Cosa è la disabilità intellettiva?
La disabilità intellettiva è un disturbo che ha un esordio nel periodo dello sviluppo, un tempo era nota con il termine ritardo mentale. Tale disturbo per poter essere diagnosticato deve compromettere non solo il funzionamento intellettivo ma anche quello adattivo. I deficit delle funzioni intellettive possono riguardare il ragionamento, il problem solving, la pianificazione, il pensiero astratto, la capacità di giudizio, l’apprendimento scolastico e l’apprendimento dall’esperienza (A.P.A., 2014). Per poter formulare questa diagnosi è necessario effettuare una valutazione clinica e somministrare dei test d’intelligenza standardizzati. Inoltre la persona con disabilità intellettiva deve avere contemporaneamente un deficit del funzionamento adattivo, non riuscendo ad essere autonoma e necessitando di un supporto nei task quotidiani. La disabilità intellettiva si muove lungo un continuum su vari livelli di gravità: lieve, moderata, grave ed estrema (A.P.A., 2014). Nella diagnosi è opportuno indicare il livello di gravità attuale per poter stabilire meglio l’intervento più consono.
Il livello di gravità non viene stabilito dal quoziente intellettivo (QI), ma dalle capacità adattive espresse. Infatti l’aiuto di cui la persona necessità è stabilito da quanto è in grado di far fronte alle richieste ambientali. Questo vuol dire che una persona potrebbe anche avere un QI più basso ed avere una diagnosi di disabilità intellettiva meno grave, questo perché è più funzionale nel suo ambiente, ad esempio ha sviluppato maggiormente le autonomie. Questo disturbo è abbastanza frequente, ha un’incidenza che varia tra 1% ed il 3% della popolazione. Oggi, le persone con disabilità intellettiva vivono molto più allungo, la loro prospettiva di vita si avvicina a quella della popolazione normale (Coppus et al. 2013). Questo può essere dovuto al miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie. Ciò porta a pensare a come queste persone possono vivere la vecchiaia e a quali difficoltà potrebbero andare incontro.
L’importanza della diagnosi
In passato la diagnosi di disabilità intellettiva si basava sulla misurazione del QI e questo paramento era fondamentale per la formulazione diagnostica. Ad oggi si considerano le capacità adattive e di funzionamento. Le persone con disabilità intellettiva possono avere profili cognitivi diversi che influenzano le capacità di adattamento. È più utile individuare il funzionamento cognitivo, compreso quello delle funzioni esecutive, più che il valore del QI. Due persone con lo stesso QI possono avere profili cognitivi diversi e quindi non è detto che abbiano lo stesso adattamento all’ambiente (Bertelli et al., 2018). Considerare il profilo cognitivo consente di valutare non solo le difficoltà ma anche i punti di forza da potenziare per un maggiore sviluppo dei domini cognitivi. Questo implica rendere le persone più funzionali e capaci di far fronte alle richieste ambientali.
La prima cosa da valutare è il quoziente intellettivo (QI) attraverso un colloquio clinico e mediante test standardizzati. Il QI viene misurato con le scale Wechsler e con le matrici di Raven. Le scale Wechsler, comprendono la WAIS, la WISC e la WIPPSI, rispettivamente in base al range di età della persona. La WIPPSI può essere somministrata da 2 anni e 6 mesi a 7 anni e 7 mesi. La WISC viene somministrata dai 6 anni fino a 16 anni e 11 mesi, invece la WAIS viene somministrata dai 17 anni in poi. La WISC-IV considera il quoziente intellettivo totale che è dato dalla somma dell’indice di comprensione verbale, l’indice di ragionamento percettivo, l’indice di memoria di lavoro e l’indice di elaborazione. Nelle persone con disabilità intellettiva, il QI si deve abbassare almeno di due deviazioni standard dalla media 100, 70 potrebbe indicare una disabilità intellettiva lieve (A.P.A., 2014).
Considerazioni conclusive
È importante considerare il funzionamento adattivo e quindi quanto la persona si adatta alle richieste ambientali. Per fare questo, oltre al colloquio e all’osservazione, si usano le scale Vineland Adaptive Behavior Scales (Vicari et al., 2010). Questo questionario valuta la comunicazione funzionale, le abilità quotidiane, la socializzazione e le abilità motorie. Ovviamente viene considerato anche il QI, ma nella somministrazione delle Wechsler, si considera il background culturale e l’aspetto linguistico. Effettuare una buona valutazione consente di poter stilare un programma riabilitativo personalizzato che tenga conto dei limiti e delle risorse, in questo modo si ottiene il massimo tenendo conto della condizione di partenza. Questo perché si ottiene il profilo neuropsicologico che è diverso dal semplice punteggio del QI (Vicari et al., 2010).
Il progetto terapeutico che interessa un bambino o adulto con disabilità intellettiva non può riguardare il singolo ma anche il suo sistema. Nel caso del bambino sarebbe auspicabile coinvolgere la famiglia e la scuola, i compagni di classe e l’insegnante. Non basta riabilitare il piano cognitivo, in quanto è più utile che la persona sia adattata al suo ambiente e capace di mantenere le autonomie, tenendo sempre conto della situazione iniziale della persona. Le tecniche più usate e che consentono di ottenere risultati migliori sono le tecniche cognitivo-comportamentali (Cooney et al., 2018). In base ai livelli di gravità, si possono ottenere risultati diversi, infatti alcuni riescono a svolgere le varie attività da soli, altri non riescono, altri ancora hanno bisogno di aiuto. La cosa importante è intervenire il prima possibile, per ottenere il massimo risultato.
Riferimenti bibliografici
A.P.A. (2014). DSM-5: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano: Raffaello Cortina Editore.
Bertelli, M.O., Cooper, S. & Salvador-Carulla L. (2018). Intelligence and specific cognitive functions in intellectual disability: implications for assessment and classification. Curr Opin Psychiatry, 31 (2):88-95. Doi:10.1097/YCO.0000000000000387.
Cooney, P., Tunney, C. & O’Reilly, G. (2018). A systematic review of the evidence regarding cognitive therapy skills that assist cognitive behavioral therapy in adults who have an intellectual disability. J Appl Res Intellect Disabil, 31 (1):23-42. Doi:10.11117jar.12365.
Coppus, A.M.W. (2013). People with intellectual disability: what do we know about adulthood and life expectancy? Dev Disabil Res Rew, 18 (1):6-16. Doi:10.1002/ddrr.1123.
Vicari, S. & Caselli, M.C. (2010). Neuropsicologia dello sviluppo. Bologna: il Mulino.




