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La clitoride come chiave per il piacere

Per certe donne l’assenza dell’orgasmo durante la sessualità non è motivo di inadeguatezza o di carenza, in quanto hanno trovato modalità compensatorie con altri aspetti dell’attività sessuale, ugualmente intriganti ed eccitanti, senza dover sentire il mancato orgasmo come motivo di frustrazione. Per altre donne invece l’anorgasmia può diventare la causa di stati depressivi e vissuti di inadeguatezza, diventando un limite alla propria capacità erotica. Un tempo l’anorgasmia veniva chiamata frigidità, un termine dalla prognosi infausta, carico di aggressività e disprezzo che per anni ha condizionato e condannato la vita sessuale delle donne e del loro rispetto all’interno della relazione di coppia. La stimolazione della clitoride svolge un ruolo fondamentale nella sessualità femminile, tanto che, la maggior parte delle donne riferisce che solo il coito penetrativo non sia sufficiente per raggiungere l’orgasmo.

Secondo il DSM-5, l‘anorgasmia, chiamata anche disturbo dell’orgasmo femminile, si caratterizza per identificarsi come il persistentemente ritardato o totale assenza di orgasmo, pur in presenza di un’adeguata fase di eccitazione e in un contesto erotico giudicato adeguato all’obbiettivo, causando distress alla donna. Il disturbo dell’orgasmo è molto più frequente di quanto si possa pensare, con un’alta percentuale tra donne all’inizio della loro vita sessuale, ma anche in donne sessualmente attive, che riferiscono di avere problemi nel provare un orgasmo. Il 10% delle donne dichiara di non averlo mai provato, mentre il 50% riferisce di provarlo durante la masturbazione ma non durante il rapporto coitale. Si differenzia una anorgasmia primaria, quando la risposta orgasmica non si è mai presentata alla donna, nemmeno attraverso l’autoerotismo, da una anorgasmia secondaria quando è stata persa la capacità di provare un orgasmo. Inoltre si distingue una anorgasmia relativa da una orgasmia assoluta nel caso in cui sia limitata ad una situazione o solo con certi tipi di partner, o quando non dipendente dal partner.

 

Quali possono essere le cause dell’anorgasmia?

Tra le multifattorialità delle cause che possono impedire di raggiungere l’orgasmo, possiamo trovare:

  • fattori biologici: il funzionamento tiroideo, le malattie dismetaboliche come il diabete mellito, le patologie vascolari, e le patologie neurologiche come la sclerosi multipla o i traumi midollari, la carenza di ormoni sessuali, come androgeni ed estrogeni, i danni al pavimento pelvico;
  • fattori intrapsichici: le sindromi depressive e l’ansia, le inibizioni educative, una scarsa conoscenza del proprio corpo come fonte di piacere, e una carente intimità emotiva con se stesse;
  • fattori relazionali: incapacità di sentirsi sicuri nel rapporto col partner, la poca dimestichezza sessuale del partner, l’assenza dei preliminari e della masturbazione, prima del coito

 

L’orgasmo nel rapporto di coppia

A differenza della fisiologia sessuale maschile, in cui all’eiaculazione corrisponde l’orgasmo, nella fisiologia femminile la risposta orgasmica può anche non presentarsi durante il coito, ma risultare comunque un sessualità appagante. L’orgasmo femminile presenta infatti caratteristiche molto diverse da donna a donna, può modificarsi e può mutare in base alle condizioni ormonali, o del vissuto personale in cui la donna si trova in quel momento, ma anche esserne condizionata da aspetti culturali, educativi e religiosi. Può succedere quindi che il partner trasmetta alla compagna la sua necessità di riconoscere in lei un godimento chiaro, e che questo diventi poi causa di aspettative e di ansia da prestazione, per entrambi, instaurando una sorta di circolarità di aspettative.

Da un punto di vista relazionale infatti, l’orgasmo rappresenta per la coppia un indice di benessere nel rapporto, e una rassicurazione per il partner come conferma della propria seduttività, offrendo al maschio uno specchio in cui riflettere un’identità positiva e completa di sè, che non sia necessariamente vincolata alla maternità. Specificità dell’essere umano è infatti il poter separare un sesso finalizzato alla riproduzione, da un sesso per il piacere, quindi erotico.

 

Cosa succede nel cervello della donna durante l’orgasmo?

