade a Firenze, a una bimba di diciotto mesi. Anche in questo caso la madre aveva dimenticato di averla portata con sé. Rientrando in vettura trova la figlia agonizzante, corre in ospedale, dove la piccola spirerà il giorno dopo. Nel 2017 una mamma di Arezzo, dal ritorno dal lavoro, sta facendo retromarcia e, voltandosi, vede sua figlia Tamara, 16 mesi, deceduta per un arresto cardiaco.

 

Una legge per non dimenticare i figli in auto

Nel 2018 accade a Giorgia, in quel di Pisa. La piccola aveva un anno e dormiva nel seggiolino, sempre sul sedile posteriore, quando il padre è sceso dalla macchina per andare al lavoro. Anche lui se l’era completamente scordata. L’ultimo caso è quello di Catania, avvenuto nel settembre di quest’anno. Un padre si è scordato il figlio, nel parcheggio del posto di lavoro, convinto di averlo portato all’asilo. Il piccolo, rimasto sotto il sole cocente per oltre cinque ore, è deceduto. Inutile la corsa in ospedale. A breve ci sarà la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, della normativa che renderà obbligatori i seggiolini antiabbandono nelle autovetture. Come possiamo leggere su Repubblica, la legge è la nr.117/2018 che ha modificato l’art. 172 del Codice della Strada. Nell’articolo possiamo apprendere come dovranno essere i futuri seggiolini per i bambini con meno di quattro anni.

Nell’articolo 1 il “dispositivo antiabbandono” è descritto come un allarme, composto da uno o più elementi interconnessi. La funzione principe di tale dispositivo è quella di prevenire l’abbandono dei piccoli al di sotto dei quattro anni di età. Il congegno potrà essere integrato all’origine nel seggiolino, o potrà essere una dotazione di base del veicolo, ricompreso nel fascicolo di omologazione dello stesso, o potrà essere un sistema indipendente dal seggiolino e dalla vettura. Una specificazione volta ad ampliare il più possibile le tipologie dei dispositivi, molti dei quali già presenti in commercio. Nell’allegato A9 al decreto, sono previste le caratteristiche funzionali obbligatorie: il dispositivo dovrà segnalare l’abbandono del piccolo mediante attivazione di un allarme che avverta il conducente attraverso segnali acustici e visivi, percepibili sia all’interno che all’esterno dell’automobile. L’anticipazione giunge dall’Asaps, associazione amici polizia stradale, che evidenzia come sarà fondamentale l’attivazione automatica del dispositivo ad ogni utilizzo, senza messa in funzione da parte del conducente.

 

Una possibile risposta è l’amnesia dissociativa

I dispositivi, inoltre, potranno essere dotati di sistemi di comunicazione automatici per l’invio, tramite le reti di comunicazione mobile senza fili, di chiamate o messaggi. In caso di inadempienza, le multe saranno da un minimo di 81 euro a un massimo di 326 euro e una decurtazione dalla patente di cinque punti. Si è resa necessaria una legge per non permettere più di scordarsi i figli in auto. I ritmi frenetici della società postmoderna sono andati tutti, o quasi tutti, a destabilizzare lo stile di vita dei nuclei familiari in cui ci sono dei figli, rendendole accessorie alle pressanti necessità degli impegni di lavoro. Davanti a queste tragedia sono chiamati a dare una risposta esperti come gli psichiatri i quali parlano di “amnesia dissociativa”, come si legge in un articolo del Corriere della Sera. Il direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, Claudio Mencacci, descrive tale amnesia come una lacuna retrospettiva, un vuoto che si forma nei nostri ricordi.

Un raro disturbo che, però, negli ultimi anni è stato diagnosticato con maggiore frequenza. Una totale perdita della nozione del tempo e del ricordo, connessa a eventi traumatici e situazioni di forte stress. Alla domanda sul come, però, si possa giungere a dimenticarsi un figlio, Mencacci risponde che si tratta di un’amnesia circoscritta, dove il soggetto non è in grado di ricordare gli accadimenti nell’arco di poche ore. Probabilmente i genitori che hanno dimenticato i figli in macchina, stavano vivendo condizioni di alto stress, che hanno causato la dimenticanza dei piccoli, inseriti nel susseguirsi di atti automatici. Per diagnosticare tale disturbo vanno esclusi alcuni disturbi patologici, come una crisi epilettica, la sindrome dell’amnesia globale transitoria, un trauma cranico o, in ultima analisi, l’assunzione di sostanze psicotrope. Risulta necessario escludere anche l’amnesia simulata, o sindrome di Ganser, molto frequente nei detenuti. Nell’amnesia dissociativa si riscontrano casi di persone che, involontariamente, si infliggono mutilazioni o tentano il suicidio. Alcuni soggetti che ne soffrono arrivano a gettare nella spazzatura gioielli e denaro.

 

Quando la quotidianità diventa una trappola mortale

I casi amnesia dissociativa aumentano esponenzialmente davanti eventi traumatici come la guerra o un terremoto. Bisogna tenere conto, però, che la soglia dello stress è individuale, e ciò che per un soggetto può essere una situazione lieve per altri può risultare molto più pressante. Ma i livelli di stress nella nostra quotidianità sono aumentati e i campanelli d’allarme che avvisano il raggiungimento dei limiti sono: irritabilità verso i cambiamenti, sonno disturbato, scarsa concentrazione, difficoltà con la memoria, tendenza ad automatizzare nel fare le cose. Una montagna di impegni, oltre a snervanti ritmi lavorativi, da assolvere per non essere tagliati fuori. Una spasmodica ricerca dell’immagine vincente “costringe” a esercitarsi in migliaia di attività che alterano il tempo da passare con i figli, i quali si trasformano un impegno da inserire nell’agenda.

Ritmi che legano le persone in modo malsano al tempo: schiave di ogni singolo minuto della giornata, programmata anche per i minuti da passare in bagno. Atroci dimenticanze, conseguenza di quotidianità scandita da ritmi lontani dalla natura di un essere umano, soprattutto di quella di un padre e una madre che dovrebbero dedicare il giusto tempo, senza pressioni, ai neonati, e anche ai bambini e agli adolescenti. Ma la famiglia è un’istituzione che vive nel paradosso, tanto consacrata e difesa a parole dai mass media e le istituzioni, ma quasi totalmente ignorata, addirittura osteggiata, nei fatti e non sono di certo gli assegni familiari e i congedi parentali a supplire alla situazione. La dimenticanza dei piccoli in auto, è uno dei più atroci effetti collaterali della velocità richiesta da questi tempi frenetici.

 

 

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV