Un volto per i Preraffaelliti
Questa è la storia di una delle muse più celebri dell’arte inglese dell’Ottocento, la storia della donna che ha prestato il suo viso per i dipinti della Confraternita dei Preraffaelliti: Elizabeth Siddal. Lizzie, come veniva comunemente chiamata, è stata Viola ne La dodicesima notte (1850) di Walter Howell Deverell, la Vergine Maria ne Ecce ancilla domini (1850) e Beatrice ne Il sogno di Dante alla morte di Beatrice (1871), entrambe opere di Dante Gabriel Rossetti; ma soprattutto Lizzie è l’Ofelia di John Everett Millais. Lo stesso volto, gli stessi occhi, gli stessi capelli rossi, la stessa anima messi a disposizione per amore dell’arte. La giovane conserva una scintilla creativa che non le permette di accontentarsi di ispirare l’arte altrui: lei stessa è attiva nelle arti grafiche – nel 1857 è la prima donna a esporre con i Preraffaelliti – e nella poesia. Tuttavia oggi in pochi conoscono la sua produzione artistica, oscurata completamente dal triste epilogo della sua vita, ma soprattutto dalle opere preraffaellite per cui ha prestato il volto.

Elizabeth Siddal, The Woeful victory

Elizabeth Siddal
Elizabeth è la terza di otto figli in una famiglia ordinaria di Londra; si guadagna da vivere come modista in una boutique di cappelli quando conosce il pittore Walter Howell Deverell, il quale la introduce alla neonata Confraternita. Questa si pone come obiettivo di riportare in vita la realtà intangibile precedente alla rivoluzione artistica di Raffaello. I dipinti preraffaelliti, i cui soggetti sono perlopiù ripresi dalla letteratura e dai testi sacri, sono avvolti da una nota malinconica accentuata dalla resa dei personaggi, spesso donne eteree silenziose. Lo sguardo profondo, l’incarnato d’avorio disegnato da lineamenti delicati e incorniciato dalla fluente chioma ramata fa di Lizzie la donna ideale da ritrarre in questo tipo di opere. Gli artisti totalmente conquistati dalla sua persona ne faranno l’icona del movimento: Elizabeth sarà eroine shakespeariane, angeli, sante, madonne e dame in decine di quadri.
Una vita stravolta
Il sodalizio con la cerchia di artisti stravolge la vita della giovane in positivo e in negativo. Già il solo fatto di essere una modella macchia la sua reputazione: non è un mestiere ben visto perché solitamente le donne che posano per racimolare qualche soldo sono prostitute o donne povere che vivono di stenti. Ma Lizzie è determinata e non si lascia condizionare dai giudizi. Il 1852 è un anno particolarmente significativo: innanzitutto è l’anno in cui posa per l’Ophelia di Millais, l’opera che renderà immortale Elizabeth, il cui volto verrà venerato e ammirato grazie alla strabiliante maestria dell’artista. Tuttavia diventare Ofelia morente sarà un po’ una condanna per lei: durante le sedute, immersa per ore in una vasca d’acqua, spesso fredda, Lizzie contrae una polmonite acuta che ne minerà la salute, già piuttosto precaria (alcune fonti sostengono che soffrisse di disturbi alimentari).

Rossetti, Il sogno di Dante alla morte di Beatrice
Ma la vera condanna di Elizabeth è un’altra: lo stesso anno intreccia una relazione con quello che è considerato il leader della confraternita: Dante Gabriel Rossetti. I due vivranno un rapporto travolgente, passionale, tormentato e totalizzante. Lizzie sarà per Rossetti la modella preferita e insuperabile: si conservano centinaia di schizzi a matita del suo volto firmati dall’artista, il quale sarà perseguitato dagli occhi malinconici della donna per tutta la vita. Elizabeth sarà anche sua allieva, decidendo di perfezionarsi artisticamente sotto la guida dell’amante. Dal 1855 l’eminente critico John Ruskin, colpito dalle sue capacità, decide di versarle una rendita annua per sostenerla. Della sua produzione restano circa centocinquanta opere tra disegni e acquerelli e tre dipinti a olio. Tra questi un autoritratto, di tre quarti con lo sguardo curioso e vigile, ben lontano dalle pose languide e indifese che assumeva per le opere degli altri. Elizabeth è dunque una donna determinata e forte; vuole affermarsi in un’epoca in cui le donne artiste non erano molte.
Una cura per il dolore

