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Terra desolata

Le fantasie del mondo moderno sono l’ideogramma di una disperata ricerca di pace spirituale. Il tema della passione e della resurrezione non si affievolisce, acquista oggi una tensione nuova e una nuova intensità. Il tempo è sentito come uno stato illusorio, un unico momento fatto di passato e futuro insieme, il presente è caratterizzato da frammenti di memoria e desideri. Passato e presente si fondono in immagini chiare e precise offrendo uno spettacolo di civiltà in decadenza. Il passato è diventato mito ed è ciò che rende conscio l’individuo della sua posizione di contemporaneità. L’uomo narra se stesso, i suoi sogni, le sue fantasie, e nella staticità del momento è sempre più presente un self che contempla le sue rovine. La sovrapposizione di tempi diversi, nella sua drammaticità, conduce alla visione di un mondo assolutamente arido. Il mese di aprile, da sempre associato alla rinascita della terra e quindi dell’amore si mostra ora crudele, mescola memorie e desideri: La primavera non lenisce le ferite ma le rende più nitide, più acute, spazza via le illusioni e produce solo momentanee fioriture di vita intuitiva in una terra che sembra non possedere più qualità nutritive.

Poi la percezione di trovarsi di fronte all’evento imponderabile, il non saperne cogliere l’essenza, la prossimità del limite che ci allontana dalla vita e ci avvicina alla morte. La dicotomia aridità e fecondità presente come in un incubo, in un’allucinazione, come se vedessimo tutto in un flash la cui visione può avere l’incongruenza di un sogno. Non si è né giovani né vecchi ma è come se dormissimo nella “controra” in una stagione di siccità in attesa del “tuono” rigeneratore. Intanto rimane il senso di aridità di una vita priva di significato. Arriverà il canto del gallo ad annunciare lo squarcio del cielo, il guizzo di un lampo e la prima umida raffica che porterà pioggia. La pioggia, fonte di vita, fecondatrice, rigeneratrice, portatrice di nuovi colori, di nuovi profumi. I timori diventeranno idee, le grida sorrisi, la paura si scioglierà in lacrime di speranza. Ogni sua goccia sarà un’anima che si fonderà con l’elemento terra a risvegliare una coscienza collettiva. La Pasqua non è lontana e forse è solo un’espressione di una patetica e assurda illusione.

 

Il deserto luogo di solitudine

Il deserto per ognuno di noi simboleggia il senso di solitudine e la mancanza di prospettiva, il bisogno di colmare il vuoto. Quanti deserti ci circondano! Quanti anziani e poveri vivono nel silenzio del loro deserto, senza fare rumore e in silenzio chiedono aiuto. E per ognuno il vuoto che preme sul petto, i sogni sognati, i giorni tutti uguali, la mancanza di ieri, l’incertezza di domani, le lacrime che cadono dagli occhi in attesa che si apra la strada che dalla morte ci porti alla vita. È una condizione dolorosa! “Solitudine della terra è il deserto. E sterile come lui è la solitudine dell’uomo. Le medesime ore, notti e giorni avvolgono tutta la terra con il loro manto ma nel deserto non lasciano nulla. La solitudine non riceve semi”, Pablo Neruda – Ode alla solitudine. Di certo è difficile accantonare le emozioni. Per ora non ci è dato di risorgere, le città rimangono sepolte, possiamo lanciare il nostro grido nel silenzio assordante di un vuoto desolante. E lo spirito rimane soffocato. L’attraversamento del deserto è per tutti noi la prova iniziatica dolorosa ma necessaria, è il solo preludio di un cambiamento.

 

Vite parallele

Ognuno dispone di due vite che non si avvicendano ma scorrono parallele. Non una vita dietro l’altra, in sequenza, ma con l’altra, coesistenti. Non due linee rette ma curve, sinuose, disegnano a volte arabeschi, giri di boa, punti di arresto e di svolta. Si intrecciano. Una è la vita pratica, l’altra e la vita interiore. La dicotomia cartesiana tra soma e psiche, tra dolore “somatico” e dolore “psicogeno” produce nella persona una frattura tale da dar luogo ad una regressione del funzionamento psichico, alla disarticolazione delle attività di base della coscienza quali l’esperienza sensopercettiva ed affettiva. Ne consegue inizialmente la sofferenza psichica e nulla diventa degno di attenzione e interesse e la persona abbandona la vita da sano. Sofferenza psichica è vivere senza poter stabilire un legame, una trama, in un reticolo di nessi. Esiste una profonda connessione tra l’isolamento e la depressione. L’isolamento subìto, piomba addosso come una maledizione e può essere la radice di numerose patologie psichiche e sociali. Può privare l’essere umano dell’amore per la vita, bloccando ogni apertura al mondo esterno.

Le persone sole possono nel tempo disabituarsi alle interazioni sociali e percepirle come ansiogene. Questo innesca un meccanismo di rigetto e di ulteriore ritiro. L’ipermalinconia che ne deriva può generare disperazione e cancellare qualsiasi speranza. È la reazione della psiche ad un trauma legato ad un evento al quale la persona non è in grado di opporre resistenza. Non abbiamo nessun farmaco contro quel male, il dolore dell’anima impalpabile, invisibile, che corrode quella parte di noi che viene chiamata anima, e che appunto anima ed alimenta ogni nostra cellula, la guardi negli occhi e vedi che stai cercando qualcosa. Che hai perso qualcosa e non sai più dove cercarla. Da questa esperienza bisogna imparare e pensare al dopo, quando tutto sarà finito. Una buona terapia contro gli effetti depressivi della solitudine si focalizza sulla modificazione di questi pensieri negativi e sulla ricostruzione di un’attitudine di fiducia verso se stessi e verso gli altri. Passaggio necessario per la ricostruzione di significativi legami affettivi. La Psicologia, con dei servizi strutturati e operativi, è in grado di fornire un’etica e una competenza che permettono di sostenere in modo efficace la sofferenza psicologica.

 

Scritto da Giovanni Schiattarella, Dr. In Scienze e Tecniche Psicologiche per l’Analisi dei Processi Psichici nello Sviluppo e nella Salute

 

Riferimenti bibliografici

Tarantelli C.B., La Vita entro la Morte. Verso una metapsicologia del trauma psichico catastrofico in International Journal of Psychoanalysis, vol.84, pt. 4 August 2003