Mercoledì 6 Novembre Psicotypo – Associazione per l’Aggiornamento e l’Informazione in Psicologia ha partecipato allo spettacolo teatrale Orson Welles’ Roast presso il teatro Ambra Jovinelli di Roma. Un monologo della durata di un’ora, dove un bravissimo Giuseppe Battiston interpreta il famoso cineasta statunitense.
Questo è ciò che ne pensiamo…
Un arrosto che è un vero spettacolo!
Il titolo del testo teatrale, che letteralmente può essere tradotto in “L’arrosto di Orson Welles”, è un monologo che prende spunto da diverse interviste rilasciate nella sua carriera da Orson Welles; un racconto, all’interno di un atto unico, costruito grazie ad aneddoti personali e professionali attraverso considerazioni sul cibo e sulla carriera teatrale, o su quella di speaker radiofonico del programma “La guerra dei mondi”… con cui scatenò vere e proprie scene di panico negli Stati Uniti facendo credere agli ascoltatori di essere sotto attacco dei marziani.
L’attore entra in scena in un semplice accappatoio bianco, fumando per quasi tutta la durata dello spettacolo un sigaro cubano. Una nuvola di fumo lo avvolge e una bottiglia di alcool lo accompagna nelle pause del suo discorso. Si rivolge a un pubblico dei nostri giorni parlando un italiano dal forte accento americano. Un monologo tagliente, immerso in un’ambientazione essenziale che ricorda uno spazio misto tra set cinematografico e palco teatrale, le due grandi passioni del protagonista, con alcune battute atte a dissacrare il perbenismo e la dittatura di nuove “ideologie”; come, ad esempio, quando descrive in modo irriverente un banchetto a base di piccolissimi, e tenerissimi, maialini in compagnia di un suo caro amico, famoso torero, ospite nella sua tenuta in Spagna. Uno spettacolo che tira fuori la grande bravura di un attore italiano che va oltre i cliché di quello impegnato o quello più nazional popolare, e si pone nel mezzo, in un equilibrio che lo rende gustoso per tutti i palati.
Battiston è molto bravo a immedesimarsi in un personaggio così eclettico, credibilissimo nella parte grazie anche a una certa somiglianza fisica, ci presenta un Welles cinico, un talento maledetto, diretto e a tratti cattivo che non sempre è stato in grado di separare la vita pubblica da quella privata. È, quindi, un’interpretazione a tutto tondo di un personaggio complicato che è in grado di essere ironico, duro, geniale e cialtrone… anche nelle sue debolezze. Movimenti lenti per la struttura ingombrante, silenzi e argute frecciatine che hanno aderito allo scopo: far emergere questo grande personaggio attraverso tutto il suo geniale eccesso.
Scritto da Elena Cabras & Davide Testa




