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Il ghosting

L’ennesimo inglesismo per definire un atteggiamento che ha preso piede con l’avvento della comunicazione, facilmente fruibile e continua, che offre la rete. Trasformarsi in fantasmi, nei confronti di una persona con cui si ha una relazione sia essa sentimentale, di amicizia o professionale. Avviene già da qualche anno, e ha assunto dei contorni ben definiti. Prima c’era solo il telefono fisso e i luoghi di incontro comuni. Oggi si può decidere di interrompere un rapporto smettendo di rispondere, oltre che al cellulare, ai messaggi su WhatsApp, sui social, alle e-mail. Fino a non molti anni addietro, negarsi a qualcuno richiedeva tempistiche più lunghe e il mezzo principale era un confronto diretto. In questi anni, sempre più tecnologici, con l’ossessivo scambio di messaggi on line, il nuovo fenomeno si palesa con veemenza e rapidità. Negarsi improvvisamente a qualcuno, semplicemente smettendo di rispondere ai messaggi, interagire sulle chat, e arrivando anche a togliere l’amicizia su Facebook e social network vari, è una nuova forma di violenza psicologica. Un atteggiamento passivo-aggressivo che si assume nei confronti di qualcuno ritenuto non più adeguato al tipo di rapporto che si era instaurato.

Sparire dalla vita di una persona oggi è facile e rapido

La comunicazione attraverso la rete, sta incidendo pesantemente nei rapporti interpersonali. Inizia ad evaporare la fisicità, la condizione primaria di gestire il proprio comportamento davanti all’altro. Passare da una comunicazione quotidiana e intensa al nulla, è una decisione che può essere presa in pochi secondi. Quando una situazione è sgradevole, e richiede impegno nella gestione, è sommariamente risolta attuando la subdola strategia del ghosting. Fenomeno che riguarda le nuove generazioni, ma che sta interessando anche le più vecchie, ed è utilizzata, in special modo, nelle relazioni sentimentali. Decidere di svanire dalla vita di una persona, senza dare nessuna spiegazione. E il destinatario di questa forma di rifiuto può piombare in uno stato di angoscia. Un sito di appuntamenti, il Plenty of Fish, ha condotto un’indagine su un campione di ottocento utenti, fra i 18 e i 33 anni, che usufruiscono del suo servizio. La ricerca ha rilevato che l’80% deglii intervistati ha subito almeno un’esperienza di ghosting. Altre fonti dichiarano che il fenomeno è “meno grave” e riguarderebbe il 50% dei giovani interpellati. Resta comunque una percentuale alta, che testimonia come il fenomeno sia ormai accertato. Il ghosting solitamente è l’esito di stili di attaccamento disfunzionali con i caregiver, ossia i genitori o altre figure di riferimento durante l’età evolutiva.

Incapacità a gestire un disagio emotivo

Chi attua il ghosting è come se fosse dominato dall’insensibilità e da una totale assenza di empatia nei confronti di chi lo subisce. Ma dimostra anche di non essere in grado di connettersi con le proprie emozioni Risulta concentrato principalmente sull’evitamento del personale disagio emotivo. Un atteggiamento che esclude totalmente l’altro, non ponendosi la domanda di come si possa sentire di fronte alla situazione di abbandono, senza neanche il preavviso. E la vita in rete ha facilitato molto l’attuazione di questa strategia; essere meno connessi può risultare un’arma vincente nella difficile operazione di lasciare l’altro, evitando soprattutto il confronto e la “via crucis” delle spiegazioni.

La dr.ssa Cecilia Pecchioli, riferendosi nello specifico alle relazioni sentimentali, spiega nel suo articolo “Ghosting: per chiudere una storia, sparisci come un fantasma”, che chi subisce la scomparsa repentina della persona amata, vive un senso di rifiuto che può avere ripercussioni sull’autostima: dando valore ad un senso di inadeguatezza, cercando colpe personali, credendo di non essere sufficientemente speciali per chi ha deciso di attuare il ghosting. Una vera e propria trappola mentale, dove si rischia di rimanere dolorosamente coinvolti. Molti esperti, per questo motivo, lo definiscono una forma di crudeltà emotiva. Un tatticismo basato sul silenzio, in modo da rendere l’altro impotente, negando ogni possibilità di confronto diretto, ricevere dei ragguagli che permetterebbero una rielaborazione emotiva dell’esperienza. È importante avere elementi che permettano di dare un senso alla sofferenza a cui si va incontro.

Come tutelarsi dal senso di smarrimento

Il rifiuto sociale comporta sempre un dolore, per quanto in possesso di una personalità equilibrata è un evento che può essere traumatico. Ma è sempre buona regola circoscrivere nel giusto contesto i fatti: chi decide di sparire da un rapporto, senza dare alcuna spiegazione, non mette in discussione l’altro o il modo di concepire il legame instaurato, bensì manifesta un giudizio su se stesso. Chi scompare dimostra di non avere gli strumenti per continuare la relazione in modo maturo e sano. Chi è abbandonato con questa modalità non deve assolutamente mettersi in discussione, deve reagire, riconoscendo il proprio valore, capire che è meglio allontanare chi non è in grado di affrontare direttamente la fine di una storia.

Una nuova forma di interpretare e affrontare le relazioni interpersonali, che ha prontamente trovato l’etichetta con cui denominare le dinamiche che vengono ad attivarsi. Dinamiche sempre più sterili, fredde, impersonali. Il ghosting invia un messaggio senza l’uso delle parole e della vicinanza fisica. E questo silenzio è amplificato proprio da quei mezzi che dovrebbero facilitare la comunicazione nell’era postmoderna. La comunicazione nell’era digitale, che può permettersi di essere attiva ventiquattro ore su ventiquattro, presta munizioni all’indifferenza. Decidere di interrompere una relazione, senza neanche degnare la persona di un’addio pronunciato faccia a faccia, è il segno di come la tecnologia porti, insieme ad indiscutibili benefici, degli inquietanti effetti collaterali.

Davide Testa

Segretario di Psicotypo ODV