Beata Beatrix c.1864-70 Dante Gabriel Rossetti 1828-1882 Presented by Georgiana, Baroness Mount-Temple in memory of her husband, Francis, Baron Mount-Temple 1889
I tanti impegni e l’intensa fatica le causano tuttavia un esaurimento nervoso, accentuato dalla frustrazione dovuta ai continui tradimenti di Dante. Rossetti la ama, la venera come sua musa, ma questo non gli impedisce di avere altre modelle con le quali spesso intreccia delle relazioni. Lizzie ha l’animo puro, crede nel suo amore e questi comportamenti la feriscono particolarmente. Per far fronte al suo tormento e ai problemi di salute, Lizzie inizia a fare uso e abuso del laudano, sedativo derivato da una miscela di alcool e oppio. La prima overdose risale al 1860: debole e psicologicamente provata, spaventa Dante, che dopo dieci anni dal loro primo incontro decide di sposarla. L’anno dopo Lizzie mette al mondo una bambina, nata morta. Sarà il colpo di grazia: il dolore di Elizabeth è insopportabile e la notte dell’11 febbraio 1862 beve una dose mortale di laudano.
Dante ormai disperato fa seppellire insieme all’amata il manoscritto delle poesie che aveva scritto per lei. Nel 1870 termina il suo capolavoro pittorico, iniziato nel 1864, Beata Beatrix: è Lizzie con il volto pallido pronta ad accogliere il papavero da oppio che una colomba aureolata le sta posando sulle mani. Il fiore e la colomba dal piumaggio rosso sono entrambi simbolo della morte che ha portato via Elizabeth quando aveva solo 32 anni. William Michael Rossetti, fratello di Dante, nel 1906 pubblica le poesie della musa malinconica: quindici componimenti intimi, drammatici, a tratti strazianti, spia del dolore che a lungo l’ha perseguitata.
Dead Love
Oh never weep for love that’s dead
Since love is seldom true
But changes his fashion from blue to red,
From brightest red to blue,
And love was born to an early death
And is so seldom true.
Then harbour no smile on your bonny face
To win the deepest sigh.
The fairest words on truest lips
Pass on and surely die,
And you will stand alone, my dear,
When wintry winds draw nigh.
Sweet, never weep for what cannot be,
For this God has not given.
If the merest dream of love were true
Then, sweet, we should be in heaven,
And this is only earth, my dear,
Where true love is not given.
(E. Siddal)
Amore finito
Oh non piangere per un amore che è finito
siccome l’amore di rado è veritiero
ma cambia la sua foggia da blu a rosso,
e dalla vivacità del rosso al blu,
l’amore è nato per una morte precoce
ed è così raramente vero.
Perciò proteggi il tuo bel viso dai sorrisi
per vincere il più profondo dei sospiri.
Le più dolci parole sulle labbra più sincere
si spengono e dolorosamente muoiono,
e tu starai da sola, mia cara,
quando i venti gelidi disegnano la notte.
Tesoro, non piangere per ciò che non può essere,
per ciò che Dio non ti ha concesso.
Se il più piccolo dei sogni d’amore fosse vero
allora, tesoro, dovremmo essere in paradiso,
ma questa è solo la terra, mia cara,
dove il vero amore non è concesso.
Riferimenti bibliografici
STOCKHAUSEN C. (2010). Elizabeth Siddal : la musa ispiratrice dei Preraffaeliti. Chioggia: Damocle
STOCKHAUSEN C. (2006). Il vero amore non ci è concesso : le poesie di Elizabeth Eleanor Siddal. Padova : Panda
- G. Rossetti, Il sogno di Dante alla morte di Beatrice, 1871
- Siddal, The Woeful victory, s.d.
Rossetti D. G. , Beata Beatrix, ca.1864-1870




