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Disturbi specifici dell’apprendimento: un po’ di chiarezza

Il termine DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), si riferisce a disturbi connessi alle abilità scolastiche caratterizzate da difficoltà nella lettura, scrittura, e calcolo. Ciò, ovviamente, interferisce in maniera negativa nello sviluppo dell’apprendimento dell’infante, il quale inizia a sentirsi diverso dal gruppo dei pari. I disturbi dell’apprendimento si manifestano in soggetti con un quoziente intellettivo assolutamente nella norma ed hanno una particolare peculiarità: la specificità. Essi, infatti, interessano un solo specifico dominio di abilità, permettendo al funzionamento generale di funzionare in maniera corretta. A livello scolastico, bambini e ragazzi con DSA non hanno diritto dell’insegnante di sostegno ma, grazie alla Legge 170/110, hanno la possibilità di usufruire di strumenti compensativi (mappe, schemi, riassunti, pc, sintesi vocale) e di misure dispensative, sostituendo le normali prove di verifica con altre alternative più adatte allo sviluppo dell’apprendimento dello studente.

I Disturbi dell’Apprendimento comprendono:

  1. Dislessia: disturbo caratterizzato dalla mancanza di accuratezza e/o velocità di lettura. La dislessia riguarda la capacità di decodificare un testo scritto e si manifesta attraverso una minore rapidità della lettura a voce alta rispetto all’età dello studente.
  2. Disortografia e disgrafia: fanno parte dei disturbi della scrittura. La disortografia riguarda la mancata correttezza della scrittura, mentre la disortografia è inerente all’aspetto quantitativo e qualitativo della grafia. La disortografia è un problema del campo grafema-fonema; riguarda il processo basato su un meccanismo di conversione di una parola da udita a scritta.
  3. Discalculia: disturbo del sistema dei numeri e del calcolo. Questo disturbo comporta difficoltà nei compiti numerici ed aritmetici di base, impendendo di raggiungere adeguati livelli di rapidità e correttezza in operazioni di calcolo ed elaborazione numerica.

 

DSA e diagnosi: attenzione alle diversità

La diagnosi di DSA non può essere fatta prima della fine del secondo anno delle scuole elementari per quanto riguarda dislessia e disortografia, e prima della fine del terzo anno per quanto riguarda la discalculia e disgrafia. Ogni ragazzo con DSA, ovviamente, è differente ed unico nel suo genere. Di conseguenza, l’aspetto diagnostico deve assolutamente tenere conto di ciò.

Cerchiamo di andare più nel dettaglio del singolo disturbo:

  1. Dislessia: non abbiamo un singolo test in grado di diagnosticarla, si parla solamente di test che valutano l’abilità di lettura e di linguaggio: solitamente sono previste letture di un brano che valutino la velocità e la qualità della lettura, lettura di una sequenza di parole e di non-parole. Esempi possono essere le Prove MT, BVN 5-11 (Batteria di valutazione neuropsicologica per l’età evolutiva), DDE2 (Batteria per la valutazione di dislessia e disortografia evolutiva).
  2. Abilità ortografiche: viene valutata la scrittura di un brano dettato o copiato, lista di parole o non-parole. I test più comuni sono il DDE2, BVSCO (Batteria per la valutazione della scrittura e della competenza ortografica). Per quanto riguarda le abilità relative alla scrittura, invece, al bambino viene chiesto di scrivere semplici parole dettate in maniera rapida per valutare la componente relativa alla comprensione della parola e alla successiva copiatura. Il test più utilizzato è la scala BHK.
  3. Comprensione del testo: sono per di più brani che il bambino deve leggere in completa autonomia sul quale, successivamente, verranno fatte alcune domande al fine di valutare se l’infante è stato in grado di comprendere quanto appena letto. Le prove più utilizzate sono le prove MT ed il test CO-TT.
  4. Discalculia: nelle prove che accertano la discalculia vengono valutati concetti come l’acquisizione dell’abilità di calcolo ed il concetto di numero. I test più comuni sono le Prove AC-MT (Batteria per la valutazione delle abilità di calcolo), Discalculia Test, ABCA (Test delle abilità di calcolo aritmetico), BDE (Batteria per la discalculia evolutiva).

