Una visione generale
L’uso di alcol è attualmente in aumento, fenomeno derivante dall’implicita accettazione sociale del suo consumo. Tutto ciò rende più difficile il rendersi conto degli effetti e delle conseguenze che sia l’uso che l’abuso di sostanze alcoliche comporta, ad esempio la dipendenza. Ovviamente, non tutte le persone che hanno l’abitudine di bere sviluppano una dipendenza e non sempre è così facile notarla. Inoltre, l’età in cui avviene il primo incontro con la sostanza si è abbassata a 12 anni circa, dato allarmante poiché in questo specifico momento dello sviluppo le strutture cerebrali dell’individuo non sono completamente mature. La maturazione cerebrale avviene infatti intorno ai 24 anni. Ciò che rende preoccupante questo fenomeno è l’alterazione che l’alcol ha sulla maturazione cerebrale dell’adolescente, fattore di vulnerabilità per il futuro sviluppo di una dipendenza (Salmanzadeh et al., 2020). L’abuso di alcol è una delle cause di morte più diffuse sia a livello diretto che indiretto. Un esempio di pericolosità dettata dall’uso di alcol è la guida in stato di ebrezza, che comporta un aumento del tasso di incidenti. Inoltre l’alcol è un possibile fattore di rischio per lo sviluppo futuro di demenza (Wigo et al., 2019). Infatti, la possibilità di avere un deterioramento cognitivo è tre volte più alta nelle persone che hanno fatto un uso smodato di alcol.
Nel DSM 5 (APA, 2014), i disturbi correlati all’alcol sono inseriti all’interno dei disturbi connessi a sostanze e disturbi da addiction. Di questi disturbi fanno parte: il disturbo da uso di alcol, intossicazione da alcol, astinenza da alcol, altri disturbi indotti da alcol e disturbo correlato all’alcol senza specificazione. Tra i fattori di rischio per l’uso di alcol è possibile riscontrare la predisposizione culturale a bere. In altri termini, è più difficile che questo comportamento sia messo in atto da persone appartenenti a culture che ne vietano l’uso. Un altro aspetto che ne favorisce il consumo è il costo, infatti nei luoghi in cui il costo è notevole è meno diffuso il suo consumo. Anche la genetica gioca un ruolo importante, infatti, è più frequente in persone aventi familiari con tale disturbo ed il rischio è più alto nel caso dei gemelli omozigoti, quindi fra coloro i quali condividono l’intero corredo genetico.
Il fenomeno del craving
Il craving equivale ad un fortissimo desiderio della sostanza, non mediato dalla razionalità, in quanto la persona ricerca la sostanza nonostante pur conoscendone gli effetti negativi. Per soddisfare questo desiderio la persona è portata ad agire in modo compulsivo ed è incapace di porre fine a questo comportamento. Questa incapacità deriva anche dalla presenza di cambiamenti a livello cerebrale, come l’alterazione funzionale della corteccia prefrontale, che impediscono al dipendente di fare la scelta migliore per sé. Il soggetto vuole e ricerca la sostanza a tutti i costi, non importa il prezzo che dovrà pagare. Infatti, nei casi estremi la persona potrebbe mettere a repentaglio la sua vita, oltre che avere problemi legali e/o sociali. Il craving è legato anche all’astinenza, infatti il dipendente tende ad evitarla in ogni modo, spingendo ancora di più il soggetto a bere e instaurando così il circolo vizioso della dipendenza.
L’astinenza si manifesta entro 4-8 ore da quando il dipendete non assume più l’alcol. L’astinenza comporta la presenza di diversi sintomi tra cui: astenia, tremori, tachicardia e nei casi più gravi, allucinazione alcolica. La persona con dipendenza ricerca la sostanza e nello stesso tempo vuole evitare i sintomi negativi dell’astinenza. Il craving può presentarsi in qualsiasi momento, in modo a volte del tutto indipendente dal tempo che la persona ha trascorso senza bere. Tale desiderio può essere scatenato dalla prima bevuta o da elementi collegati al bere, ad esempio il trovarsi vicino ad un bar. In questa attivazione gioca un ruolo fondamentale il circuito dopaminergico della ricompensa che coinvolge l’area tegmentale ventrale, il nucleo accumbens e la corteccia prefrontale. Questo circuito fornisce all’individuo una ricompensa per far in modo che le azioni importanti per la sopravvivenza (bere, mangiare, fare sesso) siano assicurate. Tuttavia il medesimo può essere stimolato anche dall’alcol e quando questo stimolo è eccessivo porta a ripetere compulsivamente del comportamento.
