Un corso online contro l’ansia da Covid-19
Laurie Santos è una psicologa di Yale e, come leggiamo sul Fattoquotidiano.it, con il dilagarsi del contagio del coronavirus il suo corso online, gratuito, sulla gestione dell’ansia si è visto triplicare gli iscritti, fino a raggiungere i trentacinque milioni di visualizzazioni. Secondo la Santos, ha un profondo significato parlare di felicità non pregiudicando il fatto di ignorare quanto sta accadendo nel mondo a causa della pandemia. Il lutto va elaborato e la tristezza che ne consegue affrontata, ma bisogna farlo in modo che l’infelicità non prenda il sopravvento e, se nel caso il Covid-19 dovesse contagiarci, non troverà le difese immunitarie già stremate da settimane di ansia. Da due anni, la dottoressa, tiene il corso più famoso dell’ateneo di Yale: “The science of well-being”. Il programma nasce per dare una risposta all’aumento esponenziale, tra le matricole statunitensi, del consumo di psicofarmaci, sempre più soggette a crisi di panico.
Per la Santos la felicità non è statica, non è concessa in precise quantità assegnate alla nascita. La felicità, è una condizione che, per essere raggiunta, deve vivere quotidianamente tramite un allenamento; essa dipende da come si affrontano le situazioni, non devono essere le circostanze in sé a decidere sempre lo stato emotivo. Dalle lezioni in aula, visto il notevole successo, il passo ai corsi online è stato breve: videolezioni con sottotitoli in cinque lingue, oltre a una serie di esercizi per testare nella realtà ciò che si è appreso. Un corso alla portata di tutti che ha raggiunto quasi due milioni di iscritti, dopo l’arrivo del Coronavirus. Il primo consiglio della professoressa è quello di saper riconoscere le emozioni provate e dare loro un valore. Fingere che tutto stia andando tutto bene non è produttivo, c’è un’emergenza sanitaria mondiale in corso. Se si prova paura o se non si lavora, non bisogna commettere l’errore di farsene una colpa.
Stress nelle relazioni
In quarantena è normale che sorgano delle tensioni nei rapporti interpersonali, quindi capire che anche il proprio partner sta subendo lo stesso tipo di pressione deve contribuire a far usare la gentilezza appena se ne presenta l’occasione. Per evitare il panico si deve prendere la distanza dal problema che assilla, magari pensando a se stessi in terza persona, come se si dovesse visualizzare la questione come riguardante un amico o un familiare. Anche pensare al futuro, a quello che sarà tra qualche anno, aiuta. Il cambio di prospettiva fa diminuire l’ansia. Limitare la solitudine, soprattutto grazie alle nuove tecnologie, è un altro fattore rilevante. Non sottovalutare l’importanza dei rituali privati, come scrivere o ascoltare una canzone, nel caso si sia perso qualcuno in questa tragedia e non si abbia avuto la possibilità di dargli l’ultimo saluto e lo si voglia ricordare metabolizzando il dolore.
L’ansia, come possiamo leggere su un articolo Gioia Picchianti per Psicotypo, è uno stato di agitazione e di forte apprensione, secondo la definizione della Treccani, conseguente a incertezza, apprensione, timore in attesa di qualcosa. Uno stato che non riguarda più solo gli adulti ma che si affaccia a tutte le età. Nella psicoanalisi si parla di una reazione di allarme di fronte a un pericolo esterno, quindi oggettivo, o interno, quindi con origini pulsionali. Ovviamente per definirla patologica ci sono tutta una serie di criteri che il DSM-5 diagnostica come ansia e preoccupazioni eccessive, le quali si manifestano per la maggior parte dei giorni in un arco temporale di almeno sei mesi. Inoltre, nel soggetto, c’è difficoltà nel controllo della preoccupazione, ci sono sintomi di irrequietezza, facilità nell’affaticarsi, frequenti stati di tensione. Tutta una serie di elementi che compromettono fortemente il funzionamento nell’ambito sociale.
Dimenticarsi di se stessi
Il Coronavirus ha evidenziato ancor di più le debolezze delle relazioni sociali e il modo di rapportarsi con il mondo che contraddistinguono questa epoca. La paura di dovere affrontare qualcosa che non è visibile, e immediatamente concreta ai propri occhi, getta in uno stato permanente dentro le personali difficoltà e disagi. L’isolamento in casa rischia di essere una bomba ad orologeria e ha condotto a fare i conti con la propria solitudine, che si è palesata in tutta la sua reale entità, una volta precluse le relazioni sociali di facciata come, ad esempio, quelle lavorative. E allora basta che una psicologa ci dica come allenare la felicità che il suo corso diventa virale. Ogni anno che passa stiamo disimparando qualcosa su noi stessi e sul come rapportarci con il mondo. Una società che ci riempie di nozioni per renderci efficienti in ogni ambito della vita, sia nella sfera pubblica che in quella privata, ma avendo completamente annullato la possibilità di una personale visione e la possibilità di sbagliare.
Siamo come un programma per PC, necessitiamo di continui aggiornamenti per stare al passo con i tempi, serve aiuto anche per capire come raggiungere un po’ di felicita e non lasciarsi dominare dall’ansia. L’esperienza di vita sembra perdere di valore, manca il passaggio attraverso il racconto dei più anziani, la generazione che ha subito il maggior numero di vittime a causa del Covid-19, perché oggi si hanno a disposizione tutte le informazioni in rete. Vivere secondo precisi schemi, ai quali adeguarsi passivamente, ha degli effetti collaterali che non si possono più ignorare o relegarli nel campo del disagio psichico da curare. Questa pandemia ci ha anche detto che dobbiamo rallentare, ritornare a dare valore ai rapporti non solo in modo utilitaristico è un passo fondamentale per capire da dove proviene la felicità, che non esiste senza l’altro e che non ci pone sempre al centro del mondo ma, anzi, molto spesso giunge perché siamo stati capaci di dimenticare noi stessi, per un attimo, e abbiamo condiviso.