Inoltre, al momento della valutazione di DSA, verranno valutate anche le abilità non verbali ed il funzionamento intellettivo globale: per quanto riguarda la prima, vengono valutate le abilità visuo-spaziali, in particolare quella visiva. I test più utilizzati sono il VMI, il BVS-CORSI (Batteria per la valutazione della memoria visiva e spaziale), e la Figura Complessa di Rey. Le prove riguardanti il funzionamento intellettivo globale riguardano le abilità generiche del bambino per affermare che siano nella norma e non parlare di DSA. Viene usata la WISC-4. Solitamente, la domanda che ci si pone più spesso è: “Chi si accorge della presenza del disturbo?”. Molto spesso sono gli insegnanti che captano qualcosa di diverso nella comprensione o nel modo di scrivere e apprendere in un bambino. Dopo aver notato che questo comportamento “anomalo” si protrae nel tempo, sarà la scuola stessa, attraverso una comunicazione, avvisare i genitori ad attivare un percorso di approfondimento diagnostico. La certificazione di DSA deve essere prodotta e a disposizione nel tempo utile e grazie alle modalità di valutazione previste dalla Legge 170/2010. Inoltre, il completamento dell’iter diagnostico deve avvenire non oltre il 31 marzo.

 

La legislazione e i DSA: la legge 170/2010

Oltre all’ambito diagnostico, per i bambini e ragazzi con DSA è prevista una legge che li tuteli sotto l’aspetto scolastico, riconoscendo tale disturbo. La Legge 170/2010 viene intitolata “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”. Tale legge è rivolta maggiormente all’insegnamento di bambini con disturbi dell’apprendimento. Il compito principale di tale legge è quello di introdurre nuove formule didattiche personalizzate in base a disturbo che il bambino presenta (dislessia, discalculia, disgrafia, etc…) e fornisce supporti per gli insegnamenti che le scuole dovranno successivamente adottare nei confronti di studenti con DSA. La legge cita due particolari elementi, fondamentali per lo sviluppo scolastico del futuro studente: strumenti compensativi e dispensativi. I primi riguardano strumenti che il bambino deve usare nel suo percorso scolastico come mappe concettuali, computer, calcolatrice, sintesi vocale. I secondi, invece, riguardano i campi in cui il bambino deve essere dispensato, tra cui: verifiche facilitate, interrogazioni programmate, verifiche scritte e non orali.

Le finalità della legge sono molteplici: l’Art.1 specifica che tali disturbi sono diagnosticati a persone che hanno capacità cognitive adeguate e che, quindi, non sono collegate a disabilità. Allo stesso tempo, però, costituiscono una limitazione per l’apprendimento dello studente. L’Art.3 parla dell’individuazione del disturbo da parte della scuola e successivamente dalla diagnosi dell’ASL. L’Art.4 sottolinea quanto sia importante che un insegnante rimanga costantemente aggiornato sullo sviluppo o su eventuali cambiamenti di tali disturbi, promuovendo una didattica adeguata e accessibile a tutti, al fine di far percepire meno la differenza a chi ha disturbi dell’apprendimento. L’Art.5 consente l’uso di strumenti compensativi e dispensativi valutati sulla base delle esigenze del bambino e redatte in un PDP (Piano Didattico Personalizzato). Per far sì che questa Legge sia il più concreta possibile, i genitori di ragazzi con DSA devono essere i primi a promuovere la tutela dei propri figli, richiedendo alle scuole di mettere in pratica quanto scritto all’interno del documento ufficiale. L’iter diagnostico e la successiva riabilitazione sono processi piuttosto lunghi ma che garantiranno, nel tempo, il successo scolastico del bambino con DSA.

 

Riferimenti bibliografici

Cornoldi, C. (2007). Difficoltà e disturbi dell’apprendimento. Milano: Il Mulino

Cornoldi, C. et al. (2001). Imparare a studiare 2. Trento: Erickson

Tressoldi, P.E., Vio, C., (1996). Diagnosi dei disturbi dell’apprendimento scolastico. Trento: Erickson