Durante l’orgasmo vengono rilasciati importanti ormoni:

  • L’ossitocina, riconosciuta come l’ormone dell’amore, è un ormone che è attaccato alla vita per la sua funzione di saper leggere le emozioni e il pensiero nell’altro, favorendone così l’attaccamento. E’ lo stesso peptide che si attiva nelle contrazioni del parto, nella montata lattea, regola i circuiti per il riconoscimento sociale e la paura, assolve alla funzione di indurre la fedeltà al partner ed a stabilizzare il legame di coppia
  • La dopamina è l’ormone decisionista, che dona alla donna quella capacità di autodeterminarsi e di darsi piacere, permettendosi la voglia di avere una sessualità soddisfacente, determinando un’irresistibile compulsività all’orgasmo. La dopamina infatti rafforza il senso di libertà, una donna sessualmente appagata è anche una donna più assertiva, più decisa
  • Le endorfine sono oppioidi endogeni, e il loro effetto è di donare una sensazione di profondo benessere e di estasy subito dopo l’orgasmo

 

A cosa serve quindi l’orgasmo?

Autostima, senso di libertà e costruzione di un legame di attaccamento al partner sono il risultato di una sessualità gratificata dall’orgasmo. Nello studio dell’evoluzione della sessualità umana, la domanda di certo più controversa è se l’orgasmo femminile sia o meno una forma di adattamento. Le ricerche ci danno due spiegazioni possibili: la prima ipotesi sostiene che l’orgasmo femminile si sia evoluto con lo scopo di incoraggiare le femmine alla sessualità, costruire un legame con un partner riproduttivo, segnalarne il godimento e aiutare la fecondazione; la seconda ipotesi sostiene che l’orgasmo femminile non avrebbe nessuna funzione evolutiva, ma che esiste in quanto le donne condividono con gli uomini una parte dell’ontogenesi , in cui l’orgasmo è un adattamento. Sebbene siano necessarie altre ricerche prima di poter trarre conclusioni definitive, l’ipotesi della scelta del partner sembra essere quella più accreditata e che quindi l’orgasmo femminile si sia evoluto per aumentare la probabilità di fecondazione da parte del maschio i cui geni migliorerebbero l’idoneità della prole.

 

La clitoride è solo deputata al piacere?

Da una recente pubblicazione apparsa su Clinical Anatomy, Roy J. Levin evidenzia che la clitoride avrebbe due funzioni, di pari importanza, una funzione procreativa, quindi riproduttiva, sia ricreativa quindi finalizzata al piacere. Le ricerche ci dicono infatti che la clitoridectomia, ovvero la rimozione chirurgica della clitoride, totale o parziale, crea non solo una disabilità sessuale ma anche una disabilità riproduttiva. È interessante notare, inoltre, che anatomicamente la clitoride aumenta il suo volume corporeo durante la fase periovulatoria del ciclo mestruale rimanendo tale fino al ventesimo giorno (di un ciclo di 27 giorni).

L’organo diventa quindi significativamente più grande nel periodo periovulatorio, in cui è più probabile il concepimento, una caratteristica commisurata alla sua funzione riproduttiva. Il compito riproduttivo della clitoride quindi, è quello di attivare il cervello per favorirne i cambiamenti necessari nel tratto genitale femminile per garantire, attraverso il piacere, che l’eiaculazione del seme si verifichi nella vagina attraverso il coito, creando le migliori condizioni possibili per raggiungere il successo riproduttivo e quindi mantenere l’idoneità riproduttiva. In termini impiegati dagli evoluzionisti, questa funzione riproduttiva della clitoride è la sua funzione “prossima” per quanto riguarda la facilitazione del successo riproduttivo “finale” negli anni fertili della femmina.

 

Quale terapia per l’anorgasmia?

Un primo intervento di counselling sessuologico, di tipo informativo e conoscitivo, può spesso risolvere molte situazioni di anorgasmia primaria, attraverso l’esperienza tattile del proprio corpo, per la costruzione di una mappatura delle proprie zone erogene. In ogni caso, la terapia sessuale permette di identificare le aree di miglioramento sia su un piano intrapsichico che relazionale, integrandosi alla terapia mansionale, che permetterà di riconoscere i meccanismi inibitori per poi decondizionarli. Con la psicoterapia strategica, è inoltre possibile, attraverso specifiche tecniche di immaginazione, lavorare sul vissuto fantastico, indirizzando la paziente verso una migliore capacità di lasciarsi andare alle fantasie erotiche, necessarie in prossimità dell’orgasmo.

Sebbene possano essere presenti disturbi organici nella donna anorgasmica, i fattori prosociali, emozionali e relazionali restano quelli più frequenti nel determinare l’insorgenza e il mantenimento di un disturbo sessuale. Quindi l’obbiettivo della terapia non sarà la sola risoluzione del sintomo, ma consentire alla donna una nuova conoscenza emozionale di se attraverso la riappropriazione di una nuova percezione del proprio corpo per una più gratificante modalità esistenziale.

 

Riferimenti bibliografici

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