Primo maggio, la festa dei lavoratori
Ogni anno, il primo maggio, in molti paesi del mondo si celebra la festa dei lavoratori, festa che ricorda, appunto, le battaglie dei lavoratori per la conquista dei loro principali diritti, in particolare l’istituzione della giornata lavorativa di 8 ore. In Italia, la festa del primo maggio, trova riscontro negli articoli che determinano la Costituzione, come ad esempio l’articolo 1 in cui si afferma che “L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro” e l’articolo 4, secondo il quale “La Repubblica Italiana riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”.
La festa del primo maggio è riconosciuta in quasi tutti i Paesi del mondo industrializzati e celebra i diritti di cui tutti i lavoratori dovrebbero beneficiare. In molti Paesi, in tale data, si tengono numerose iniziative e manifestazioni, come ad esempio il cosiddetto “concertone del primo maggio” che viene celebrato a Roma, a cui prendono parte i maggiori artisti e cantanti nazionali ed internazionali. Il fatto che oggi i lavoratori di tutto il mondo godano dei loro principali diritti è sicuramente una bella conquista fatta negli anni che merita di essere celebrata, ma quando non tutti hanno la possibilità, o meglio il diritto di lavorare, cosa c’è realmente da festeggiare?
Primo maggio tra precarietà e disoccupazione
I dati ISTAT, purtroppo, ci mostrano un’Italia sempre più povera e disoccupata, disoccupazione che riguarda giovani laureati, padri di famiglia e persone che arrivano a stento a fine mese. Inoltre, è sempre più diffuso il lavoro in nero e forme contrattuali di tipo precario, come per esempio nei call-center, in cui si lavora tanto per guadagnare poco di più di 2/3 euro l’ora. Altro fenomeno molto diffuso è la disoccupazione giovanile e l’aumento dell’età pensionabile per cui si assiste al paradosso di persone di 65/70 anni che, con difficoltà, sono costrette a lavorare e giovani di 25/30 anni che, al contrario, sono costretti a stare a casa, con tutti i problemi psicologici, sociali ed economici che ne derivano. Senza parlare della disoccupazione che colpisce gli over 50, in cui nella maggior parte dei casi si tratta di padri di famiglia che, in tali condizioni, non arrivano a fine mese e non riescono a dare un futuro dignitoso ai propri figli.
Alla luce di quella che è l’attuale situazione lavorativa italiana, penso che ci sia ben poco da festeggiare in quanto viene meno proprio uno dei diritti fondamentali dell’essere umano e che è, invece, la base su cui si fonda la festa del primo maggio, ovvero il diritto di ogni persona ad avere un’occupazione stabile che le consenta di vivere in maniera dignitosa. Si assiste così al paradosso della festa del primo maggio, che è la festa dei lavoratori ma nella realtà i “lavoratori” non hanno la possibilità di lavorare o lavorano attraverso contratti precari o, peggio, in nero.
Le speranze per festeggiare “veramente” il primo maggio
Un po’ di speranza ci viene data, in minima parte, dalla cosiddette politiche attive che, soprattutto negli ultimi anni, si stanno diffondendo sempre più spesso in tutte le regioni italiane con lo scopo di combattere la disoccupazione. Tra le principali politiche attive, ricordiamo il Progetto Garanzia Giovani per chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro e il Contratto di Ricollocazione per chi ha perso il lavoro e deve reinserirsi nel mercato. Le statistiche sembrano mostrare un leggero miglioramento occupazionale grazie a tali politiche anche se siamo ancora troppo lontani dai livelli occupazionali di cui vantano, invece, gli altri paese europei. E’ possibile affermare, dunque, che ci sono le basi per un futuro miglioramento che consenta agli italiani di lavorare, di poter avere un’occupazione stabile e di festeggiare il primo maggio in maniera più sentita e partecipe per celebrare quei diritti dei lavoratori per i quali i nostri avi si sono fortemente battuti.
Con l’augurio che tutto ciò possa realizzarsi, buon primo maggio a tutti!
Scritto dalla Dott.ssa Eleonora Scappaticci, Psicologa del lavoro, Master in “Selezione, Sviluppo e Valutazione nella Gestione delle Risorse Umane”



