Il concetto di dipendenza
Il termine dipendenza ha origini latine e vuol dire “essere schiavi” di qualcosa o qualcuno. Nel caso della dipendenza affettiva, si è schiavi della persona amata che diventa un oggetto d’amore insostituibile. Sarà capitato alla maggior parte delle persone di ascoltare delle frasi come le seguenti:” non riesco a fare a meno di lui o di lei”, “è come se fosse una droga”, “senza questa persona la mia vita non ha senso”. Tutte queste frasi sottolineano quanto una persona possa ritenerne un’altra indispensabile ed insostituibile, in questi casi spesso è presente una dipendenza affettiva. Tuttavia, rispetto ad altre forme di dipendenza è più difficile da riconoscere perché l’amore è socialmente accettato, l’uso di sostanze no. L’amore, se è maturo, non è dipendenza ma è libertà, altrimenti è dipendenza affettiva. La dipendenza affettiva ha molte cose in comune con la dipendenza da sostanze, infatti attiva gli stessi circuiti neurologici (Earp et al., 2017).
L’amore rende ciechi, anche questa frase è molto usata ed ha dei corrispettivi neurobiologici. La maggior parte delle persone innamorate, almeno nelle fasi iniziali, non vede i difetti della persona amata, però il rapporto evolve e porta ad apprezzare la persona con i suoi difetti. Biologicamente, l’uomo è predisposto ad innamorarsi e a creare rapporti stabili e duraturi. Il problema sorge quando si sviluppa una sorta di ossessione per la persona amata. Le persone potrebbero essere spinte ad assumere comportamenti inappropriati: giochi di potere, comportamenti ossessivi, paura di essere traditi e azioni di iper-controllo (Earp et al.,2017). Proprio questi comportamenti, insieme ai correlati neurobiologici, accomunano la dipendenza affettiva alla dipendenza da sostanze. L’euforia è presente nella dipendenza da sostanza ma anche in amore, soprattutto nelle fasi iniziali. Gli innamorati percepiscono la realtà come migliore di quanto non sia; infatti il solo pensiero della persona amata rende tutto più bello.
Amore maturo e dipendenza: le principali differenze
L’amore maturo è fondamentale e arricchisce la nostra vita. Condividere la nostra quotidianità con qualcun altro, la creazione di un “progetto” comune e la sua realizzazione, la condivisione di dolori e responsabilità rende tutto più semplice rispetto al farlo da soli. Inoltre, sul piano biologico, siamo “progettati” per creare relazioni stabili proprio per un fine evoluzionistico. L’uomo ha il compito di far progredire la specie umana per evitare l’estinzione. L’innamoramento consente di rivolgere tutte le attenzioni ad un partner prescelto e l’attaccamento è importante per creare un legame stabile con la persona prescelta e crescere insieme i propri figli. Non sempre si riesce a creare un rapporto maturo e potrebbe innescarsi una dipendenza affettiva (Feldman, 2017).
L’amore romantico attiva delle aree cerebrali simili all’amore materno, come le aree del sistema di ricompensa nel cervello, dove si trovano molti recettori dell’ossitocina e della vasopressina. Inoltre, nell’amore sia materno che romantico sono disattivate le regioni deputate al giudizio sociale e alle emozioni negative. Questo evidenzia un tipo di amore incondizionato che la madre può provare per il figlio e che i partner potrebbero avere tra di loro (Ulmer-Yaniv et al., 2016). Questi correlati neurobiologici contribuiscono a spiegare il legame indissolubile che si può creare nel caso di una dipendenza affettiva. I dipendenti giustificano quasi sempre i loro partner e questo anche per i correlati neurobiologici. Le persone che non sono affette da dipendenza vedono con facilità i comportamenti disfunzionali ma questo perché non hanno dipendenza e vedono la situazione con il giusto distacco, senza il coinvolgimento affettivo. Le dipendenze sono delle necessità impellenti, ingestibili e condizionanti.
Qualche considerazione
La dipendenza affettiva correla inoltre con lo sviluppo del disturbo post-traumatico da stress. Durante la visione di immagini collegate al trauma, le persone con disturbo post-traumatico da stress e dipendenza affettiva mostrano un’iperattività di alcune aree cerebrali e più i sintomi che le persone vivono sono gravi, maggiore sarà l’attivazione cerebrale e l’iperconnettività (Neumeister et al., 2017). I conflitti di coppia sono fonte di stress ed agiscono alterando l’asse ipotalamo-ipofisi-surrenne. Obiettivamente, gli studi che vengono realizzati sui dipendenti affettivi raramente sono puri, cioè spesso le persone con dipendenza affettiva presentano delle comorbilità. È frequente che le persone abbiano un disturbo post-traumatico da stress e/o la dipendenza di sostanze. La mancanza di questi dati potrebbe essere spiegata dal fatto che la dipendenza affettiva non viene subito vista come tale, soprattutto dalle persone che la vivono. Pertanto chiedono aiuto quando la dipendenza si è già cronicizzata e quindi è in comorbilità con altri disturbi.
Le cose si complicano notevolmente in presenza di figli. Esiste una corrispondenza biunivoca tra l’ambiente e la persona, cioè la persona influenza l’ambiente e viceversa. L’ambiente riesce a modificare anche la genetica, parliamo di epigenetica. I bambini, i ragazzi che vivono in queste famiglie sono influenzati dai comportamenti che sono adottati dai loro genitori. In questi contesti, la violenza viene normalizzata ed i figli la sperimentano, in modo più o meno diretto. Infatti, possono essere coinvolti direttamente quando la violenza è indirizzata a loro, oppure possono subirla indirettamente assistendo alle continue liti tra i genitori. In ogni caso, assistere o subire violenza rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo futuro, ovviamente si deve tenere conto anche dei fattori protettivi. È auspicabile un intervento tempestivo su tutto il sistema, ma nel caso in cui chi esercita violenza non voglia cominciare una psicoterapia, si agisce sul dipendente e sui figli.
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Riferimenti bibliografici
Earp, B.D., Wudarczyk, O.A., Foddy, B. & Savulescu, J. (2017). Addicted to love: What is love addiction and when should it be treated?. Philosophy, Psychiatry, & Psychology, 24 (1): 77-92.
Feldman, R. (2017). The neurobiology of human attachments. Trends in cognitive sciences, 21 (2): 80-89.
Neumeister, P., Feldker, K., Heitmann, C.Y., Helmich, R., Gathmann, B., Becker, M.P.I. et al. (2017). Interpersonal violence in post-traumatic women: brain networks triggered by trauma-related pictures. Social cognitive and affective neuroscience, 12 (4):555-68.
Ulmer-Yaniv, A., Avitsur, R., Kanat-Maymon, Y., Schneiderman, I., zagoory-Sharon, O. & Feldman, R. (2017). Affiliation, reward, and immune biomarkers coalesce to support social synchrony during periods of bond formation in humans. Brain, behavior, and immunity, 56: 130-9.