Quali conseguenze sul cervello?
Il cervello di chi usa abitualmente le sostanze subisce modifiche anche nelle connessioni che esistono tra le varie aree cerebrali. L’alcol riduce il volume della corteccia prefrontale mediale dorsolaterale (Kaag et al., 2018) che serve anche per elaborare delle adeguate strategie cognitive. Lo studio condotto da Suzuki e colleghi (2020) sottolinea proprio l’importanza della corteccia prefrontale nel regolare in modo adeguato sia il desiderio che le emozioni negative. Inoltre, in tale studio viene dimostrato che l’uso delle strategie cognitivo-comportamentali consente alle persone di gestire adeguatamente l’intenso desiderio e le emozioni negative. È bene precisare che in questo studio è stata usata la risonanza magnetica funzionale che ha permesso di rilevare l’attivazione della corteccia cerebrale prefrontale durante la messa in atto di strategie e anche la ridotta attività dello striato ventrale e dell’amigdala, aree che si attivano durante il craving.
Strosche e colleghi (2020) hanno evidenziato in coloro i quali soffrono di alcolismo delle alterazioni della connettività tra le reti neuronali del circuito della ricompensa e quelle del controllo cognitivo. Quindi le persone che abusano di alcol hanno una compromissione della connettività funzionale tra lo striato, l’insula e la corteccia prefrontale. Le persone in astinenza, rispetto agli alcolisti, durante la presentazione di stimoli legati all’alcol, hanno una maggiore connettività tra lo striato ventrale, l’insula anteriore e la corteccia prefrontale dorsolaterale. La compulsività dell’uso di alcol correla positivamente con il cambiamento di connettività funzionale tra la corteccia prefrontale dorsolaterale, lo striato ventrale, l’insula anteriore e posteriore. Invece, il forte desiderio correla positivamente con il cambiamento di connettività funzionale tra l’insula posteriore e la corteccia orbito-frontale mediale e negativamente con l’alterata connettività funzionale tra lo striato ventrale, la corteccia cingolata anteriore, la corteccia prefrontale dorsolaterale e la corteccia orbitofrontale laterale (Strosche et al., 2020).
L’alcol è un problema da non sottovalutare, condiziona notevolmente coloro i quali ne soffrono e le loro famiglie. Nonostante le difficoltà la dipendenza da alcol può essere superata e per tale motivo è importante riconoscerla e rivolgersi ad uno specialista.
Riferimenti bibliografici
A.P.A. (2014). DSM-5, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Cortina Raffaello.
Kaag, A.M., Schulte, M.H.J., Jansen, J.M., Van Wingen, G., Homberg, J., Van Den Brink, W. El al (2018). High-intensity binge drinking is associated with alterations in spontaneous neural oscillations in young adults. Alcohol, 70.
Salmanzadeh, H., Ahmadi-Soleimani, S.M., Panchenari, N., Azzari, M., Halliwell, R.F., Rubino, T., et al. (2020).Adolescent drug exposure: A review of evidence for the development of persistent changes in brain function. Brain Res Bull, 8. DOI:10.1016/j.brainresbull.2020.01.007.
Suzuki, S., Mell, M.M., O’Malley,S.S., Krystal, J.H., Anticevic, A. & Kober, H. (2020). Regulation of craving and negative emoticon in alcohol use disorder. Neuroimaging. DOI:10.1016/j.bpsc.2019.10.005.
Wingo, A.P., Wingo, T.S., Fan, W., Bergquist, S., Alonso, A., Marcus, M., et al. (2019). Purpose in life is a robust protective factor of reported cognitive decline among late middle-aged adults: the emory healthy aging study. J Affect disord, 30. DOI:10.1016/j.jad.2019.11.124.




