Antonio Ligabue
La vita di Antonio Ligabue, artista del Novecento, è stata definita spesso una vera odissea. La sua esistenza è infatti segnata in un primo momento da continui trasferimenti di città in città, poi dall’assenza di una dimora fissa e in ultimo dai molteplici ricoveri in manicomio. Antonio nasce a Zurigo nel dicembre 1899; a soli nove mesi la madre Elisabetta Costa, a causa delle precarie condizioni economiche, lo affida ad una coppia svizzero-tedesca, con la quale resterà fino al 1919. Nonostante l’affido – comunque non ufficiale – , nel 1901 il bambino è legittimato dall’uomo che sposa la madre biologica, Bonfiglio Laccabue, dal quale prende il cognome. A causa della cattiva condotta che lo caratterizza sin dai primi anni di scuola elementare, Antonio viene trasferito in un collegio per ragazzi difficili. Nel 1913 una tragedia sconvolge il suo animo già abbastanza disorientato: la madre Elisabetta e i tre fratellini muoiono per intossicazione alimentare. Sin da subito Antonio accusa Bonfiglio di omicidio, confermando il cattivo rapporto che li lega.
La condotta del giovane peggiora e nel 1915 è espulso dal collegio; si traferisce insieme alla famiglia adottiva e inizia a lavorare come contadino in maniera saltuaria. Il carattere aggressivo diventa sempre più incontrollabile e violento: nel 1917 in seguito ad un’aggressione ai danni della madre adottiva Elise, Antonio è ricoverato per quattro mesi nella clinica psichiatrica di Pfäfers. Poco dopo essere stato dimesso inizia a girovagare, dormendo in fienili o in luoghi di fortuna. Alcuni ritengono che è in questo periodo della sua vita che è entrato in contatto con i pittori naïf dell’Appenzell. Il 15 maggio 1919 su denuncia di Elise Antonio è espulso dalla Svizzera. Scortato dai carabinieri è condotto in Italia nel comune d’origine del padre, Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia. Già a settembre tenta di fuggire ma viene bloccato prima che riesca ad espatriare.
I continui ricoveri in manicomio
La vita a Gualtieri è tutt’altro che facile. Antonio non conosce l’italiano e l’impossibilità di comunicare lo svilisce. Non riesce a trovare un lavoro stabile e vive grazie agli aiuti del comune, della matrigna e dei compaesani caritatevoli. Ma non basta. Ligabue vive per lo più come un selvaggio lungo gli argini del Po e qui si procura l’argilla che inizia a modellare, parallelamente all’attività pittorica. Nel 1927 lo avvicina lo scultore Marino Mazzacurati, che gli insegna l’uso dei colori a olio e lo aiuta a padroneggiare il suo talento. Il 14 luglio 1937 è internato nell’ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia dove rimane per cinque mesi. Il medico di Gualtieri motiva la necessità del ricovero con il carattere irascibile e violento, ma soprattutto per i gesti di autolesionis. Come si legge sulle cartelle cliniche, ora consultabili, all’ingresso nell’ospedale la diagnosi è di “stato depressivo”.

Autoritratto con mosca
Nel 1940 è di nuovo condotto in manicomio per “psicosi maniaco-depressiva”. L’anno dopo lo scultore Andrea Mozzali si assume la responsabilità di far uscire Ligabue e di ospitarlo nella propria casa a Guastalla. Durante la guerra l’artista fa da interprete alle truppe tedesche, ma nel febbraio del 1945 durante un diverbio aggredisce con una bottiglia un soldato: questo gli costa un nuovo internamento, il quarto, che si protrae per tre anni. Una volta dimesso trova rifugio nel ricovero di mendicità di Gualtieri. È a questo punto che inizia la sua notorietà. Ligabue comincia a vincere premi e a vendere quadri. Critici e media si interessano alla sua persona, tanto da girare diversi documentari sulla sua vita e sulla sua produzione artistica. Nel 1961 è allestita la sua prima mostra personale a Roma. L’anno dopo Antonio è colpito da una paresi che lo costringerà a letto fino al 27 maggio del 1965, quando muore.

Tigre con serpente
Animali feroci e autoritratti
Senza dubbio il suo vissuto drammatico influenza il suo stile, del tutto unico e inconfondibile, che parte della critica inserisce nel movimento naïf, mentre altri lo inquadrano nell’espressionismo. La sua esistenza è segnata da diversi traumi sin dall’infanzia: le condizioni economiche precarie, l’affido, i continui trasferimenti, la morte tragica della madre e ancora il rapporto di amore e odio con la madre adottiva Elise, per non parlare del vero odio che nutriva nei confronti del patrigno Laccabue. Di tutto questo si legge nella sua opera, in cui narra spesso il conflitto (Lotta di Galli 1958-59) e gli atti violenti nella natura, con la quale vive sempre a stretto contatto. I due soggetti principali della sua produzione sono gli animali e gli autoritratti. Quanto al primo caso si ravvisa una certa violenza nella potenza muscolare che definisce le tigri, i leopardi e i serpenti che dipinge. La sua condizione psicologica filtra in opere dove i predatori cacciano, catturano o divorano le prede: la vedova nera che morde il leopardo, il boa che avvolge la tigre, il leopardo che attacca uno scimpanzé terrorizzato. Sono racconti di sopraffazione, di contrasti in cui torna spesso la cifra delle fauci e degli occhi spalancati, nei quali si scorge il dolore e la rabbia urlata dall’artista.

Lotta tra Galli
Gli autoritratti sono angoscianti, lo sguardo ha un’intensità espressiva disarmante. Il suo volto si ripete in maniera ossessiva, nella stessa posa. La manifestazione dello stato d’animo è affidata agli insetti che Ligabue inserisce nel quadro come elementi simbolici: mosche, farfalle, libellule. In un autoritratto Antonio ha a sinistra del suo volto una mosca e a destra una libellula. La scelta starebbe ad indicare la duplice natura dell’artista, dal momento che la mosca rimanderebbe al regno terrestre (convenzionalmente è un segnale di realtà o di morte) e la libellula, leggera e delicata, al regno celeste.
Sulla sua tomba a Gualtieri si legge «Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all’ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore».
Riferimenti bibliografici
VILLANTI, F. (2018). Antonio Ligabue. L’uomo, il pittore. Milano : Skira
VULPIO, C. (2019). Il genio infelice. Il romanzo della vita di Antonio Ligabue. Milano : Chiarelettere
Immagini
Lotta di galli, 1958-59
Tigre con serpente, s.d
Autoritratto con mosca, 1960




