Perché leggere una storia ci fa bene? La scienza dietro l’incanto
Che cosa possono avere in comune un antico mito, un romanzo moderno e una poesia? Ognuno di essi, se scelto con intenzione, può trasformarsi in un vero e proprio strumento di benessere. Questo è l’incanto della biblioterapia. Perché leggere storie, biografie, calarsi nella visione di un poeta dovrebbe avere un potere così profondo? Una risposta potrebbe trovarsi nella combinazione di un affascinante “incidente” evolutivo e di potenti meccanismi psicologici.
La prima meraviglia risiede nel fatto che il cervello umano non è nato con un’area dedicata esclusivamente a decifrare simboli astratti come le lettere. La lettura e la scrittura sono abilità culturali recenti, degli ultimi seimila anni. I primi sistemi di scrittura risalgono all’incirca al 3300 a.C. con i Sumeri e gli Egizi. Grazie agli studi del neuroscienziato cognitivo Stanislas Dehanae, si può affermare che la capacità di leggere le parole in cinquemila anni non ha subito mutamenti sostanziali. Dehaene, infatti, parla di riciclaggio neuronale. Il cervello non ha evoluto un’area specifica per la lettura. Ha “riciclato” circuiti neuronali preesistenti e specializzati nel riconoscimento di forme visive come oggetti, volti, animali per adattarli a riconoscere i caratteri scritti.
La scrittura, quindi, essendo un’invenzione culturale recente, si è evoluta geneticamente “installandosi” nella regione cerebrale più ottimale, con le proprietà adeguate per diventare un’interfaccia tra visione e linguaggio. Dehaene ha individuato nel cervello, attraverso studi di risonanza magnetica funzionale, quella che è stata battezzata come “Area della Forma Visiva delle Parole” situata nel solco occipito-temporale sinistro della corteccia visiva. La scoperta è avvenuta notando che questa specifica area cerebrale si attivava in modo particolare quando le persone leggevano parole. Inoltre, si è scoperto che si specializza progressivamente durante l’apprendimento della lettura ed è stato dimostrato che si sviluppa nella stessa posizione in tutte le culture e lingue.
Storie che curano: i fenomeni dello specchio e della finestra
La biblioterapia non è semplicemente leggere per capire il pensiero di un altro e immagazzinare informazioni, ma è anche un processo che attiva meccanismi psicosociali molto potenti. Il meccanismo dell’universalità è uno di questi. Si fa largo in un momento difficile, in cui si crede di essere gli unici a provare determinate emozioni, creando un senso di isolamento e inadeguatezza. Leggere di un personaggio che combatte le stesse battaglie (l’ansia, un lutto, una delusione) produce un effetto immediato di normalizzazione. Il libro sembra come se fornisse uno specchio che non riflette un’immagine di difetto, ma di umanità condivisa. Un semplice riconoscimento, Anche lui si sente come me, che può aiutare a incrinare il muro della solitudine e riduce lo stigma legato al proprio malessere, dando valore alla personale esperienza emotiva. Le giuste letture aiutano a ritrovare l’equilibrio e possono fornire risposte per rafforzare la consapevolezza.
Se lo specchio aiuta a rassicurare, la finestra può essere una inesauribile fonte di ispirazione. I libri funzionano come finestre su mondi e prospettive altrui. Non è solo un arricchimento culturale, ma un vero e proprio training all’empatia e alla risoluzione dei problemi. Osservare come un personaggio supera un ostacolo fornisce al lettore un “copione” mentale alternativo, un modello di comportamento che può adattare alla propria vita. Si apprendono strategie di coping, si valutano conseguenze di scelte diverse e si sviluppa una mentalità più flessibile e libera dal pregiudizio.
Biblioterapia di gruppo
La biblioterapia è una disciplina che nelle letture di gruppo ha sempre trovato forza e sostentamento nella coesione sociale. La storia letta e condivisa prende la forma astratta di un terzo elemento, un terreno dove la neutralità e la sicurezza, attraverso la sospensione del giudizio, danno la possibilità a chiunque di parlare di emozioni difficili. Discutendo sui comportamenti, le motivazioni e le idee di un personaggio i partecipanti si trovano indirettamente a parlare di se stessi, abbassando le difese in un contesto sicuro. Nasce un senso di appartenenza legato alla comunione di intenti. Comprendere al meglio la natura umana nel contesto attuale, la sua evoluzione attraverso i continui mutamenti sociali. Vivere il proprio tempo con meno angosce e mitigarle è una qualità che si può incontrare in questa disciplina.
La biblioterapia attinge a piene mani nei bisogni psicosociali più profondi. La necessità di essere compresi, di apprendere dagli altri e di sentirsi parte di una comunità. Le parole non sono solo una cura, ma possono accendere una connessione tra le persone. Anche in assenza di un gruppo, la biblioterapia mantiene intatta la sua efficacia. La relazione tra il biblioterapeuta e la persona permette un’analisi più profonda e personalizzata. Il professionista può scegliere testi che risuonano in modo specifico con il vissuto e le esigenze più nascoste del lettore, accompagnandolo in un viaggio di scoperta intimista e focalizzato. Un setting potente che trasforma la lettura in un dialogo a due, creando uno spazio sicuro e concentrandosi particolarmente sul benessere personale.




