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Sfidare in modo sottile la Legge per evitare il giudizio

Lo psicoanalista Maurizio Montanari ha scritto un articolo molto interessante, su psichiatryonline.it, in merito alla perversione. Ci invita a una riflessione riguardo all’assunto, ritenuto immutabile, secondo il quale il perverso non va in analisi. Nel credere comune, parlare di perversione significa indicare atteggiamenti, predisposizioni, pensieri di una persona con connotazioni assolutamente negative, la quale si dedica a pratiche sessuali particolari, fuori norma, devianti o percepite come strane e rischiose. Descrivere qualcuno come perverso conduce a un uso improprio dei termini clinici. Il perverso e la perversione, sono l’esempio odierno della commistione tra il gergo contemporaneo e quello clinico. Montanari spiega cosa sia vero e cosa sia falsato in questa fusione, per rendere il concetto attuale e valido strumento di lettura della società attuale. Per Lacan, scrive lo psicoanalista, il concetto si sposta dalle manifestazioni esteriori del perverso, che lo definiscono agli occhi del prossimo, alla struttura perversa come organizzazione psichica a sé stante.

La soggettività, di chi è definito perverso, si delinea prevalentemente per il suo rapporto con la Legge e una predisposizione ad “infrangerla” per trasformarsi in oggetto del volere dell’Altro. Diventare sovversivi, rifiutando un ordine superiore, mettendosi nella posizione di un subordinato, che esegue ordini indicibili non provando sensi di colpa. Gli studi clinici, però, dichiarano un’altra verità, la quale mostra il perverso tutt’altro che indifferente alla Legge. Quest’ultima diventa il punto di riferimento in cui orbitare per mantenere le distanze di sicurezza; un osare che la infrange perché la comprende pienamente; non la perde di vista per non farci mai davvero i conti. La Legge è sfidata, provocata, messa in allerta, fino al punto di non farla diventare operativa con le sue sanzioni e punizioni. Una sottile sfida alla Legge, mettendola alla prova per consolidarne l’esistenza e la forza, evitando che scatti il giudizio.

 

Il vero perverso non sente il bisogno di un’analisi

Lo psicanalista J.A. Miller afferma che il vero perverso non chiede un’analisi, poiché è un bisogno di cui non ha necessità. Il perverso è ben conscio del suo modo di essere nel mondo. Vive per il godimento, conosce i luoghi dove può procurarselo e chi può soddisfarlo, perché è proprio il godimento la sua bussola. Il nevrotico, invece, incappa costantemente nelle esitazioni del godimento, rendendo il suo desiderio mutevole e, una volta prossimo al raggiungimento di ciò che brama, il desiderio scompare. I soggetti con strutture perverse che giungono in psicoanalisi, lo fanno quando emergono gravi difficoltà nella gestione del troppo; solitamente perché sanzionati dalla Legge a causa dei loro eccessi. Un giovane industriale, ad esempio, confida al suo analista che il gioco d’azzardo, il fumo e la cocaina fanno parte del proprio stile di vita, e così vuole mantenerlo.

É consapevole dell’impossibilità nel godere di tutto, non per senso di colpa, o per un conflitto morale, ma perché incapace di incastrare le sue perversioni dentro i frenetici ritmi della vita quotidiana. Questa tipologia di pazienti è testimone dei paletti imposti alla loro condotta dettati sì dalla legge, ma anche da sopraggiunti limiti fisici e impedimenti economici che non permettono più alti livelli di godimento. Come il dipendente di una multinazionale, dedito a rapporti sadomasochistici, che non riesce a limitarsi all’ambito privato ma pratica anche sul posto di lavoro, dov’è poi scoperto e sanzionato. Egli non è angosciato dalla natura dei rapporti, ma dalla loro gestione. Lo stesso vale per il marito che esce tutte le sere per giocare d’azzardo e per adoperarsi in pratiche sessuali masochiste. Teme che la moglie, al corrente di tutto da qualche tempo, non sia più disposta a tollerare i suoi eccessi e smetta alla fine di tutelare il loro buon nome con il vicinato, giacché rincasa spesso pieno di lividi e cicatrici.

 

Farsi aiutare dall’analista? Sì, ma per non superare il limite

I soggetti indicati sono stati tutti sanzionati per aver oltrepassato i limiti del “sistema”, che ora li punisce con minacce di licenziamento, divorzio, confinamento. Il paziente giunge dall’analista non per una ricerca delle cause e del possibile contenimento delle perversioni, ma per farsi aiutare nel comprendere quando si rischia di superare il limite, in modo da evitare i guai. L’analista, afferma Montanari, si trasforma in sorta di tutor che segnala i limiti di velocità, non per una tutela dell’incolumità del conducente e dei passeggeri a bordo, non per educare a una condotta di vita più regolare, ma solo per evitare la grana troppo alta del vigile che lo ferma e lo sanziona. In questo caso non si può definire una psicoanalisi in senso stretto, perché il paziente non descrive sintomi che causano in lui sofferenza e che vuole tentare di comprendere per averne consapevolezza. Il soggetto soffre per cause che conosce, scaturite da una ricerca continua del godimento.

Il perverso non vuole mettersi in contatto con l’inconscio, vuole un sostegno che lo aiuti nel riconoscere il limite dove, da solo, non riesce a percepire. Montanari ci aiuta a comprendere un po’ meglio la natura di chi vive le perversioni, non descrivendolo come qualcuno che si sente malato. Il perverso vive nel mondo accettando le regole, ne ha bisogno perché il superarle significa entrare nei territori del godimento. La Legge è la frontiera di cui non può fare a meno, sa che poco oltre c’è il piacere voluto e al quale non intende rinunciare. Possiamo azzardare anche il fatto che nell’epoca in cui viviamo molti tabù, non solo sessuali, sono stati superati e un sistema sociale fluido, dove le barriere di genere ed età non creano scalpore, come accadeva fino a non molto tempo addietro, contribuiscono a far sentire il perverso ben inserito e attento solo a non esagerare, per evitare di perdere tutto.

L’eccesso fa parte della quotidianità di molti. La società postmoderna ne sconsiglia l’abuso, ma poi legalizza il gioco d’azzardo, ad esempio, normalizzando abitudini un tempo ritenute dannose. L’uso degli stupefacenti è vietato, ma più tollerato: c’è una pubblica condanna e, nella vita di tutti i giorni, si può incrociare qualcuno sotto gli effetti della cocaina, alla fermata del bus o un semaforo, e non stupirsene. Il sesso e i suoi elementi più perversi sono di facile accesso grazie al web. Parlare di pratiche sessuali alternative non è un problema, abbondano programmi televisivi che affrontano tematiche di coppie poliamorose, di parafiliaci, di bondage. Una società altamente “sessualizzata”, e che giudica con minor severità gli eccessi, rende i perversi adeguati abitatori di questo mondo, poiché non avvertono il bisogno come una devianza o una pratica che col procedere può minare il rapporto con se stessi. La Legge, insomma, non impone più confini rigidi e il perverso trova maggiori spazi per il godimento, rendendo precoce la caduta nell’eccesso.

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV